Alex Bellini

Alex Bellini. Foto di Paul Wilkinson

UN’IMPRESA IMPOSSIBILE

Di lui restano impressi gli occhi, di un azzurro così intenso da non capire se sia mare o sia cielo. Alex Bellini è un esploratore, uno di quelli capaci di portarci in una dimensione parallela, attraverso il racconto condiviso di un viaggio che sembra impossibile, ma che lui è in grado di rendere reale.

di Nadia Afragola

Navigherà i dieci fiumi più inquinati del pianeta. Come si scrive una storia di cui si conosce già l’epilogo?
Non si tratta di avere la presunzione di salvare il mondo, perché il mondo riuscirà sempre a uscirne con le proprie forze. Si tratta invece di aggiungere un secondo a ogni singolo giorno che ci rimane da vivere su questo pianeta. Bisognerebbe impedire alle grandi multinazionali di produrre qualcosa che non si può riciclare. È necessario ridefinire il rapporto tra economia, natura e Paesi in via di sviluppo.
Dopo aver attraversato il Gange lo scorso dicembre, che programmi ha per il 2020?
A marzo sarò in Cina, a giugno sposterò il mio focus in Africa: andrò in Egitto e attraverserò il Nilo. A ottobre molto probabilmente tornerò in Cina. La durata di ogni singolo viaggio dipende dalle condizioni di navigabilità dei fiumi: divido il mio tempo tra l’esecuzione del viaggio in senso stretto e la restituzione di quanto vissuto. Quello che vivo, che imparo, lo devo diffondere al meglio e per fare questo devo amministrare bene il tempo a disposizione.
Plastica e Cina: questa relazione è ancora così stretta e scontata?
La Cina ha giocato un ruolo fondamentale in questa partita: fino al 2018 infatti acquistava le plastiche provenienti da tutto il mondo per riciclarle, anche se erano di scarsissima qualità e quindi non recuperabili. Con l’aumentare della consapevolezza, la stessa Cina ha chiuso i battenti rispetto a questo tipo di operazioni, con il risultato che in Occidente ci siamo ritrovati a dover gestire un problema che avevamo nascosto così lontano da pensare che non si sarebbe mai più ripresentato. In Cina poi sono stati nominati oltre duecentomila addetti alla pulizia, responsabili di piccoli tratti di fiume, con l’idea di riconsegnare i fiumi alle persone, che è poi la filosofia che mi guida in questa avventura.
Come si lavora sulla consapevolezza?
La responsabilità nasce dall’informazione e dall’attaccamento emotivo: non puoi rendere consapevole un uomo che non è informato e non puoi pretendere che quello stesso uomo curi qualcosa che non ama. E da qui arriviamo alla connessione uomo-natura. Lavoro sulla consapevolezza mostrando alla gente che fine fa il loro rifiuto e mettendo in evidenza gli effetti distruttivi che ogni scelta, anche la più piccola fatta magari distrattamente in un supermercato, ha sul nostro ecosistema.

Alex Bellini. Foto di Paul Wilkinson

Alex Bellini. Foto di Paul Wilkinson

Ma come si fa a consumare e produrre in modo più sostenibile?
Supportando e scegliendo aziende che oggi producono facendo nel contempo del bene all’ambiente. Al supermercato abbiamo la possibilità di votare. Siamo noi a decidere chi deve stare al comando dell’industria economica. Vuoi sapere quale alimento comprare? Non quello che costa meno, ma quello che è tracciato, quello che non scende a compromessi con l’ambiente o con la nostra salute. Bisogna recuperare coraggio, solo così si può fare la differenza.
È vero che i nativi digitali sono anche nativi ecologici?
È vero, nei giovani c’è molta più attenzione rispetto ai temi ecologici, ma non sempre questa consapevolezza si traduce in una maggiore responsabilità ecologica. Non c’è relazione tra informazione e comportamenti, manca ancora un passaggio. Conoscono i danni che fa l’acqua nelle bottigliette di plastica, ma continuano ad averne una nello zaino.
Parliamo di piccole scelte quotidiane.
È fondamentale dare peso alle proprie abitudini di acquisto. Se compriamo solo bottiglie in vetro, aumentiamo la richiesta di un preciso servizio. L’economia non è stupida, sa fare i conti… è solo un po’ superficiale. Esiste qualcosa di molto concreto, capace di orientarci in tal senso: le Benefit Corporation.
Cosa sono le Benefit Corporation?
Le società tradizionali hanno come unico scopo quello di distribuire dividendi agli azionisti. Le società benefit, invece, sono espressione di un paradigma più evoluto: oltre agli obiettivi di profitto hanno come scopo quello di avere un impatto positivo sulla società e sulla biosfera. Piccole abitudini, creano piccoli risultati.
È fantascienza chiedere al sindaco di Milano Beppe Sala di pensare alle future Olimpiadi in modo green?
È difficile immaginare un percorso green quando si parla di appalti così grandi e improntati su economie e sistemi vecchi. I fornitori sono restii ai cambiamenti, soprattutto quando ci sono in gioco scadenze importanti e piani economici serrati. È chiaro che il Comitato Olimpico deve rispettare un budget e che portare avanti un appalto con metodi tradizionali sia economicamente più vantaggioso. Forse Beppe Sala non è la persona giusta per dare un taglio green ai giochi olimpici. Lo abbiamo visto con Expo 2015, per cui ha avuto un ruolo chiave: c’era plastica ovunque.

 

Intervista pubblicata su Club Milano 54 gennaio – febbraio 2020. Clicca qui per scaricare il magazine.

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