Miguel Angel Zotto

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L’ABBRACCIO PROIBITO

Eletto fra i tre più grandi ballerini di tango del secolo, dal 2012 vive a Milano, dove ha aperto la Zotto Tango Academy, e ora è direttore artistico della prima “casa del tango” europea che inaugura proprio a ottobre nel capoluogo lombardo.

di Marilena Roncarà

Entro la prima metà di ottobre inaugura El Porteño Prohibido di cui lei è direttore artistico, di cosa si tratta?
È la prima casa del tango europea che apre proprio a Milano, mettendo insieme l’arte gastronomica argentina di un ristorante di altissimo livello e la vitalità del tango con spettacoli creati ad hoc (e proposti ogni venerdì e sabato) e poi esibizioni e musica dal vivo tutte le sere. È un progetto che avevo in mente da sempre e ora è arrivato il momento di realizzarlo.
Si comincia con “Prohibido” un’opera teatral-musicale inedita.
Lo spettacolo, composto da più quadri, affronta il tema del proibito nel tango, cominciando dalla storia della leggendaria Maria La Vasca che a inizio Novecento dirigeva una delle più famose case di tango di Buenos Aires, un luogo di aggregazione dietro cui si celava un vero e proprio postribolo con serate all’insegna di musica, tango e incontri inconfessabili. Il secondo quadro affronta il tema dell’omosessualità prendendo spunto dall’opera teatrale Los Invertidos, subito censurata dopo il debutto a Buenos Aires nel 1914.
Un tema senza tempo…
Soprattutto una storia poco conosciuta. È un triangolo amoroso in cui il tradimento si consuma prima in modo clandestino nell’abbraccio tanguero di due amici di una vita, salvo poi risolversi in un tango a tre con la moglie di uno dei due che, sconvolta dalla nuova consapevolezza, si spoglia in scena a simboleggiare il disvelamento della verità.
Da quanto lavora allo spettacolo?
Da circa un anno. Ci sono coreografie, immagini multimediali, video, la voce off di una cantante che traghetta da un quadro all’altro. Victor Hugo Del Grande mi ha aiutato nella drammaturgia che comprende anche un omaggio al mito di Carlos Gardel  cantautore, compositore e attore  e all’illustratore e fumettista Guillermo Divito, che influenzò la moda porteña della seconda metà del Novecento ribaltando la mentalità conservatrice e vestendo Buenos Aires come una milonga.
Com’è arrivato il tango nella sua vita?
Sono nato con il tango, cresciuto in una casa dove era sempre in sottofondo. Mio papà, mio nonno, mio zio: tutti ascoltavano tango.
Alla Che Bailarin!, la sua milonga milanese, ogni sera dedica un ricordo, un racconto, ai grandi del tango e anche nei suoi spettacoli la memoria ha uno spazio privilegiato…
Il tango è stato massacrato, proibito, è passato di moda, additato come qualcosa di vecchio e tutto questo succedeva mentre a Buenos Aires un gruppo di appassionati continuava a praticarlo. È importante che la gente sappia chi ha creato quel movimento, dalle orchestre ai ballerini: è grazie a loro se il tango è arrivato fino a noi.
È fra i tre più grandi ballerini di tango del secolo, che effetto le fa?
È successo a Buenos Aires nel 2000: sono state messe le urne nei supermercati chiedendo alla gente di votare il ballerino più grande. Ha vinto Copes, secondo io e terzo Virulazo. Avevamo 20 anni di storia e di traiettoria di vita e di ballo differente: per me è tuttora un grande orgoglio.
Perché è importante ballare il tango?
Perché è terapeutico, è come fare una ginnastica, una pratica intellettuale e fisica attraverso l’esercizio del piacere e non della forza fisica. Nel tango si esercitano tutte quelle funzioni dell’uomo che vanno invecchiando, a partire dalla mente. Inoltre si condivide un abbraccio di tre minuti con un uomo o una donna che non è il tuo partner, una cosa a lungo proibita.
Dal 2012 vive a Milano…
Volevo fare un investimento importante e dopo una ricerca sul posto adatto per un’accademia di tango sono approdato a Milano, era la città giusta per la vitalità e l’appeal. Sono contento di essere qui, anche se la burocrazia può migliorare.
Che cosa le ha dato il tango?
Tutto: una famiglia, la possibilità di girare il mondo. Ma più che altro direi che c’è stato uno scambio e soprattutto mi ha dato la consapevolezza di venire a compiere una funzione in questa vita. È come se mi avessero detto: tu devi diffondere il tango e passare il testimone ad altre persone. Il tema è come trovare l’emozione dentro tutto questo, perché quando quello che fai non ti emoziona più, significa che devi smettere. Anche nel ballo.
Ha scritto un libro “Te siento”, è coreografo, ballerino, maestro… Ha qualche altro sogno nel cassetto?
Il cinema. Voglio fare un film sul tango, ho già in mente un progetto.

 

EL PORTEÑO PROHIBIDO
Al 9 di via Macedonio Melloni apre la prima casa del tango europea: «Volevamo regalare a Milano un’esperienza unica che potesse trasmettere e raccontare la cultura e le tradizioni argentine», racconta Fabio Acampora, fondatore con Sebastian e Alejandro Bernardez di questo nuovo format che mette insieme un ristorante di alto livello e spettacoli di tango.

Miguel Angel Zotto

Miguel Angel Zotto

 

Intervista pubblicata su Club Milano 52 settembre – ottobre 2019. Clicca qui per scaricare il magazine.

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