Il festival in Villa

Terraforma non è solo il festival di musica elettronica sperimentale ecosostenibile più importante d’Italia, ma è soprattutto un’esperienza unica tra musica, arte e una cornice da restare a bocca aperta.

di Marilena Roncarà

Giunto alla sua sesta edizione Terraforma si prepara, da venerdì 5 a domenica 7 luglio, ad animare i giardini di Villa Arconati a Bollate. La location, che già di per sé è qualcosa di incredibile − una dimora agricola trasformata nel Seicento in villa delle delizie dagli Arconati e nota come la “piccola Versailles” per la sua bellezza − per tre giorni si inonda di vita, grazie ai tanti artisti del panorama musicale elettronico presenti e a un pubblico sempre più internazionale. «La nostra idea è realizzare concerti coniugando la musica con l’arte e con un certo tipo di paesaggio, in modo da creare esperienze uniche» ci racconta Ruggero Pietromarchi, fondatore nel 2012 di Threes la società che organizza il festival. «Terraforma resta il nostro sole e poi con Threes ci occupiamo di eventi site specific, di progetti di agenzia, oltre a fornire curatele e collaborazioni». Così la sostenibilità che, insieme alla musica, è l’altro grande tema di Terraforma, è anche il filo conduttore delle attività di Threes, qualificandosi come una vera e propria modalità di lavoro. Non a caso per il festival è stato ultimato il progetto del labirinto, realizzato piantando oltre 500 esemplari di carpino lungo i cinque cerchi concentrici disegnati nel giardino della Villa seguendo il modello originale del labirinto di Marco Dal Re (datato 1743). Mentre a gennaio di quest’anno sempre il festival è stato premiato per la sostenibilità da A Greener Festival, l’associazione inglese più attiva nella ricerca, nel monitoraggio e nell’aiuto all’implementazione di soluzioni green per eventi musicale.

«Questo riconoscimento – ci spiega Leone Manfredini, project manager di Terraforma – è un traguardo importante che ci spinge a fare ancora di più, lavorando oltre che sul versante di preservazione e valorizzazione del territorio, anche sull’impatto ambientale e qui l’obiettivo è riuscire a trasmettere al nostro pubblico anche una modalità di comportamento che magari possa essere poi applicata nella quotidianità». Passando al programma tra i nomi dei musicisti ospiti, una ventina circa quelli che si alterneranno sui vari palchi, troviamo Laura Anderson, artista visiva, compositrice, musicista d’avanguardia, regista e poetessa urbana, nonché moglie di Lou Reed che presenta per la prima volta in Italia The Language of the Future: una performance in grado di mescolare narrazione, musica e proiezioni video. Mentre l’apertura è affidata alla compositrice di musica elettroacustica Caterina Barbieri, le cui performance sono viaggi analogici che attraversano temi legati all’intelligenza artificiale, al tempo, alla coscienza e alla relatività della percezione. «La ricerca degli artisti – ci spiega sempre Ruggero Pietromarchi – è un’equazione complessa dove cerchiamo di tener conto di tanti elementi, tra cui un focus nazionale con una quota considerevole di nuove proposte, senza dimenticare una rappresentanza femminile». Il linguaggio, sia come mezzo sia come elemento di esplorazione, è il tema di questa edizione ed ecco che parole, immagini, voci e codici, oltre che suoni, sono pensati per creare una conversazione diretta e in continua evoluzione con la comunità globale che ogni anno si ritrova a Villa Arconati: si tratterà così il linguaggio gender fluid, quello distopico, quello universale e quello cinematografico. Nei tre giorni di festival si va, dunque, a compiere quello che è il processo di “terraformazione” ovvero si generano opportunità per un nuovo tipo di cultura e di vita comunitaria in una dimensione temporale più lenta e più umana. A tale proposito altro elemento cardine è la possibilità di campeggiare, anche grazie a un servizio chiavi in mano per cui arrivando si trova la propria tenda montata con tutti i servizi annessi. Ed è proprio il campeggio a essere estremamente funzionale a un’esperienza di questo tipo, perché nel momento in cui si varca la soglia del parco di Villa Arconati e si pianta o si trova la propria tenda, si entra in un’altra dimensione, dove è possibile sciogliere o mettere in discussione certi paradigmi dettati dalla quotidianità e dalla routine, per aprirsi attraverso il suono a nuove conoscenze e soprattutto a un’esperienza inedita.

terraformafestival.com

 

Intervista pubblicata su Club Milano 50 maggio – giugno 2019. Clicca qui per scaricare il magazine.

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