Di corsa nella natura

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La traduzione dall’inglese recita “corsa sul sentiero” e il trail running è in effetti una corsa su sentieri di montagna, ma anche in collina, al mare o nel deserto. Si tratta di viaggi sfidanti immersi in paesaggi a dir poco incredibili. Ed è per questo che ne vale sempre la pena.

di Marilena Roncarà

Che si tratti di una gara sul Monte Bianco, della Maratona delle Sabbie, di una corsa in montagna o di un percorso notturno, il trial running è un vero brivido qualunque sia la distanza da coprire. Ma partiamo dal principio, specificando che siamo di fronte a una corsa nel cuore della natura che prima di tutto richiede attenzione e concentrazione, dato che terreno accidentato e salite fanno parte del gioco. Eppure verosimilmente questo sport è adatto a tutti i livelli di abilità di corsa, grazie al numero infinito di percorsi tra cui scegliere.

Trail running-Photo-da-Pixaby

Un dettaglio di una corsa in montagna. Photo da Pixaby

A differenza della corsa su strada, qui il terreno varia costantemente e, se alcuni percorsi potrebbero essere molto tecnici con argille, radici scivolose e diversi ostacoli da affrontare, altri, più semplici, sono alla portata di tutti. Il trial running implica, infatti, molto più che correre: durante le salite si alternano camminate a corse, a volte, quando il percorso si fa più impervio, ci si aiuta con i bastoncini da trekking, altre volte durante le discese bisogna fare attenzioni agli appoggi, curando di atterrare bene sull’avampiede, usando le braccia alla ricerca del proprio equilibrio. Insomma non si vola, ma la sensazione di benessere non è poi tanto lontana da quella del muoversi liberi nella natura. Tra le competizioni più estreme c’è La Maratona delle Sabbie, da molti considerata la più impegnativa al mondo. Si disputa nel deserto del Sahara, con partenza circa 300 chilometri a sud della città di Ouarzazate, in Marocco: il percorso è lungo 223,8 chilometri e si completa in sette giorni, di cui uno di riposo. Oltre alla lunghezza, circa cinque volte maggiore rispetto a quella di una maratona tradizionale, la “Marathon des Sables” è durissima perché si svolge per buona parte sulla sabbia del deserto. I concorrenti devono affrontarla in completa autosufficienza alimentare e sono costretti a portare sulle spalle l’attrezzatura, il cibo e l’acqua di cui hanno bisogno, per un peso stimabile intorno ai 10 chilogrammi. La prima edizione della manifestazione risale al 1986 e in breve è diventata popolare sia per la spettacolarità del paesaggio, sia per il susseguirsi di episodi davvero incredibili, come nel 1994 quando, a causa di una tempesta di sabbia, per 10 giorni si sono perse le tracce di un atleta, poi fortunatamente ritrovato. Ma sebbene le competizioni di trail running esistano da tempo, è solo dal 2013 che l’International Trail Running Association ha proposto una definizione internazionale, poi recepita nel 2015 dall’International Association of Athletics Federation che l’ha riconosciuta come una disciplina dell’atletica leggera insieme a pista, corsa su strada, marcia, corsa campestre e corsa in montagna. Il percorso di una competizione di trail running può essere di vario genere: dal sentiero roccioso a quello di bosco, alle strade sterrate con eventualmente tratti di asfalto, che non possono però superare il 20 per cento del totale della lunghezza. Il percorso è poi segnato con bandierine, fettucce colorate o per le gare in orario notturno con segnalazioni rifrangenti. In base alla lunghezza della competizione si distinguono diverse specialità: con un percorso inferiore ai 42 km e con dislivelli che si aggirano sui 3000 metri si parla di gare di trail running, mentre con chilometraggi maggiori si entra nel mondo dell’ultra trail. Al di là delle caratteristiche tecniche, quello che accomuna tutte le specialità è probabilmente lo spirito che le sottende, connotato da una forte etica, fondata sulla solidarietà e il fair play e sul rispetto dell’ambiente in cui si corre. Non a caso sono sempre di più gli aspiranti trial runner che si stanno appassionando a questo sport. In questa disciplina, infatti, quando si indossa un numero di gara non importa se sei il primo o sei l’ultimo. Non sono importanti la distanza scelta, il tempo di gara o la classifica. Quello che conta è attraversare il traguardo, vivere la propria avventura fino alla fine e condividere emozioni forti.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 54 gennaio – febbraio 2020. Clicca qui per scaricare il magazine.

 

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