QT8: tra passato e futuro

QT8. Foto di Michele Taurozzi

Il quartiere QT8 viene immaginato dall’architetto Piero Bottoni all’indomani della Seconda guerra mondiale e rispecchia i principi di un nuovo modo di abitare: una piccola città ideale immersa nel verde. Negli ultimi anni il quartiere ha cominciato a spopolarsi, ma un vincolo lo preserva da stravolgimenti.

di Matilde Quarti – foto di Michele Turazzi

Tra aprile e maggio a QT8 nevica: rispetto al resto della città, Milano Ovest è ancora territorio incontrastato dei pioppi. Ma se tra l’uscita della metropolitana e l’ingresso del Monte Stella i pollini vorticano intorno alle automobili, appena ci si inoltra nel quartiere il clima cambia: non più una bufera invernale, ma una calda e ombrosa primavera, in cui l’aria è occupata solo dal cinguettio degli uccelli e da un eco del traffico lontano. I colori sono due: il verde del fogliame e dei giardini e il marrone, in tutte le sue gradazioni, da quello scuro, quasi nero, dei tronchi dei vecchi alberi, al mattone pallido delle facciate delle case. Quello che abbiamo davanti è un sogno borghese, che nasce oltre cinquant’anni fa, all’indomani della Liberazione, nell’ottica di dare prima di tutto una casa agli sfollati della guerra. A pensarlo è un architetto, Piero Bottoni, in occasione dell’Ottava Triennale del 1947 (ecco svelato il mistero di questo strano nome: Quartiere Triennale 8). I lavori cominciano nel 1946 e vanno avanti fino agli anni Cinquanta. I progetti, innovativi e scelti con un concorso nazionale mirano a una sola cosa: creare una soluzione abitativa in grado di innovare la spazialità urbana all’indomani della guerra. Basta guardare la cartina per accorgersi delle differenze tra QT8 e i quartieri della vecchia Milano. Il centro non è più costituito dalla piazza della Chiesa e dalla via dei negozi: è stato tutto sostituito da un sistema fluido di vie, viali, condomini (sono qui i primi prefabbricati di quattro piani d’Italia) e villette che dialogano tra loro senza un centro definito e la Chiesa, Santa Maria Nascente, dalla pianta circolare, non è che un elemento di questo dialogo. Il verde è ovunque, nei giardini condominiali e in quelli tra le case: sembra strano, oggi, camminare tra giardinetti pubblici non più grandi di qualche metro, ciascuno provvisto della sua brava panchina, o tra i sentieri pedonali che collegano tra loro vie spesso cieche. Non tutto il verde è curato, le erbacce si fanno strada tra le fessure dell’asfalto, e in giro si incontrano poche persone, “sciuri” gaddiani e qualche adolescente. Non a caso, nel 2015 QT8 è stata censita come area soggetta a dismissione e anche la quasi totale assenza di negozi e punti di aggregazione sicuramente non aiuta il quartiere a mantenersi vivo. A inizio 2019 sono state avviate le procedute di vincolo, in modo che future migliorie non diventino una scusa per stravolgere il quartiere: QT8 è nato nella peculiare prospettiva di guardare al futuro e contemporaneamente al passato, il Monte Stella, che copre un quarto della zona sorge, infatti, sulle macerie dei bombardamenti della guerra.

 

Intervista pubblicata su Club Milano 50 maggio – giugno 2019. Clicca qui per scaricare il magazine.

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