Le Olimpiadi (del 2026). Un obiettivo davanti

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Mentre le Olimpiadi 2020 di Tokyo sono state rinviate, quelle del 2026 di Milano-Cortina potrebbero essere utili per porsi un obiettivo di lungo periodo per uscire dall’inevitabile crisi post-coronavirus.

di Marco Agustoni | 9 aprile 2020

Perché l’incessante cavalcata di Milano, sempre più lanciata negli ultimi anni quale punto di riferimento economico e culturale all’interno del panorama italiano, si arrestasse, c’è voluto il coronavirus. Comunque evolva nell’immediato la pandemia, è scontato infatti che anche il capoluogo lombardo risenta pesantemente dello stop imposto per limitare l’aumento dei contagi. Una qualche forma di crisi, insomma, è inevitabile.

Fare previsioni per l’immediato futuro, però, è difficilissimo anche per gli esperti, data la complessità e la mutevolezza della situazione corrente. E concentrarsi troppo su un presente angosciante rischia di essere demoralizzante. Certo, l’emergenza richiede decisioni nell’immediato. Ma mantenere al contempo una prospettiva di lungo periodo – pur tenendo conto del fatto che qualsiasi programma rischia di sgretolarsi dall’oggi al domani – potrebbe risultare fondamentale per non risentire in maniera fatale dei tempi a venire. E anche se così non fosse, pensare per qualche momento a un ipotetico domani migliore può comunque costituire un gradevole esercizio di utopia lenitiva.

Cosa potrebbe essere questo qualcosa di lontano nel tempo su cui concentrare l’attenzione, per dimenticare così anche solo per qualche istante i malanni quotidiani? Le Olimpiadi, ad esempio. Non ovviamente le Olimpiadi previste a Tokyo quest’estate, da poco rinviate al 2021. Piuttosto, quelle invernali in programma a Milano e Cortina nel 2026.

olimpiadi tokyo logo

Il logo delle Olimpiadi di Tokyo 2020 (ora 2021)

“Milano non si ferma”, proclamava solo poche settimane fa un video promozionale condiviso dallo stesso sindaco Giuseppe Sala. Col senno di poi, quello slogan suona tristemente ironico, perché nel frattempo Milano si è fermata eccome, e con essa anche il resto d’Italia. Il contraccolpo di questo stop si sta già sentendo e si farà via via più pesante. Ma i lavori di preparazione per l’Olimpiade potrebbero fornire la giusta spinta per rimettere in moto l’ingranaggio economico-sociale milanese.

Le opere in programma per le Olimpiadi invernali sono tante e l’inizio dei lavori è, almeno in teoria, previsto già per il 2021. C’è innanzitutto il Villaggio Olimpico che ospiterà gli atleti nell’attuale scalo ferroviario di Porta Romana, destinato in futuro a diventare un campus per studenti universitari. Strutture preesistenti come il Mediolanum Forum, l’Allianz Cloud e il Palasharp (futura Hockey Arena) saranno ampliate per poter ospitare le gare di diverse discipline e il PalaItalia dovrebbe fare da traino al progetto di rilancio del quartiere di Santa Giulia, una delle grandi occasioni perse della recente storia milanese.

Come è ovvio, nessuna di queste opere è strettamente essenziale per la città.  E anzi, non sono mancate le polemiche di chi è preoccupato che queste Olimpiadi porteranno a un’ulteriore cementificazione della città (rischio tutt’altro che da sottovalutare). Ma si tratta comunque di una grande opportunità da un lato per creare lavoro e dall’altro per ripensare il volto della città.

scalo porta romana olimpiadi milano cortina 2026

Un rendering del Villaggio Olimpico che sorgerà nello Scalo di Porta Romana.

Il culmine, nel bene e nel male, della rinascita milanese dell’ultimo decennio, è stato rappresentato dall’Esposizione Universale del 2015. In realtà, all’epoca non è che sia andato tutto liscio. Anzi. Fra scandali e ritardi, le strutture dell’Expo 2015 sono state preparate in fretta e furia e (più o meno) completate giusto in tempo per l’inaugurazione. Ma Milano ne è uscita bene, perché quando la missione sembrava impossibile, è riuscita a portare a casa il risultato.

Ad avere successo, a dire il vero, non è stata l’Expo in sé (al di là del fatto che lo stesso format dell’Esposizione Universale risulta ormai terribilmente datato). Vista l’importanza del tema trattato – il cibo – si poteva fare molto di più. Si poteva costruire qualcosa di memorabile, rendendo l’evento il punto di partenza per un cambiamento di attitudine globale. Invece è stato messo insieme un ibrido fra un parco a tema e un aggregatore di uffici del turismo, con alcuni padiglioni e attrazioni anche di notevole interesse, ma molti altri drammaticamente inadeguati.

Ciò che ha avuto successo, piuttosto, è stata la storia dell’Expo. La narrazione dell’impresa con cui Milano è riuscita a capitalizzare quello che poteva essere un disastro. Con le Olimpiadi 2026, Milano potrebbe fare molto meglio di così. Potrebbe costruire qualcosa di concretamente utile, destinato a lasciare un’eredità alla cittadinanza. A patto, però, di osare qualcosa di più del semplice “compitino” e di uscire dal tracciato.

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L’Albero della Vita, simbolo di Expo 2015.

Un palazzetto in più, uno studentato e qualche infrastruttura sportiva potranno anche portare dei benefici, ma non cambieranno poi tanto la città. E se invece, con un po’ di creatività e qualche sacrificio in itinere, l’Olimpiade diventasse l’occasione per il rilancio e la reinvenzione della città (e non solo, visto che le aree coinvolte vanno dalla Valtellina alle Dolomiti)? Se le opere sopracitate, come c’è sempre il rischio che accada in questi casi, non diventassero delle “cattedrali nel deserto”, ma si inserissero in una reale rivoluzione urbanistica?

L’intenzione, a un certo livello, sarebbe anche quella. Ma è importante che non rimanga una semplice intenzione. Senza contare che, al di là del lascito infrastrutturale, Milano-Cortina 2026 potrebbe rappresentare ben altro. Perché una città non è fatta solo dalle sue infrastrutture, ma anche dalla concezione che ha di sé. Da qui al 2026, Milano potrebbe reinventarsi, trovare una nuova concezione di sé, possibilmente includendo tutti quanti i suoi cittadini, anche quelli più ai margini, nel cambiamento.

Certo, le buone intenzioni, da sole, senza un progetto concreto, sono poca cosa. E d’altronde, non potendo prevedere quali saranno gli esiti nel corso dei prossimi anni della pandemia e della crisi non solo economica, ma probabilmente anche politico-sociale che ne conseguirà, fare progetti è arduo. Per quanto ne sappiamo, tutto può accadere di qui al 2026. Tutto può andare storto. Ma nel frattempo questo nuovo, grande evento può quantomeno farci sognare. E poter sognare, nei giorni bui, è ciò che ci mantiene in vita.

Milano Cortina logo candidatura

Il logo della candidatura olimpica di Milano – Cortina.

 

In apertura: un rendering del PalaItalia che sorgerà nel quartiere Santa Giulia-Rogoredo a Milano

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