Alta cucina nel cuore della Lomellina

C’è un punto in cui i migliori prodotti campani incontrano la tradizione della Lomellina: è il Ristorante Ottocentodieci. Un punto in cui un giovane chef Rigels Tepshi, dopo tante esperienze nei migliori ristoranti milanesi, sceglie di stabilire la sua cucina, per abbracciare il progetto gastronomico di Annalisa Magri. Un progetto dal sapore unico e dal futuro certo.

di Redazione web |  2 aprile 2020
foto di Alberto Blasetti

La regione Lombardia è stata la prima a essere colpita dal Covid-19 in Italia. Quello che poteva inizialmente sembrare un problema passeggero ha causato il collasso del sistema sanitario regionale e la chiusura della maggior parte delle attività. Fra queste rientrano i ristoranti, i quali, insieme agli hotel, sono stati inizialmente soggetti a un calo della clientela e poi, in seguito al DCPM dell’11 marzo, alla chiusura. Tra le tante strutture colpite dal provvedimento c’è l’hotel Eridano 4 stelle, insieme alle due proposte gastronomiche che prendono vita all’interno della struttura: il Bistrot e l’alta cucina del Ristorante Ottocentodieci. Uno stop forzato, dovuto, una messa in pausa usata dalle brigate di sala e cucina per fare ricerca, per affinare sapere, nell’attesa di poter presto ripartire.

Ottocentodieci Ristorante. Lo chef Rigels Tepshi

Ottocentodieci Ristorante. Lo chef Rigels Tepshi


Bastano 50 chilometri per spostarsi dal cuore di Milano al cuore della Lomellina. Ne servono 810 invece per passare da Caivano (NA), città natale della proprietà Annalisa Magri, al paese d’adozione, Sannazzaro de’ Burgondi (PV), sede del Ristorante Ottocentodieci. Sono fondamentali le coordinate spaziali per inquadrare questo progetto gastronomico, perché il giovane chef Rigels Tepshi, classe 1990, si forma a Milano alla corte di alcune delle migliori realtà gastronomiche della città, tra cui il Trussardi alla Scala e il Seta al Mandarin Oriental, per poi scegliere di andare in Lomellina e sposare il progetto di Annalisa Magri. Insieme promuovono una cucina dal forte dualismo lombardo-campano che abbraccia i prodotti e le ricette tipiche di questi due territori, rivisitate in chiave fine dining.

Ottocentodieci Ristorante. Lo chef Rigels Tepshi

Ottocentodieci Ristorante. Lo chef Rigels Tepshi

Il menu è una perfetta combinazione di prodotti locali, come la zucca Bertagnina di Dorno, col suo sapore persistente, di Cipolla di Breme, con la sua nota dolciastra, di prosciutto d’oca di Mortara IGP, e naturalmente di risi, che si accompagnano a quel che di meglio viene prodotto nel territorio campano, come i limoni amalfitani, gli agrumi – che sono una nota distintiva dello chef, molto presenti ed utilizzati in maniera davvero equilibrata -, la frisella napoletana, i friggitelli, la mozzarella di bufala e il babà. Il risultato? Piatti come: Animella, zucca Bertagnina di Dorno, finferli, caviale prestige Calvisius; Spaghettone di Gragnano aglio, olio, habanero dell’orto, scampi; Anatra, orzo, noci Pecan, amarena, friggitello napoletano. Piatti che sorprendono per il gusto, per i profumi ed anche per la lucidità con cui questi due ragazzi, Annalisa e Rigels, poco più che trentenni raccontano il loro progetto e gli obiettivi ambiziosi che si sono prefissati. D’altro canto “Rigels”, nella lingua nativa dello chef, significa proprio Stella. Ai posteri…

Ottocentodieci Ristorante

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