Trasformazioni

Edward Burtynsky, Dandora-Landfill-#3,-Plastics-Recycling,-Nairobi,-Kenya-2016

Simbolo della modernità e delle sue contraddizioni, la plastica si è trasformata in una minaccia per l’ambiente e la nostra salute. Limitarne l’uso è possibile, a partire da piccoli gesti, come spiega nel suo libro l’attivista inglese Will McCallum.

di Alessia Delisi

Ogni anno circa 12,7 milioni di tonnellate di plastica invadono i nostri mari e si prevede che entro il 2050 negli oceani ci sarà più plastica che pesce. A dirlo è l’attivista Will McCallum, responsabile di Oceans di Greenpeace UK e autore del libro Vivere senza plastica, guida edita da HarperCollins utile a eliminare la plastica usa e getta – categoria tra le più inquinanti, ma su cui anche possiamo avere un impatto maggiore come individui – dalle nostre case. Così, dal bagno alla cucina, passando per la camera da letto, possiamo davvero fare la differenza, preferendo per esempio borracce alle bottiglie, borse per la spesa ai sacchetti e prodotti sfusi a quelli imballati. Modelli virtuosi arrivano dall’azienda bolognese 24Bottles con cui nel 2013 i fondatori Giovanni Randazzo e Matteo Melotti si sono posti l’obiettivo di ridurre l’impatto delle bottiglie di plastica sul pianeta, creando un prodotto non soltanto ecologico – si tratta infatti di bottiglie in acciaio inossidabile a zero emissioni di CO2 – ma anche bello, grazie alla collaborazione con designer di fama internazionale, da Vivienne Westwood a Elena Salmistraro. A combattere gli sprechi legati alla plastica monouso ci pensa poi Lush, brand inglese che proprio a Milano, in via Torino 42, ha aperto il suo primo Naked Shop dove tutti i prodotti sono privi di packaging. Simbolo di questa filosofia è lo shampoo solido che, utilizzato per circa ottanta lavaggi, permette di risparmiare enormi quantità di plastica usa e getta. Un’altra novità, questa volta in cucina, è rappresentata da Apepak, alternativa naturale alla pellicola per alimenti e agli involucri di plastica. Realizzata in cotone e cera d’api, Apepak può essere lavato e riutilizzato più volte per avvolgere pane, formaggio, frutta e snack. E non è tutto: il marchio Freitag ha infatti sviluppato con F-abric un tessuto composto da fibre vegetali cresciute sul suolo europeo con cui è possibile creare capi d’abbigliamento altamente resistenti e completamente biodegradabili. E mentre anche Adidas contrasta l’inquinamento dei mari con le scarpe da running Ultraboost Parley, la cui tomaia è fatta con circa 11 bottiglie di plastica raccolte sulle spiagge, il designer australiano Brodie Neill trasforma i frammenti di plastica che inquinano gli oceani nell’innovativo materiale Ocean Terrazzo attraverso cui prendono vita arredi dall’estetica preziosa.

 

La discarica di Dandora a Nairobi, in Kenya, fotografata da Edward Burtynsky che con il progetto Anthropocene, in mostra fino al 5 gennaio 2020 al MAST di Bologna, ha documentato l’indelebile impronta dell’uomo sulla terra.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 52 settembre – ottobre 2019. Clicca qui per scaricare il magazine e leggere la rubrica completa

 

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