Isola goes digital

Gabriele Cavallaro, per IDD

Project manager di Isola Design District, Gabriele Cavallaro ci ha raccontato come il più giovane dei distretti milanesi ha reagito alla cancellazione della design week. Senza sparire ma confermando ancora di più la propria presenza con il lancio di una piattaforma digitale.

di Marilena Roncarà

Quando nasce Isola Design District?

Tutto è cominciato nel 2016 con Milan Design Market. Volevamo creare una collettiva durante il Fuorisalone dove i designer potessero vendere i propri prodotti. Eravamo in Porta Romana ed è stata un’esperienza incredibile, con tantissimi visitatori nonostante fosse una meta fuori dai distretti classici. Da lì l’idea di creare un distretto nostro all’Isola. Abbiamo costruito tutto da zero, facendo rete tra le attività commerciali del quartiere, gli artigiani, i laboratori, le gallerie di design e i nostri contenuti compresa la collaborazione con i designer olandesi. Una sinergia, quest’ultima, che si è consolidata nel tempo e che lo scorso anno ci ha portato a partecipare alla Dutch Design Week di Eindhoven.

Qual è stata la sua prima reazione alla notizia del lockdown?

All’inizio ero tra quelli che pensavano che la design week sarebbe stata spostata a giugno e mi sembrava una scelta buona, avevamo anche riorganizzato i contenuti, insomma eravamo pronti. Poi la situazione è peggiorata e la cancellazione è stata inevitabile. Di sicuro per noi è stato un grande danno. Per fortuna molti designer hanno confermato la loro presenza per l’anno prossimo lasciandoci gli acconti e anziché reagire in maniera passiva e farci prendere dal vittimismo, abbiamo deciso di investire quello che c’era rimasto in una piattaforma digitale, per creare un’opportunità per il presente e il futuro.

Di cosa si tratta?

È un progetto a lungo termine parallelo agli eventi fisici che andrà a integrare e non certo a sostituire. L’obiettivo è dare visibilità ai designer emergenti, agli studi indipendenti e soprattutto a progetti legati alla sostenibilità, ai nuovi materiali, all’innovazione, che sono poi gli elementi costitutivi della nostra identità come distretto.

Come è strutturata la piattaforma?

Abbiamo cercato di unire tutto quello che la tecnologia ci poteva offrire, comprese esperienze di realtà virtuale. Sono previste quattro sezioni a partire da Isola Design Community e Isola Design Magazine che sono rispettivamente, la community a cui i designer, previa nostra curatela (per ora ne abbiamo già selezionati una settantina), si possono iscrivere per mostrare i propri progetti; e la versione più evoluta del blog, Isola Design Magazine appunto, con contenuti esterni realizzati da professionisti del design, da agenzie e media del settore.

A questo si affiancano, e qui cominciano le novità, Isola Digital District: una vera e propria versione digitale del quartiere, dove con un clic su un edificio o un oggetto, è possibile partecipare agli eventi in live streaming, fare un giro agli e-store di design dei nostri partner, o godersi i tour a 360 gradi in realtà come Squinzi Design e la Galleria Angelo della Pergola entrando virtualmente a visitare lo spazio e a vedere i pezzi di design. Per arrivare, infine, a Isola Virtual Locations: una serie di spazi virtuali, dove, tra gli altri, in un’immaginaria fabbrica abbandonata, abbiamo allestito una mostra in realtà virtuale con progetti in 3D cliccabili e in alcuni casi acquistabili.

Dove e quando la messa online?

Dal 16 giugno su isoladesigndistrict.com, con una manifestazione digitale che abbiamo chiamato Isola Goes Digital. Infatti dal 16 al 21 giugno festeggeremo questo rilascio con un fitto programma di eventi online fra talk, mostre in 3D, contenuti educational e di intrattenimento. In questo modo Isola Design District cresce diventando insieme un evento che si svolge due volte l’anno, durante la design week di Milano e quella di Eindhoven, e una piattaforma digitale, ovvero un grande contenitore dove andare a scoprire nuovi profili e progetti inediti.

Una sorta di vetrina permanente?

Volevamo dare un segnale per dire che ci siamo e che vogliamo diventare ancora di più un riferimento costante per chi cerca la novità nel mondo del design, sia in termini di nomi sia di progetti. La nostra idea è lavorare con i designer che magari non hanno i budget delle grandi aziende, ma che hanno la necessità di farsi conoscere.

Cosa si augura per il design?

Che tutti gli operatori pur mantenendo la propria identità possano uscire da logiche di tornaconto personale, per cominciare lavorare insieme in maniera sinergica, creando una grossa rete, soprattutto a Milano, dove ad esempio la Milano Design Week per quanto ricca di avvenimenti, è un’esperienza molto frammentata.

Un pensiero per la città…

Vedere Milano che piano piano torna a vivere è una bella sensazione. Mi piace pensare che da questo drammatico momento storico abbiamo imparato a vivere in maniera un po’ più prudente, più sana, più cosciente, cercando di pensare non solo a noi e al nostro lavoro, ma anche al prossimo.

Intervista pubblicata su Club Milano 56 maggio – giugno 2020. Clicca qui per scaricare il magazine.

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