Bruxelles, ma belle

Bruxelles_Grand-Place---Grote-Markt---sky-view

Cosmopolita e tollerante, efficiente e inclusiva, la capitale del Belgio, crocevia d’Europa, è un’ottima meta per un weekend in ogni stagione. Tra gli highlights, la grande retrospettiva dedicata a Keith Haring.

di Paolo Crespi

Dalle moderne sedi dell’Unione Europea alla presenza discreta di una delle ultime case reali del continente. Dal museo dedicato ai fumetti (i Puffi sono nati qui) ai murales che ne amplificano le vignette sulle facciate dei palazzi. Dallo status di città gay friendly ai grandi progetti per il prossimo futuro. Come Kanal, il nuovo polo culturale e artistico, succursale del Centre Pompidou, che aprirà ufficialmente i battenti nel 2022, ma offre già qualche anteprima nell’ex fabbrica di auto Citroën. Pochi flash sono sufficienti a inquadrare Bruxelles, città perfettamente bilingue (francese e olandese) che lo scorso anno ha segnato un nuovo record di presenze italiane, come una delle capitali must-to-go, vicina e accessibile, da mettere in agenda da qui ai prossimi due anni. L’occasione del momento è la grande mostra che il Bozar (felice contrazione di Beaux-Arts) dedica fino al 19 aprile al genio figurativo pop e alla breve ma intensa parabola umana di Keith Haring (1958-1990), artista e attivista per i diritti civili fra i più noti e prolifici della scena newyorkese anni Ottanta. Nelle belle sale Art Nouveau del Centro di via Ravenstein – destinazione culturale numero uno nel quartiere Mont des Arts, che fa da cerniera fra la parte alta, con i principali edifici pubblici, e quella bassa della città, centro storico e vie dello shopping – la retrospettiva permette uno sguardo a tutto tondo sulla poetica di Haring.

Bruxelles_Keith Haring mostra

Bruxelles. Fino al 19 aprile, al Bozar è in programma la grande mostra su Keith Haring

Opere di grande e piccolo formato, collage e installazioni, disegni e graffiti, foto e video originali tracciano un percorso eccezionalmente ricco di suggestioni su temi tuttora attuali come il disarmo nucleare, il razzismo, le discriminazioni di ogni tipo, la lotta all’Aids. E una serie di talk (tra cui quello con il coreografo e amico personale Bill T. Jones, in programma per il 12 febbraio), tributi, performance e laboratori impreziosiscono la mostra, rendendola unica.
Se il tempo a disposizione è poco e avete già prestato la doverosa attenzione a luoghi iconici come la Grande Place, l’insieme delle Gallerie reali Saint-Hubert o la Concattedrale di San Michele e Santa Gudula (i due santi patroni), continuate a respirare arte e cultura facendo tappa al Museo Magritte, molto in carattere con lo spirito surrealista di Bruxelles, e all’eccezionale Museo degli strumenti musicali (MIM), ecumenico e in grado di dar voce, mediante registrazioni, alla maggior parte degli strumenti della sua ricchissima collezione. Per gli appassionati di design, la mecca è ADAM, alla periferia nord della capitale, di fianco al celebre Atomium, monumento familiare all’epopea della ricerca sull’atomo durante la Guerra Fredda. Il Brussels Design Museum – dove fino al 24 aprile è allestita la mostra Punk Graphics. Too Fast to Love, to Young to Die – ha un focus permanente che a noi italiani non può non interessare sull’uso nella plastica nel design industriale della seconda metà del Novecento: dalla Sedia universale di Joe Colombo al vaso Bambù di Enzo Mari, dal Capitello di Studio 65 alla Valentine di Sottsass & C., per citare solo alcuni dei nostri capiscuola. Per capire quante anime diverse convivano oggi armoniosamente nella città che ha dato i natali a Claude Lévi-Strauss, Marguerite Yourcenar e Audrey Hepburn, vale la pena tornare in centro e inoltrarsi a piedi nel Matongé, il quartiere inter-etnico, a prevalenza africana, molto frequentato anche da giovani creativi, imprenditori e dagli immancabili turisti. Molto vicino in linea d’aria c’è il quartiere europeo, con il Parlamento (la sua sede più operativa), la Commissione Europea e tutto ciò che ruota intorno al tentativo di offrire regole e strumenti di democrazia a 500 milioni di cittadini dell’Unione. Con qualche ora davanti è assolutamente consigliabile farci un giro approfittando delle numerose facility che vanno dall’accoglienza dei visitatori (è sufficiente presentare un documento di identità) alle audioguide gratuite. Se la sosta obbligata è l’Emiciclo, dove ci si rende conto anche visivamente dello sforzo di amalgamare ciò che è tendenzialmente conflittuale per materie, interessi nazionali e orientamenti politici dei gruppi e delle coalizioni, valgono il tempo che gli dedichiamo, nella stessa area, la Casa della storia europea, sorta di grande archivio della memoria condivisa, e il Parlamentarium, un viaggio multimediale e interattivo da cui si esce più consapevoli delle potenzialità e dei limiti della nostra istituzione più grande e rappresentativa.

In apertura la vista dall’alto della capitale belga spazia dal cuore della città medievale, con la Grand Place, ai grattacieli del XX secolo. Il viaggio può partire dal sito ufficiale visit.bruxelles/it

Articolo pubblicato su Club Milano 54 gennaio – febbraio 2020. Clicca qui per scaricare il magazine.

Commenti

commenti

Be first to comment