Quando il verde si fa maestro

Filippo Pizzoni. Foto-di-Matteo-Carassale

Architetto, paesaggista, anche vicepresidente di Orticola di Lombardia, ora impegnato in un progetto per le celebrazioni leonardesche, ci ha parlato dell’importanza e della cura del verde in città che, tra l’altro, insegna a essere attenti alla vita.

di Marilena Roncarà – foto di Matteo Carassale

Architettura e paesaggio, come questo connubio può vivere insieme?
Da sempre la paesaggistica è una facoltà che ha a che fare con l’architettura, le prime scuole nascono più di cento anni fa in Inghilterra e negli Stati Uniti. Da noi è una disciplina più recente, ma è un dato di fatto che il paesaggio si progetta come qualsiasi altra cosa
Com’è lo stato di salute dell’Italia e di Milano rispetto ai giardini?
Negli ultimi dieci anni a Milano sono stati realizzati una quantità di parchi e giardini pubblici che non ha eguali in Italia e su questo fronte la città sta vivendo un momento luminoso che non rispecchia quello del resto Paese. Se invece parliamo del patrimonio già esistente, lo stato di salute diventa ovunque poco attento, ovvero quando i giardini ci sono, si dà per scontato che esistono e non si dà loro la giusta attenzione.
Possiamo dire che abbiamo un problema di manutenzione?
In generale siamo un Paese che non ha mai dato molta importanza alla manutenzione dei beni, anche dal punto di visto architettonico siamo piuttosto portati a trovare nella patina del tempo, anche quando ha fatto qualche danno, un po’ di romanticismo. Quello che purtroppo i nostri amministratori non capiscono è che non investire nella manutenzione non significa risparmiare soldi, ma spenderne il doppio domani. Per esempio in Italia non vengono venduti tutta una serie di strumenti da giardinaggio che si trovano con facilità in Paesi come Francia e Inghilterra e che consentono una cura e una gestione degli spazi verdi più precisa e dettagliata.
Come spiega il disastro degli alberi che ogni tanto cadono per il vento o il maltempo?
Spesso sono alberi sbagliati, piantati nel posto sbagliato e potati in modo sbagliato. La soluzione non è piantare meno alberi o piantarne di nuovi, la soluzione è capire che fare il giardiniere implica professionalità: è una tecnica e una disciplina che deve essere appresa. Bisogna pretendere che chi lavora sia preparato: si va a scuola, si impara e si fanno le cose ben fatte.

Filippo Pizzoni. Foto di Matteo-Carassale

Filippo Pizzoni

Tra i progetti che ha firmato c’è Orti fioriti di City Life…
Tutto nasce nel 2016 da una collaborazione tra City Life che aveva a disposizione terreni di oltre 3.000 metri quadrati e Orticola di Lombardia. L’idea è stata quella di costruire un orto tradizionale, anche facendo passare il concetto che richiede un lavoro costante e continuo, almeno da marzo a ottobre, un lavoro che può essere meccanizzato solo fino a un certo punto. L’orto è un continuo di semina, raccolta, piantagione pulizia, inaffiamenti, non è solo una bella fotografia. In più in origine non serviva esclusivamente per produrre ortaggi, ma conteneva anche fiori, aromatiche e piante destinate a produrre strumenti di uso casalingo, come semi per cardare la lana o erbe per intrecciare cestini. Da qui la scelta di alternare un filare di ortaggi a uno di altre piante, quindi melanzane e iris, dalie e pomodori e così avanti.
C’è qualche progetto a cui è particolarmente affezionato?
In questo momento per Orticola di Lombardia e in collaborazione con il Comune di Milano sto lavorando a un pergolato di gelsi al Castello Sforzesco che vuole riproporre dal vero il pergolato dipinto da Leonardo da Vinci nella Sala delle Assi. L’opera che recupera la tecnica antica delle pergole realizzate direttamente con gli alberi, sarà pronta a maggio per celebrare i 500 anni dalla morte di Leonardo.
Oltre all’attività progettuale è impegnato nella comunicazione della cultura del giardino.
Mi piace insegnare e poi mi sono reso conto che non possiamo lamentarci per la distanza che abbiamo da altre culture in termini di piante, natura e paesaggio se non formiamo e informiamo. La divulgazione è fondamentale.
Un consiglio per chi vuole cimentarsi con il verde.
La cosa importantissima è imparare a guardare, perché solo guardando si riesce a capire di che cosa il nostro spazio verde ha bisogno. Inoltre in questo modo emergono sia le domande sia le risposte. L’altra cosa è non avere fretta: i risultati arrivano coltivando e aspettando.
Cosa pensa della sua professione?
È un bellissimo lavoro che ti tiene in contatto con la natura e con il vivente e questo è sia rigenerante sia stimolante. Inoltre ti obbliga a essere presente, consapevole, attento alla vita e al rispetto dell’altro.

 

Intervista pubblicata su Club Milano 49 marzo – aprile 2019. Clicca qui per scaricare il magazine.

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