Marina Mander

Marina Mander

STORIA DI UN’ALTRA MILANO

Innamorata di Ulisse e dell’Odissea, Marina Mander avrebbe potuto fare la psicologa se non avesse scelto di lasciare Trieste, la sua città natale, per trasferirsi nel capoluogo lombardo, a scrivere. È qui, oggi, la sua casa e sempre qui ambienta i suoi romanzi, come “L’età straniera”.

di Nadia Afragola

Chi è Marina Mander?
Una persona che scrive. Anche se il termine scrittrice mi è sempre parso pretenzioso e non fa parte del mio carattere. Preferisco non costringermi dentro a nessun ruolo: scelgo un atteggiamento possibilista del fare e del cambiare.
Cosa ci fa una triestina a Milano?
Vivendo a Milano dal 1983 mi sento più milanese che triestina. Trieste è una città a cui sono legata da un rapporto di odio e amore. È la mia città natale, ma a un certo punto ha iniziato a starmi stretta. Erano i primi anni Ottanta, volevo scrivere e Trieste non offriva le grandi opportunità che avrei trovato altrove. Mi domando solo perché il destino mi abbia portato in una città senza mare, da triestina mi manca molto.
Cosa rappresenta per lei la scrittura?
Ho imparato a leggere e scrivere prima delle elementari, grazie agli stimoli della mia famiglia e alla grande quantità di libri presenti in casa. Il mio rapporto con la scrittura è sempre stato intenso: a sei anni mi innamorai di Ulisse e dell’Odissea a fumetti.
Ha dichiarato che tutti i suoi libri nascono da una domanda. Bene, da quale domanda nasce “L’età straniera”?
Da un’esperienza personale del 2008 all’interno di un progetto di inclusione sociale dedicato alla prostituzione minorile maschile nel capoluogo lombardo. Le domande in quel caso erano: cosa significa mettersi in gioco e dare una mano al prossimo? Dove
sta il limite tra altruismo e carità? Quanto è necessario darsi delle motivazioni quando si intraprende un percorso di accoglienza?
L’io narrante del romanzo è un adolescente che non ha mai superato la morte del padre. Essere adolescenti oggi è più complicato?
L’adolescenza è un momento difficile a prescindere dal periodo storico, perché ti senti uno straniero in una terra che fino a ieri conoscevi. Rispetto al passato trovo che oggi ci sia un certo appiattimento delle funzioni genitoriali. La nostra è una società in cui tutti sono figli e questo genera un forte smarrimento.

Marina Mander

Marina Mander

Che rapporto ha con i personaggi dei suoi libri?
Preferisco parlare di persone e non di personaggi, perché il mio sforzo è creare individui reali che abitino i miei romanzi. Penso a tutte le sfumature che possono avere, agli intrecci tra di loro, alle loro idee sul mondo, arrivo a definire come si muovono, i loro atteggiamenti, i tic che hanno.
Ne L’età straniera racconta quella periferia che quasi mai finisce sulle pagine dei giornali. Perché?
Perché sono quelli i luoghi deputati alla prostituzione. Li ho frequentati per due anni per il progetto di inclusione sociale cui partecipavo. Davamo a quei ragazzi spaventati cibo, opuscoli multilingue, informazioni sanitarie, preservativi, cercavamo di portare una speranza per una vita migliore. Avevano paura di essere fermati ed espulsi, non sapevano dell’esistenza di servizi come il nostro. Nelle zone più periferiche poi, come quella dell’ortomercato, la situazione è ancora più aspra, ma non bisogna confondersi, ci si prostituisce anche in pieno centro a Milano durante il giorno, come in piazza Cadorna, in angoli di parchi che negli anni sono stati bonificati.
Che coordinate ha l’amore in questa storia?
Non è relegato alla sua accezione romantica. È la capacità e la volontà di avere relazioni positive con gli altri, anche quando gli altri sono come i personaggi dei miei libri: odiosi, arroganti e cattivi, ma bisogna farseli andare bene, perché l’amore è anche comprensione e accudimento.
Nei suoi libri affronta sempre temi difficili, controversi. La letteratura può farsi formazione?
La letteratura deve assumere un punto di vista, che sia condivisibile o meno. Deve scavare, raccontare le ombre, parlare di tutti gli aspetti collaterali di un tema. Anche attraverso personaggi inventati. L’importante è porre delle domande senza calare delle verità assolute, nella speranza che qualcosa nella mente del lettore si accenda e porti a una riflessione.
Come si vive a Milano oggi, ai tempi del coronavirus?
Sono una persona che ama muoversi e viaggiare. Vivo le restrizioni come un dramma. Sono però assolutamente convinta che ci voglia rispetto per sé e per gli altri e che non sia il momento di assecondare le emozioni di pancia, ma sia richiesta una coscienza globale. Abbiamo delle responsabilità nei confronti dei nostri cari. Credo nelle istituzioni, anche se a tratti è mancata la coerenza. Ma in certe situazioni di emergenza nessuno sa come comportarsi, quindi è normale fare valutazioni errate o rivederle in corsa.

 

 

Marina Mander, L'età stranieraL’età straniera è l’ultimo romanzo di Marina Mander, pubblicato da Marsilio nel 2019 e semifinalista all’ultimo premio Strega

 

Intervista pubblicata su Club Milano 55 marzo – aprile 2020. Clicca qui per scaricare il magazine.

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