Un ballerino pop

Roberto Bolle

L’étoile che tutto il mondo ci invidia ha appena terminato la sua esperienza televisiva su Rai 1, in cui è stato protagonista e autore, per tornare da imperatore all’ombra della Madonnina e accendere la danza con OnDance. Dopo il successo dello scorso anno, la grande festa torna a travolgere le strade di Milano (dal 26 maggio al 2 giugno) e ha raddoppiato con la tappa di Napoli, che ha letteralmente “aperto le danze” il 18 e 19 maggio. Ormai lo abbiamo capito tutti: Roberto Bolle non è grande solo per il suo livello tecnico, lo è per la sua passione.

di Nadia Afragola

Partiamo da quel tango ballato lo scorso anno in piena notte, nell’Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele II, insieme alla prima ballerina della Scala, Nicoletta Manni…
Ricordo l’entusiasmo della gente. Ho visto l’energia della danza espandersi intorno: è stata quella sensazione che mi ha convinto a mettermi in gioco un’altra volta. In tv ho proposto una danza reinventata per lo schermo e parlo non solo di quella classica. Lo stesso faremo in tanti spazi della città. Sono piemontese, ma amo Milano, mi ha adottato da quando a 11 anni sono entrato alla scuola di ballo della Scala: OnDance è la strada che ho scelto per restituire alla città quello che mi ha dato in questo tempo.
Non la sorprende (spaventa) aver raggiunto un simile consenso?
Mi sorprende vedere come quella che soltanto lo scorso anno appariva una sfida difficilissima si sia trasformata in qualcosa di consolidato. La sfida di quest’anno è portare un progetto così ambizioso a Napoli. Amo pensare a OnDance come a un’enorme onda di danza gioiosa che travolge le città e si insinua nel cuore delle persone.
Dopo Milano, Napoli. Come è arrivata questa scelta?
Era tanto tempo che non ballavo a Napoli: dal 2011. Parliamo di una città che mi ha sempre accolto con entusiasmo e affetto, mi piaceva l’idea di ritornarci con una grande festa e non solo con uno spettacolo. La stessa amministrazione della città è stata poi molto aperta e ha appoggiato completamente le nostre iniziative.
Riusciamo a dare speranze a qualche altra città italiana che sogna di ospitare una edizione di OnDance?
Non diamo speranze (sorride, NdR) assolutamente no. È molto difficile portare OnDance al di fuori di Milano. Dietro c’è un lavoro di almeno sei mesi e tutto per una settimana di eventi, sparsi per la città. Sono io, con poche altre persone, a organizzare tutto questo. A Napoli avevo delle buone connessioni perché ho lavorato tante volte lì e facciamo due giorni, certo sarebbe bello riuscire ad arrivare anche altrove… Torino? Lo so che mi accoglierebbero a braccia aperte: sono piemontese, figlio di quella terra.
Quest’anno in programma c’è una bella novità: accanto alla danza classica avremo tutti gli stili della street dance con i ragazzi di Red Bull.
È un ballo molto amato dai giovanissimi e i ragazzi di Red Bull faranno le competizioni e i “combattimenti” per eleggere il migliore proprio in apertura della settimana della danza. Sono felice di avere questo evento in calendario, è un richiamo straordinario per i giovani. Poi ci sono dei balli come il liscio, presente quest’anno per la prima volta nel Piazzale Donne Partigiane che chiaramente è per un pubblico adulto, come anche il tango. Qui invece parliamo ai giovanissimi.

