Riconvertiamo!

Non sono poche le aziende, in Italia così come nel resto del mondo, che hanno convertito le loro produzioni per far fronte, durante la crisi sanitaria, alle necessità delle forze impegnate in campo medico e non solo. Le parole, questa volta, hanno lasciato posto ai fatti.

di Enrico S. Benincasa

Anche i più scettici nei confronti della pandemia che ha sconvolto il mondo non possono non aver avuto un sussulto quando, quasi dall’oggi al domani, hanno visto aziende e fabbriche, rinomate e non, fermare la propria attività per iniziare a produrre beni necessari e salvavita come mascherine, camici e altri dispositivi di protezione individuale, liquidi igienizzanti, parti per macchinari medici e altro ancora.

Un fatto epocale, soprattutto per Paesi che, come il nostro, si sono lasciati alle spalle da decenni certe procedure da tempo di guerra, difficilmente integrabili negli scenari globali e interconnessi delle economie di oggi. Allo stesso tempo, però, questa necessità ha messo a nudo l’estrema dipendenza del nostro sistema dagli approvvigionamenti dall’estero, soprattutto per alcuni materiali come le (in alcuni momenti) introvabili mascherine.

Nella fase più critica dell’emergenza il Gruppo Armani ha messo a disposizione quattro dei suoi stabilimenti: Trento, Carrè, Matelica e Settimo Torinese

Tante aziende a supporto

I dispositivi di protezione individuale si sono dimostrati necessari per contenere il coronavirus, soprattutto per chi ha combattuto in prima linea questa battaglia sanitaria. Quando è emerso il problema approvvigionamenti, molte aziende non si sono fatte pregare e hanno riconvertito la propria produzione in tempi brevissimi. Tra queste c’è Natuzzi, realtà pugliese di furniture design, che nel suo stabilimento di Ginosa (TA) ha confezionato migliaia di mascherine chirurgiche conformi alle specifiche richieste dall’ISS. Ha messo a disposizione della collettività i propri stabilimenti italiani Calzedonia Group, che ha prodotto e donato mascherine chirurgiche e protettive a ospedali, comuni, Onlus, Protezione Civile ed enti senza scopo di lucro. Il Gruppo Prada, invece, ha riconvertito il proprio stabilimento di Montone (PG) per realizzare 80 mila camici e 110 mila mascherine destinati agli operatori sanitari. Il Gruppo Armani ha fatto lo stesso in tutti i suoi stabilimenti italiani, che dal 26 marzo hanno prodotto dispositivi di protezione individuale destinati al personale ospedaliero invece dei capi della maison.

Le iniziative nate dal basso

Tante aziende hanno seguito questi esempi, ma ci sono anche iniziative nate dal basso che hanno generato risultati importanti. Diana de Marsanich, giornalista, Giusy Bettoni, esperta di materiali, Marina Spadafora, stilista, e Simona Roveda, imprenditrice, hanno unito le loro forze e quelle di realtà importanti come l’azienda di tessuti Mantero, il Maglificio Ripa, LG Electronics e Marcolin Eyewear, per confezionare e donare materiale protettivo di varia natura – dai camici alle maschere protettive per gli occhi – per l’Ospedale San Gerardo di Monza. In campo ottico è stata molto attiva anche la Sordelli Srl, azienda di eyewear di Venegono Inferiore (VA), che ha deciso di aprire una divisione dedicata al safety per produrre dispositivi specifici per la protezione individuale.

Il liquido igienizzante

Un altro bene diventato di prima necessità durante il lockdown è stato il liquido igienizzante per le mani. Il fatto che abbia scarseggiato anche presso i presidi ospedalieri ha spinto molte aziende del settore beverage a rispondere a questa emergenza. Grandi gruppi come Diageo e Pernod Ricard si sono impegnati in tutto il mondo per dare una mano e lo hanno fatto anche in Italia. La prima, nel nostro Paese, ha donato 100 mila litri di alcol, la seconda invece ha riconvertito delle produzioni come quella di Ramazzotti. Invece del famoso amaro, le linee dello stabilimento di Canelli (NO) hanno visto scorrere liquido igienizzante destinato a Croce Rossa Italiana, Vigili del Fuoco e Protezione Civile. Un approccio simile a quello di Campari Group, che ha unito le forze insieme a Intercos per produrre, negli stabilimenti Cosmint di Olgiate Comasco, gel idroalcolico per mani destinato ai lavoratori della sanità lombarda.

Maschere da snorkeling e caschi per la respirazione

La grande idea dei designer di Isinnova, capaci di “riconvertire” le maschere da snorkeling di Decathlon in caschi per la respirazione CpaP, ha visto il contributo anche della Rubinetteria Nobili, azienda di Suno (NO) che, in collaborazione con l’azienda ospedaliera di Novara, ha messo a disposizione le sue stampanti 3D per produrre le valvole necessarie a questa trasformazione. Una risposta pronta a una necessità del territorio, uno dei tanti fatti concreti che abbiamo potuto toccare con mano in questi giorni.

La speranza, ovviamente, è che non ci sia più bisogno di scelte così importanti da parte delle aziende, ma l’auspicio è che questa crisi ci porti a riflettere su quanto sia rischioso dipendere eccessivamente dall’estero quando si tratta della nostra salute.

Whisky per le mani

La Old Fourth Distillery, distilleria di Atlanta, Georgia, quando ha saputo che il gel igienizzante per mani cominciava a scarseggiare in città, non si è fatta pregare e ha cominciato a produrlo per donarlo ai cittadini e, ovviamente, anche alle forze sanitarie impegnate a combattere il virus.

Articolo pubblicato su Club Milano 56 maggio – giugno 2020. Clicca qui per scaricare il magazine.

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