La città negata

Milano, la città negata. Foto di Massimo Martino, progetto con Marco Eugenio di Giandomenico

Uno scrittore e critico dell’arte, Marco Eugenio di Giandomenico, e un fotografo, Massimo Martino, hanno raccontato, ciascuno con il proprio linguaggio, Milano durante il lockdown. Tra parole e immagini il risultato è qualcosa che parla del nostro passato recente.

di Marco Eugenio di Giandomenico | 1 luglio 2020

Nell’era della grande pandemia, in cui la natura riconquista i suoi spazi vituperati dall’essere umano accecato dal consumismo sfrenato del ventesimo secolo e dai new media del ventunesimo secolo, le città, ideate e costruite per soddisfare i bisogni primari, sociali e culturali dell’umanità, tornano ad essere materiali fisici assemblati, minerali, legno, metalli, etc., organizzati in strutture più o meno creative, dimenticando la funzione pubblica assegnatale, contenitori di organismi biologici pensanti, rinchiusi in meandri più o meno confortevoli.
Tra le tante spicca Milano, accogliente e seducente in re ipsa, come dice Stendhal, la quale da sempre non riesce ad essere leggera al cospetto delle grandi tragedie umane, la più bombardata nella prima e seconda guerra mondiale, la più vessata dalla peste del 1630 e così via, andando per sua natura fino in fondo ad ogni avventura positiva o negativa che sia costretta a condividere o meno, una “Milano, che quando piange, piange davvero” nelle parole del cantautore poeta Lucio Dalla.

Gli scatti del fotografo Massimo Martino documentano le piazze e le strade della capitale lombarda come non le abbiamo mai viste, deserte e affascinanti, recuperando una bellezza che la follia sociale metropolitana ha mortificato per decenni, una bellezza quasi filtrata da un etere incontaminato, capace di riflessi luminosi inaspettati e inebrianti, quasi piombassimo in luoghi metafisici a mo’ di Giorgio De Chirico.

La fotografia, l’arte “rivelata” circa duecento anni fa, diventa il ponte meraviglioso tra le nostre visioni oniriche e le nuove realtà urbane “irreali” dell’era del coronavirus, dove tutto sembra oramai impossibile nell’incapacità dell’umanità di intercettare i magnifici segnali ancestrali che troppo spesso cadono nel vuoto.

Info
marcoeugeniodigiandomenico.com/
maxmartinoart.it/

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