Roberto Bolle

Roberto Bolle

Abbiamo speranze di vederla nelle vesti del B-Boy?
Non vi dirò dove, ma anche quest’anno farò delle incursioni. Confrontarsi con altri stili non è semplice ma è esaltante, ed è il motivo che mi spinge a provare ad arrivare laddove non pensavo neppure di avvicinarmi. Mi metto in gioco, con entusiasmo, semplice no? Esco dalla mia comfort zone per provare ad arrivare alla gente, perché capisco bene che la danza classica non è per tutti. Alla classica di solito ti avvicini da bambino, se hai delle doti precise, difficile che entri nella tua vita dopo. Voglio che la gente mi senta vicino e se per riuscirci devo preparare una coreografia di street dance ben venga.
In una recente intervista ha dichiarato che in Italia è difficile emergere. Prova a invertire la rotta?
Sì, provo a dare concretamente una mano. Ci sono tante iniziative per i giovani, penso anche al workshop di danza classica e contemporanea al Teatro degli Arcimboldi: non è solo una gioiosa condivisione, ma una vera e propria opportunità per 40 giovani talenti. Aurora Mostacci, una delle ragazze che presero parte al workshop dello scorso anno, è entrata a far parte della Compagnia del Washington Ballet. Quest’anno i giovani non solo avranno la possibilità di approfondire la loro preparazione, gratuitamente con i maestri di OnDance, ma per chi arriva da fuori Milano, grazie alla collaborazione con Ostello Bello, è prevista anche l’ospitalità in modo che il fattore economico non sia un limite per nessuno. Tutti loro si esibiranno poi con me durante lo show finale di piazza del Duomo del 2 giugno. Per chi vuole provare a emergere nel campo classico accademico la strada è questa: partecipare a workshop con sbocchi professionali e cimentarsi con borse di studio di livello.
Nello show del 2 giugno ci sono tante giovani promesse che, come ha dichiarato lei, “giocheranno con i grandi”. Come sono stati selezionati?
Ci hanno mandato foto e video e nei giorni scorsi hanno fatto una vera e propria audizione al Teatro degli Arcimboldi, con lezioni di classico e contemporaneo. Sono arrivati da tutta Italia e sono andato anche io alle selezioni. Come già detto, parteciperanno all’evento in Duomo e ballare su quella piazza, in quel contesto e con gli artisti che ci saranno, sarà per loro un’esperienza indimenticabile.
La luce che brilla negli occhi di quei ragazzi che effetto le ha fatto?
In loro si vede il sogno e la speranza, hanno il desiderio forte di realizzare qualcosa, di ballare, di vivere di questa passione e hanno gli occhi di chi si affaccia per la prima volta sul mondo. È bello poterli guardare, dicendogli che possiamo fare qualcosa per loro.
Che cosa vuol dire essere considerato l’étoile dei due mondi?
Vuol dire avere una conoscenza di quello che è la nostra realtà, ma anche essere di casa in America, l’altro mondo. Sono principal dancer dell’American Ballet di New York da ormai dieci anni è diventata la mia seconda casa e lì tornerò a giugno per lo spettacolo L’histoire de Manon.
Le manca solo una cosa… andare a ballare nello spazio.
Non ci ho mai pensato, ma può darsi che prima o poi mi vedrete ballare in assenza di gravità.
Parlando di eredi, chi saranno i suoi?
Ci sono tanti ragazzi, giovani, molto bravi. Alla Scala ci sono due primi ballerini eccezionali, Timofej Andrijashenko, di origine ucraina: in questi giorni si trova a Londra a ballare Romeo, per la prima volta nella sua carriera a Covent Garden e spesso è ospite nei miei gala e poi ancora Claudio Coviello. Sono due ballerini già di livello altissimo, ma ci vogliono tanti elementi per uscire dal mondo della danza classica e poi bisogna volerlo. Molti preferiscono rimanere lì a ballare e a interpretare ruoli che è già qualcosa di meraviglioso: non tutti devono fare altri percorsi. Io volevo fare qualcosa di più ed ero nelle condizioni di farlo. Si inserisce in questo discorso il mio desiderio di portare la danza a tutti.
Parliamo di una vera e propria missione allora…
Sì, è così!
Ha aperto il libro del ballerino siriano Ahmad Joudeh, con cui ha ballato anche in prima serata su Rai 1 nel suo spettacolo “Danza con me”. Il ballo è davvero più forte di tutto, anche della guerra?
Quella di Ahmad è una storia emblematica, di riscatto sociale, emotivo e personale arrivato grazie alla danza. È importante far passare ai giovani questo messaggio: rimanete attaccati alle vostre passioni, non lasciatele andare, cercate di coltivarle, sacrificatevi per loro e non cercate la strada più facile ma quella più vera, quella che volete diventi il percorso della vostra vita.
Se la città di Milano fosse un balletto quale sarebbe?
Milano la vedo come una città inclusiva e cosmopolita, aperta a tanti eventi e realtà. Abbastanza classica, ma con uno sguardo al futuro. Sarebbe un Lago dei cigni rivisitato in chiave contemporanea.
Dopo due edizioni del suo programma in prima serata sulla Rai e a pochi giorni dall’inizio della seconda edizione di OnDance possiamo fare un bilancio?
Assolutamente positivo. Siamo stati premiati negli ascolti e nei commenti di pubblico e critica. Un plauso generale è arrivato per la qualità di fondo sia della trasmissione sia di OnDance, c’è ricerca e quella cura del particolare che è un segno distintivo di ciò che ho sempre provato a portare in scena.
La ciliegina sulla torta sarebbe rappresentata dalle istituzioni che una volta tanto potrebbero e dovrebbero scendere in campo per rendere più semplice, attraverso le scuole, l’accesso al mondo della danza.
Sensibilizzare le istituzioni non è facile. Tutti dovrebbero fare un passo in più per andare nella stessa direzione, per far sì che la danza sia uno sbocco professionale, per rendere più facile costituire nuove compagnie o enti di balletto. Tutti dovrebbero capire che la danza, all’interno della scuola, dovrebbe far parte della formazione della persona e non solo dello sportivo.
Se potesse scegliere chi inviterebbe a ballare con lei?
Michelle Obama: ho una grande ammirazione nei suoi confronti e poi sa ballare. L’abbiamo vista più volte danzare insieme al marito. È una donna simbolo del nostro tempo.

