La Scala del calcio

Biglietteria Sud. Foto di Mattia Terribile

Cantato da Adriano Celentano, celebrato da Diego Abatantuono, lo stadio Giuseppe Meazza è entrato in film, libri e canzoni, ma prima ancora nel cuore di tutti milanesi, tifosi e non. Dall’inaugurazione del 1926 ai nuovi, contestati, progetti, ecco la storia della “Scala del calcio”.

di Matilde Quarti – foto di Mattia Terribile

Inutile girarci intorno: lo stadio Meazza, San Siro come lo chiamano tutti, è un simbolo di Milano, come il Duomo, la Torre Velasca, il Pirellone. Erano gli anni Settanta quando a San Siro ogni domenica, a un quarto d’ora dalla fine delle partite, si aprivano i cancelli per fare entrare gratis le persone, anche se ufficialmente lo si faceva per lasciare uscire chi era dentro. Ma di episodi epici ce ne sono tanti: come quello del 6 maggio 1979, finale di campionato Milan-Perugia, quando solo l’intervento di Gianni Rivera riesce a convincere i tifosi che avevano occupato in massa spalti inagibili, a fare retromarcia per dare inizio alla partita. Oggi il dibattito sul suo futuro, nato dalla decisione di Inter e Milan di costruire un nuovo stadio più adeguato alle esigenze di squadre e tifoseria è entrato nel vivo. Le proposte vanno da un abbattimento totale del Meazza, alla sua riconversione. Non è difficile immaginare che piani così contrastanti abbiano suscitato reazioni da parte degli abitanti del quartiere e di quei milanesi timorosi che un pezzo di storia della città possa venire cancellato. E storico, San Siro, lo è per davvero. Costruito dall’allora presidente del Milan Piero Pirelli, che diede il compito di progettarlo all’architetto Ulisse Stacchini e inaugurato nel 1926, è stato oggetto di tre ristrutturazioni successive, che gli hanno conferito l’aspetto attuale. È cresciuto con Milano, il Meazza, adeguandosi a una città che nei decenni risorgeva dalle ceneri dei bombardamenti e si trasformava. Partendo da due semplici spalti che si fronteggiano negli anni Venti, neanche dieci anni più tardi viene ampliato: nascono le curve e l’astronave comincia a prendere forma. Negli anni Cinquanta, poi, arriva il secondo anello e, in occasione della Coppa del Mondo 1990, il terzo che, a causa della vicinanza con l’attiguo Trotter, conserva una spettacolare apertura di 20 metri sul quarto lato, offrendo agli spettatori una scenografica vista dei tetti di Milano. A oggi, con la sua capienza di oltre 80 mila posti, il Meazza è lo Stadio più grande d’Italia. E, parlando dei primati di San Siro, ce n’è almeno un altro da raccontare. Teatro della storia è il derby dell’ottobre del 1967, che finisce 1-1, con un gol, per il Milan, di Rivera. Ma la palla, a differenza di quanto visto dall’arbitro, non è entrata, come per la prima volta viene mostrato su Rai 1 alla Domenica Sportiva, grazie al giornalista Carlo Sassi: nasce così la moviola. Insomma, che si tratti di calcio, di architettura, o di grandi concerti (come quelli di Bruce Springsteen, che ha espresso rammarico all’idea della demolizione), lo stadio di San Siro è parte innegabile della storia di Milano. Il suo futuro, però, resta incerto.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 53 novembre – dicembre 2019. Clicca qui per scaricare il magazine.

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