Storie di quarantena

La Ringhiera, storie di quarantena

Ognuno ha vissuto la propria quarantena: chi confortato dagli agi di una casa più grande, chi costretto in spazi ridotti, chi in compagnia, chi in solitaria. Quella de “La Ringhiera” è la storia di una quarantena a Milano.

di Marilena Roncarà | 25 maggio 2020

Adesso che è finita possiamo dirlo: ognuno ha vissuto la propria quarantena. Ormai questo è assodato. Come ha puntualizzato, tra gli altri, il filosofo e psicoanalista argentino Miguel Benasayang: “Non siamo tutti sulla stessa barca. Siamo nella stessa tempesta”.
Ed ecco che c’è chi ha trascorso la quarantena confortato dagli agi e dal comfort di una casa più grande, chi si è sentito costretto in spazi ridotti; chi ha vissuto felicemente (o faticosamente) in compagnia di familiari e congiunti, chi invece l’ha passata in solitaria. Ancora alcuni sono stati più al sicuro, altri per tante ragioni si sono ritrovati naufraghi di uno o molti disagi. Fermo restando che del naufragio del singolo ci dovremmo occupare e prendere cura tutti, oggi vi proponiamo una storia di quarantena, quella vissuta in una casa di ringhiera tra la meneghina China Town e piazza Gae Aulenti. Qui un gruppo di ragazzi si sono ritrovati a voler raccontare una quarantena diversa, quella di una comunità ritrovata.

«Cinquantasei giorni, sei ragazzi diventati amici, una casa di ringhiera. Abbiamo scoperto persone che incrociavamo da mesi o anni sui ballatoi, con cui scambiavamo a malapena un “ciao”. Abbiamo imparato a conoscere le loro storie e le loro vite. A un certo punto ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti: perché non raccontarlo?» Spiegano così l’idea del loro progetto Chiara Iacolbelli, Giovanni Greggio, Michele Rovina, Alessandro Asmundo, Francesco Ferlaino e Alesia Preite, gli ideatori nonché realizzatori del video “La Ringhiera”, che proseguono: «Un po’ per gioco, ma soprattutto per passione abbiamo deciso di parlare di una quarantena diversa, sicuramente più fortunata, e della riscoperta di qualcosa che credevamo non esistesse più: la comunità».

Ne è uscito un racconto fresco e spontaneo, capace di farci sorridere e anche un po’ pensare.

 

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