Memorie di riti e culti pagani

Milano riti pagani. Broletto Nuovo. Scrofa semilanuta

Ci sono tracce e simboli di discendenza pagana ancora oggi vivi a Milano che ci raccontano delle remote origini della città e di tante leggende e usanze di culto arrivate sino a noi. Scopriamo insieme la storia di alcune delle icone e dei luoghi più significativi di Milano e le memorie che portano con sè.

di Alessandra Cioccarelli | 15 luglio 2020

Il grande santuario celtico

La storia di piazza del Duomo non può essere disgiunta da quella del medhelan “terra sacra di mezzo”, ossia il grande santuario celtico presumibilmente fondato nel primo quarto del VI sec a.C. Un medhelan era un bosco sacro, che si trovava al centro di una serie coordinate terrestri e astrali tali da renderlo il luogo ideale per il raduno dei druidi e della popolazione in occasione di momenti celebrativi. Che aspetto aveva il santuario destinato alla confederazione insubre? Si presentava come uno spiazzo erboso circondato da alberi che formavano un’ellisse con gli assi di 443m x 323 ed era situato intorno a piazza della Scala, lasciando piazza del Duomo a meridione. L’accesso al santuario era garantito da un sistema di sentieri il cui tracciato fu mantenuto anche in età romana e si trasmise fino al XIX secolo; tra i tracciati viari quello che correva immediatamente a meridione del santuario condizionò l’orientamento dei successivi edifici romani nonché l’orientamento di quella che sarebbe diventata la nostra piazza del Duomo. Questo tracciato è identificabile con l’attuale corso Vittorio Emanuele, piazza Duomo, Cordusio e via Broletto, il cui andamento curvilineo è ancora visibile, nonostante lo stravolgimento dell’orientamento avvenuto a causa della realizzazione della piazza in epoca sabauda.

C’era un volta una scrofa “semi-lanuta”

Prima dell’avvento del biscione visconteo, l’animale simbolo di Milano era la scrofa “semi-lanuta”. Narra l’Alciati che quando Belloveso – principe gallo citato dalla storico Livio come fondatore leggendario di Milano – giunse in Insubria elesse sette savi per comprendere attraverso la consultazione dell’oracolo in quale luogo porre le fondamenta della città. Il luogo non fu mai scelto dagli uomini ma solo “scoperto”: lo spazio sacro fu loro rivelato tramite l’orientamento astronomico e grazie a un animale che, lasciato libero, fu sacrificato nel punto di ritrovo l’indomani. Per i Celti la dea solare Belisama aveva come ierofania una scrofa bianca, soppiantata successivamente dal cinghiale bianco, sacro al dio solare Lug. Sia la scrofa – connessa al ciclo lunare – sia il cinghiale – connesso al ciclo solare –  avevano il dono di guidare oltre le porte del mondo visibile, per cui potevano essere utilizzati per individuare il nemeton in cui costruire il santuario. Data l’epoca arcaica in cui fu fondato il santuario degli Insubri e la prevalenza dei culti lunari su quelli solari nella religiosità dell’epoca, è possibile che sia stata veramente una scrofa bianca l’animale-simbolo di Milano e che il santuario fosse dedicato a Belisama (poi Minerva).

Santa Maria Paradiso, Milano
Pietra di San Barnaba

Il culto delle pietre sacre

Uno dei culti celtici giunto in un certo senso fino a noi è quello delle pietre. I concili del IV secolo condannarono ripetutamente il culto delle pietre, nonché quello delle fonti e degli alberi (condanna ribadita fino al VII secolo, segno di persistenza dei culti). Presso i Celti tuttavia si conosce l’uso di pietre durante le cerimonie d’insediamento dei capi: salivano sulle pietre e giuravano di seguire le orme dei loro predecessori; sulla pietra era inciso un paio di piedi a rappresentare quelli del primo capo. Le chiese di S. Nazaro Pietrasanta e di S. Vittorello a Porta Romana conservavano due pietre legate al culto ambrosiano: sulla prima Ambrogio salì per montare a cavallo, sulla seconda si accasciò dopo aver invano tentato la fuga per sottrarsi alla sua elezione a vescovo. Con altissima probabilità ci troviamo di fronte a un antico culto pagano esaugurato dall’abbinamento alla carismatica figura del santo milanese.

Le antiche pietre forate

Sempre pietre cultuali, ma di diversa categoria, sono le ruote o pietre rotonde forate presenti a Milano come la pietra di Santo Stefano e la pietra del Tredisin de Mars. Quest’ultima è associata al culto di San Barnaba e agli esordi della Chiesa milanese: si tratta di una pietra rotonda con un foro al centro e una raggiera di tredici linee, oggetto di grande venerazione nel corso dei secoli; il fatto che sia la ruota, conservata in origine in San Dionigi a Porta Venezia, sia da sempre stata abbinata a San Barnaba colloca il culto in tempi remoti. Il suo significato? La pietra forata ha un valore particolarissimo risalente all’India vedica: il foro nella pietra si chiama “porta della liberazione”, attraversando la quale l’anima può passare oltre e salvarsi.; la pietra può quindi essere appartenuta a un primitivo luogo di sepoltura, anche se non necessariamente a un’area cimiteriale.

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