Neri Marcorè

neri marcoré

Si è fermata l’Italia. Si è fermata la produzione, lo sport, l’arte. Si è fermato il teatro e con lui tutti gli artisti. Neri Marcorè doveva andare in scena dal 7 marzo al Teatro Le Serre di Grugliasco. con un nuovo spettacolo. E invece è fermo, come tutti noi. Pronto per tempi migliori, per la nuova stagione.

di Nadia Afragola | 24 marzo 2020

Lo avevamo ammirato a Torino, al Teatro Colosseo, con lo spettacolo Tango del Calcio di Rigore, era il 14 febbraio scorso. Poi lo avremmo dovuto vedere lo scorso 7 marzo nel nuovo monologo A spasso con Neri, al Teatro Le Serre di Grugliasco, sempre nel torinese. In scena, insieme al musicista Domenico Mariorenzi, c’è lui e la sua comicità surreale, in bilico tra flusso di coscienza e improvvisazione, tra aneddoti, canzoni, storie di vita vera o immaginata. Sospeso per l’emergenza sanitaria che ha stravolto il Paese, lo spettacolo verrà riprogrammato con la prossima stagione, ma noi abbiamo comunque fatto due chiacchiere con il protagonista.
Siamo passati dal chiudere i porti a dover stare a debita distanza. Niente strette di mano e niente abbracci. Cosa ne pensa di ciò che sta accadendo oggi nel mondo? In Italia? Sicuramente è un’emergenza che ha messo alla prova il nostro senso civico. In Italia si pensa sempre che le regole le debbano rispettare gli altri, che non riguardino noi. E questo non vale solo per il virus, ma per tutto. Si fa fatica ad adattarsi a cambiamenti così radicali, ma per la salute di tutti sono necessari. Sembra che in Italia il senso civico lasci il passo al sotterfugio, al mezzuccio, e tutto possa avere una chiave di lettura leggermente diversa in base a chi legge.
E del sud che ora non vuole più far entrare quelli del nord cosa risponde?
Questa è una lezione di vita che deve farci riflettere e sorridere. Siamo sempre i terroni di qualcun altro. A pensarci bene, siamo sempre il sud o il nord di qualcuno, quindi, se vogliamo, siamo tutti uguali. Ci dobbiamo rassegnare al fatto che siamo una comunità legata strettamente gli uni agli altri e che agire con la violenza dei pregiudizi attiva una reazione a catena per cui il prossimo ad essere discriminato potresti essere tu. Servono tolleranza e buon senso.

Neri Marcoré

Neri Marcoré

Nella sua vita artistica non manca nulla. Teatro, tv, doppiaggio, radio. Come si calibra il registro stilistico per essere sempre in bolla e non risultare mai fuori tema?
La vita mi ha messo di fronte a una serie di esperienze e io non mi sono mai tirato indietro. Col tempo questa trasversalità è diventata la mia forza. Ogni tipo di arte poi ha le sue regole ed è fondamentale conoscerle tutte, come guardare la telecamera in tv, la distanza giusta nelle varie fasi di un doppiaggio, come affrontare il pubblico in un teatro. Sono tante le cose che impari con gli anni di esperienza.
“A spasso con Neri…” Cosa c’è dentro questo spettacolo?
Sul palco ci saremo io ed il mio amico musicista Domenico Mariorenzi che mi accompagnerà. Metteremo in scena aneddoti, scene di vita vissuta, tipicità che mi hanno caratterizzato come artista in questi anni di lavoro. Ci sarà tanta musica, qualche monologo e naturalmente ci saranno le imitazioni. Mi divertiva l’idea di lasciare ampio spazio alla canzone, che è sempre stata parte della mia vita e del mio percorso lavorativo.
E come sta il suo mondo? Quello del teatro, della satira, della televisione?
Il teatro è il palco che mantiene sempre più autenticità. È il luogo della sperimentazione, della riflessione, dell’improvvisazione. Non è un genere di intrattenimento dettato da logiche di mercato, ci sei solo tu e il tuo pubblico. La tv ed il cinema, invece, sono governati dall’audience e dagli incassi. È naturale che in questo rapporto tra numeri non ci sia spazio per la creatività, per la carta bianca, per l’idea artistica del regista, che deve sempre mediare con le esigenze della produzione. Al cinema e in tv si sente la mancanza di quella vivacità degli anni Settanta e Ottanta, che oggi è stata sostituita dall’ondata delle Serie.
Cambio tutto, il film diretto da Guido Chiesa, con Valentina Lodovini che avrebbe dovuto essere nelle sale in questo periodo. Ci parla del dietro le quinte?
È un film che trovo  prezioso. E lo dico al di là della logica della promozione. La protagonista rappresenta il genere femminile, una donna normale alle prese con il lavoro, i problemi, e le vicissitudini della quotidianità. Il mio ruolo è quello di un terapeuta olistico e un po’ fumoso che indica alla protagonista cosa fare nella vita. Grazie al mio intervento intraprende finalmente un percorso di liberazione che la porterà ad uscire dalla frustrazione e dall’ansia, per raggiungere l’emancipazione. È un film divertente e intelligente e sono davvero contento di averne fatto parte. Non avevo mai lavorato con Guido ma lo ammiravo a distanza, gli auguro il miglior successo possibile e mi piace anche il fatto che abbia scelto volti nuovi per il suo film. Una decisione coraggiosa che va sostenuta.

 

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