I luoghi di JazzMi

Melissa Laveaux. JazzMi2019. Foto di Stefano Lonati

Portare il jazz nei luoghi del cuore dei milanesi per portare i milanesi nei templi del jazz: anche questo autunno i concerti, i laboratori e gli eventi di Ponderosa Music&Art sono riusciti ad affascinare un’intera città con le suggestioni e i ritmi del jazz.

testo e foto di Stefano Lonati | 13 novembre 2019

Con la festa finale allo Spirit de Milan riaperto per l’occasione, domenica sera si è chiusa l’ultima edizione di JazzMi, il Festival che ha provato in 10 giorni e in 190 eventi a ridefinire l’immaginario collettivo del Jazz. Stupisce vedere l’affetto che anno dopo anno i milanesi riservano a questo festival giovane e coraggioso che prova a portare al grande pubblico una musica ritenuta troppo spesso riservata ad un pubblico di nicchia.

E della giovinezza, JazzMi, ha la sfrontatezza con cui si appropria di luoghi dal carattere definito provando a reinterpretarli trasformandoli in sale da concerto. Ecco allora che la ‘rotonda’ del carcere di San Vittore, il grande atrio dove confluiscono i sei raggi lungo i quali sono ospitati i detenuti, si trasforma per un pomeriggio in un auditorium aperto alla cittadinanza. Passati i controlli, una cancellata dopo l’altra si prende posto al centro di una sala in cui ci si guarda tutti con curiosità e dove la musica ancora una volta riesce a essere veicolo di umanità: dopo la palpabile tensione iniziale, gli accordi di Roberto Binetti & Pacho, nota dopo nota, riescono a rendere più leggera l’atmosfera fino alla standing ovation finale.

Lo spirito di JazzMi è quello che porta gli spettatori a gremire le navate del Santuario Arcivescovile di San Giuseppe alle 18 di un piovoso giovedì di novembre per ascoltare i Four on Six.

Il Santuario, appena dietro piazza della Scala, è crocevia della “Milano bene”, della Milano della finanza e della moda, ma anche della Milano che per una sera ha deciso di concedersi di fermarsi prima del solito per festeggiare con la giovane band al ritmo di un jazz dalle influenze swing e rock.

Ed emergenti sono anche le band a cui spetta l’onore di suonare in luoghi particolarissimi aperti per l’occasione: alla casa di riposo voluta da Giuseppe Verdi per offrire ai musicisti bisognosi l’opportunità di vivere una vecchiaia serena, ancora oggi dimora di anziani musicisti e di alcuni giovani talenti dell’Accademia della Scala e del Conservatorio.  Oppure il caso dello  Studio Museo Francesco Messina, dove una lunga fila di appassionati ha atteso i Peggy’s Blue Band anche quando era ormai chiaro che non ci sarebbe più stato modo di prendere posto all’interno: passione che è stata ricompensata dalla band che al termine del concerto ha generosamente replicato alcune canzoni per chi non era riuscito ad entrare inizialmente.

Un solo concerto ma di altissimo profilo per una venue come Auditorium di Milano, dove ha suonato Paolo Fresu, mentre fitto è stato il calendario di eventi che ha coinvolto Triennale, partner del festival: laboratori, mostre fotografiche e un palco che ha visto alternarsi ogni sera artisti storici della scena Jazz come Enrico Rava ad artisti che provano ancora una volta a riscrivere le regole del genere, come Nubya Garcia esponente di primo piano della British New Scene.

Il suo connazionale Obaro Ejimiwe, in arte Ghostpoet, ha fatto ballare Santeria Toscana 31 in una serata che conferma l’interesse crescente del nostro Paese verso questo poeta musicista che dopo i primi album più introspettivi con questo suo quarto disco si rivolge all’esterno e tratteggia una realtà dai toni scuri.

Non poteva mancare il BlueNote dove hanno trovato casa per questa edizione artisti del calibro di John Scofield e Jon Clearly ma dove il pubblico si è messo in fila anche per ascoltare la giovane pianista giapponese Hiromi che con la sua musica raffinata con influenze che vanno dal rock al fusion sembra riassumere lo spirito inclusivo di Jazzmi.

Come da tradizione, anche la quarta edizione del festival si chiude con i concerti al Belvedere Jannacci, dove dalla cima del Pirellone gli spettatori hanno potuto godere degli ultimi tre concerti con lo sfondo dello skyline di una città che si trasforma anno dopo anno.

Milano è piena di luoghi che sanno ospitare anime diverse vestendosi a tono per ogni occasione: per chi è in cerca di nuove esplorazioni, anche quest’anno si tratta di un arrivederci alla prossima edizione.

 

In apertura Melissa Laveaux per JazzMi2019

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