Multiplanetaria

Valentina Sumini

Nella tesi di dottorato studiava la conservazione dei primi grattacieli di Milano, ora immagina la vita nello Spazio. Con una laurea in architettura e una in ingegneria, Valentina Sumini lavora per il MIT di Boston e con il suo team ha firmato il progetto di una città su Marte e di un hotel sulla Luna.

di Elisa Zanetti

Lei è un’architetta spaziale, ci spiega che cosa significa?
È una definizione che in italiano forse ancora non esiste, ma nelle agenzie spaziali internazionali con space architect si intende chi si occupa di integrare una progettazione per gli astronauti sia a livello di habitat sia di design, sia di tute per l’esplorazione. Lo space architect si dedica a tutto tondo alla progettazione intorno alla figura dell’astronauta.
Tra i suoi progetti più recenti c’è una città su Marte…
Sì, Redwood Forest è un progetto per una città di 10 mila abitanti. Prevede di sfruttare le risorse già presenti, come la regolite, il terreno marziano, e il ghiaccio sotterraneo per ricavare acqua. La città sarà su due livelli: una parte superficiale, dedicata alla vita pubblica, dove si starà all’interno di cupole trasparenti, ma dove non ci si potrà fermare troppo a lungo a causa delle radiazioni cosmiche, e una parte sotterranea, protetta da possibili meteoriti e dalle radiazioni. Ci siamo ispirati agli alberi: le radici della città costituiranno i primi insediamenti e da lì partirà l’acqua che raggiungerà le cupole innervandole. L’acqua, oltre a essere impiegata per la coltivazione, fa da scudo contro le radiazioni e, essendo l’atmosfera di Marte quasi pari allo zero, bilancia la struttura mantenendola agganciata al terreno.
Che cos’è invece Marina?
Marina potrebbe sostituire la Stazione spaziale orbitante internazionale. Servirà come punto di appoggio per intraprendere il lungo viaggio verso Marte, come base per gli astronauti e come struttura ricettiva per i primi turisti spaziali che dovrebbero raggiungerla nel 2024. Tra gli scopi c’è anche quello di mostrare la fragilità della Terra e di sensibilizzare questi turisti facoltosi alla causa ambientale.
Immaginiamo la vita su Marte e non sulla Luna perché il Pianeta Rosso è più adatto?
Sì, su Marte c’è un sottile strato di atmosfera e si può ricreare un “effetto Terra”. È un pianeta più simile al nostro, però è più lontano e le sfide sono tante: la Luna ci serve come analog, una sorta di banco di prova per capire come possiamo lavorare da remoto e costruire su Marte senza dovere essere lì.
Secondo lei quando potrebbe nascere una città su Marte?
Direi che come data possiamo immaginare il 2050.
L’estetica è importante nell’architettura spaziale?
Si tratta di un’estetica di tipo diverso: il processo di progettazione riguarda un alto livello di performance dell’edificio, usabilità ed ergonomia. Occorre minimizzare gli spazi per renderli il più possibile multifunzionali.
Ampie superfici trasparenti caratterizzano entrambi i progetti, perché?
Il contatto visivo con l’esterno è molto importante, l’uomo è abituato a stare nella natura. In Redwood Forest si è pensato anche di ricreare una cascata, l’effetto del vento… Vivere in spazi chiusi è molto difficile. Possiamo creare ambienti chiusi e protetti, ma la vera sfida è essere in contatto con l’esterno.

Valentina Sumini

Valentina Sumini

La componente psicologica è molto importante…
Sì, le missioni comprendono diverse fasi: excitement, assestamento, down, con cali di tensione, e poi nuovamente excitement quando la missione sta per finire. Nel momento di calo ogni piccolo attrito può esplodere e rovinare tutto. C’è molta letteratura che spiega come creare un team e sono tante le prove cui vengono sottoposti gli astronauti. Di solito le missioni sono maschili o miste, nei prossimi mesi però partirò con un team di sole donne per una simulazione di vita marziana sulle pendici del vulcano Mauna Loa alle Hawaii. Sarà una delle prime missioni tutte al femminile, valuteremo ogni tipo di necessità e complessità.
I suoi progetti potrebbero essere utilizzati anche per la Terra?
Sì, gli studi che realizziamo sono utili anche in vista di emergenze climatiche. L’innalzamento dei mari potrebbe portarci a usare l’acqua come elemento di progettazione, a studiare modi per contenerla… Dobbiamo ottimizzare al massimo l’uso delle risorse, proprio come nello spazio, dove per esempio una doccia dura 30 secondi.
Come immagina l’uomo di domani?
Mi piace pensare all’essere umano come a una specie multiplanetaria, fosse anche solo per la dimensione del viaggio. Spero sapremo sempre di più sullo spazio, siamo ancora ignoranti su tantissime cose.
Vive a Boston e lavora per il MIT, ma ha studiato anche al Politecnico di Milano e vissuto nel capoluogo lombardo. Quale parte della città preferisce?
Ho sempre amato Brera, la parte più artistica e romantica della città e i Navigli, mi piacciono molto anche le aree nuove, che hanno ridisegnato il city landscape. Apprezzo poi particolarmente il Bosco Verticale. Credo ci sia sempre più bisogno di aree verdi e di accogliere le acque in vista del loro futuro innalzamento di livello.
Si dibatte sulla possibilità di riaprire i Navigli, cosa ne pensa?
Vivo negli Stati Uniti e non conosco la questione, ma mi sembra una buona idea, credo sia importante accogliere l’acqua e creare risorse condivise.

 

Intervista pubblicata su Club Milano 53 novembre – dicembre 2019. Clicca qui per scaricare il magazine.

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