Il prototipo del genio

Leonardo-da-Vinci-Parade_IMG_5197∏Paolo-Soave---Museo-Nazionale-Scienza-Tecnologia

Che cos’è davvero il “genio”? E chi può essere definito tale? Un aiuto per risolvere il quesito arriva dalle celebrazioni che si terranno a Milano e in tutta Italia in occasione dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, un uomo che nel corso della storia ha avuto pochi pari.

di Marco Agustoni

Il 2 maggio del 1519 ad Amboise, nella Loira, si spegneva il Genio. Anche senza specificare il nome per tutto l’articolo, risulterebbe chiaro di chi si sta parlando. Questo perché Leonardo da Vinci incarna nell’immaginario comune il concetto stesso, per quanto sfuggente e ambiguo questo sia, di genio. Naturale, quindi, che per celebrare il cinquecentesimo anniversario della sua morte si sia sentito il bisogno di omaggiare l’uomo che con i suoi studi ha rivoluzionato ogni ambito dello scibile umano.

Milano è in prima linea nei festeggiamenti, dato che Leonardo vi abitò dal 1482 al 1500, lavorando alla corte di Ludovico il Moro e lasciando dietro di sé numerose opere di ingegno. In calendario per Milano e Leonardo 500 ci sono nove mesi di eventi che da maggio 2019 a gennaio 2020 avranno come epicentro il Castello Sforzesco, lo stesso luogo dove da Vinci si dimostrò anche un eccezionale coreografo mettendo in scena l’epico spettacolo per le nozze fra Gian Galeazzo Sforza e Isabella d’Aragona. Ma gli appuntamenti, in realtà, sono iniziati già da un po’. Il Castello, oltre a ospitare due mostre a tema, riapre per l’occasione la Sala delle Asse con il disegno noto come Monocromo. Palazzo Reale ha già inaugurato la prima di una serie di mostre dedicate all’estro vinciano. Il Museo della Scienza e della Tecnologia ha dato il via alla sua Leonardo Parade. E l’Ippodromo ha sparso in luoghi simbolo della città (e non solo) i tredici Cavalli di Leonardo reinterpretati da artisti contemporanei per il Leonardo Horse Project. Anche il resto d’Italia parteciperà alla ricorrenza, a cominciare da Firenze con una monografica a Palazzo Strozzi sul Verrocchio, maestro di Leonardo, e con l’esposizione Leonardo a Firenze a Palazzo Vecchio. Presente anche Roma con una mostra dedicata alle Scuderie del Quirinale e, ça va sans dire, Vinci, borgo natale del nostro eroe, che nel Museo Leonardiano propone Leonardo da Vinci. Le origini del Genio.

Les Demoiselles d'Avignon

Les Demoiselles d’Avignon

Genio: di nuovo ricorre questa parola. Che pare quasi impressa sui documenti anagrafici di Leonardo, tanto è utilizzata in suo riferimento. Ma cosa si intende davvero con questo termine? E, soprattutto, morto “l’originale” qualcun altro può ancora ambire a questo titolo? Quel che è certo, è che un genio è un personaggio in grado di andare oltre, di infrangere limiti che apparivano invalicabili o addirittura di pensare in anticipo a imprese, pur fallendole, incredibili per l’epoca, vedi i tentativi di Leonardo con il volo. Dante ha utilizzato il linguaggio e la scrittura come nessuno all’epoca pensava fosse possibile fare. Copernico ha ripensato il nostro posto nel cosmo. Mozart ha fuso i suoni degli strumenti in maniera inedita. Einstein ha spinto la fisica là dove nessun uomo era mai giunto prima. Picasso ha destrutturato e ristrutturato il modo di rappresentare la realtà. Ognuno di essi, con il proprio genio, ha rivoluzionato le nostre vite e il corso della storia. Ma non è solo la capacità di andare “al di là” che denota il genio. Ci dev’essere, di fondo, una componente di naturalezza. Insomma, genio “ci nasci”. Magari poi con l’impegno riesci a portare il tuo talento fino alle vette estreme, ma già di tuo sei una spanna sopra gli altri. Il genio senza farci troppo caso sforna un capolavoro, alla faccia di chi si sforza anni e anni per fare altrettanto. C’è più genio, per utilizzare una metafora un po’ blasfema, in un dribbling di un Maradona che la sera prima si era dato ai bagordi, che in una punizione millimetrica di un Cristiano Ronaldo che si nutre solo di pollo lesso ed è ossessionato dall’allenamento.

Albert Einstein, il prototipo del genio

Albert_Einstein

 

C’è un’altra considerazione da fare: genio è chi viene definito tale dagli altri. Chi si arroga da solo questo titolo viene deriso o compatito. Alla faccia dei tanti talenti rimasti nell’ombra, è necessario creare consenso sociale per ambire all’aura di genio. Forse per questo, in un’epoca tanto ossessionata dal successo economico, a ritrovarsi etichettati come tali sono soprattutto quei personaggi in grado non soltanto di creare qualcosa di unico, ma anche di farlo diventare la next big thing a cui nessun consumatore può rinunciare. Ed ecco che quando oggi diciamo “genio”, più che a Tim Berners-Lee, inventore del World Wide Web, il cui codice sorgente venne reso di pubblico dominio, pensiamo a Steve Jobs e a creazioni “blindatissime” e profittevoli come iPod, iPhone e iPad.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 50 maggio – giugno 2019. Clicca qui per scaricare il magazine.

Commenti

commenti

Be first to comment