Un’utopia residenziale

Complesso Monte Amiata,foto di Michele Turazzi

Cuore del quartiere Gallaratese, il complesso residenziale Monte Amiata è un’utopia architettonica progettata alla fine degli anni Sessanta da Carlo Aymonino e Aldo Rossi. I giochi di volumetrie, il susseguirsi di forme e gli ampi spazi aperti condivisi ne fanno una moderna città ideale.

di Matilde Quarti – foto di Michele Turazzi

Come molti quartieri lontani dal centro, il Gallaratese, tra Lampugnano e il Parco di Trenno, è una placida zona residenziale, disseminata di grossi condomini e alti torrioni, progettati tra gli anni Sessanta e la fine dei Settanta. Ottantamila abitanti, molto verde condiviso, orti urbani e una cooperativa sociale ne fanno una città nella città, a partire dal suo cuore pulsante: il maestoso e immaginifico complesso residenziale Monte Amiata.
Un’utopia abitativa edificata a inizio anni Settanta su progetto degli architetti Carlo Aymonino e Aldo Rossi: uno si è occupato dei blocchi principali, l’altro di una lingua di cemento, bianca ed essenziale, che taglia trasversalmente l’ambiente. Pensata su modello delle teorie di edilizia sociale, il complesso Monte Amiata (che ospita niente meno che 2400 abitanti) ripropone su scala ridotta il concetto di città ideale, in cui unità abitative su più livelli giocano, con squarci e aperture, con il tradizionale concetto di “ringhiera” all’italiana aprendosi su piazze, balconi, strade, androni e spazi comuni: ci sono persino una biblioteca e dei negozi, ma attenzione, sono spazi semi-pubblici e l’ingresso al complesso non è libero, sebbene spesso si possano incontrare curiosi armati di macchina fotografica. Un gioco di livelli, di forme che vanno dal cubo al cilindro e di colori: il grigio e il bianco del cemento, sulla cui apparente piattezza cromatica si stagliano l’arancione del profilo delle finestre e il rosso e il giallo degli androni coperti. All’ingresso dell’edificio di Rossi, a dare il benvenuto al visitatore è un’altissima galleria porticata, spezzata da scalinate che ne movimentano il percorso. Con i colori gioca anche la luce, che, soprattutto nei pomeriggi assolati grazie al complesso sistema di aperture, balconate, e sovrapposizioni, produce continui effetti di chiaroscuri.
Centro fisico, ma soprattutto ideologico, del complesso è il grande anfiteatro all’aperto: ampio, degno di una moderna tragedia greca, si apre sotto a file di finestre e ingressi che vi si affacciano come loggioni coperti. Un luogo evocativo e metafisico, scelto anche come punto focale di due video musicali, in decenni molto diversi tra loro: quello di CRX, dei Casino Royale, del 1997, e quello di Post_Concerto, dei Coma Cose, datato 2018. Difficile immaginare il complesso Monte Amiata, se non ci si è mai stati, un buon modo può essere però guardando, oltre alle numerose foto che si trovano online, un terzo videoclip: quello di Vento sulla Luna, di Annalisa feat. Rkomi, in cui viene mostrato egregiamente nelle sue zone all’aperto come nei suoi interni.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 55 marzo – aprile 2020. Clicca qui per scaricare il magazine.

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