Roberto Bolle

Roberto Bolle

Che cos’è la bellezza?
Un valore importante. La ritrovi in tante cose, io la vedo nella natura, la ritrovo nell’arte capace di darmi emozioni forti. Se parlo dell’essere umano credo il bello debba legarsi al buono, le due cose vanno di pari passo, non serve a nulla un bello fine a se stesso, occorre che accanto ci sia un valore etico morale tale da dare un senso profondo a tutto ciò che sta attorno.
Capitolo dieta. Le sono pesate negli anni le rinunce? Qual è il suo comfort food?
Il cibo che più di ogni altro mi rassicura è il cioccolato fondente. Negli anni ho cambiato il mio modo di mangiare, fatto non solo di rinunce, ma anche e soprattutto di scelte. Ho imparato a capire cosa non mi fa bene. Ascolto il mio corpo: tutto qua.
Perché piace così tanto?
Perché ho smesso di esibirmi solo nei grandi teatri, per assecondare quel desiderio che stava crescendo dentro di me da anni. Parlo della voglia di portare la danza a tutti, avvicinandola a più persone possibili. Ecco perché prendo e sfrutto nel migliore dei modi tutte le occasioni che mi si presentano. La qualità paga sempre e forse è per questo approccio che la gente mi percepisce come un ballerino pop!
Cosa la spinge ogni giorno ad alzarsi dal letto e a ballare ancora, a non fermarsi, ad alzare l’asticella?
La mia passione. Ogni giorno per me è un’occasione per confrontarmi con le mie difficoltà, che magari voi non vedete, ma ci sono. La danza è un’arte severa che ti pone davanti continuamente dei limiti. Ecco, voglio essere ogni giorno migliore del giorno prima.

 

Intervista pubblicata su Club Milano 50 maggio – giugno 2019. Clicca qui per scaricare il magazine.

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