L’altra realtà

Quando li viviamo sembrano destinati a essere indelebili, eppure i ricordi subiscono il logorio del tempo e il nostro evolverci. Diversi dalla realtà sono oggetto di interesse per film e mostre. A noi il compito di viverli con intensità e trattenerli nella memoria.

di Elisa Zanetti

«Quante cose che abbiamo già vissuto, servirebbe un’altra vita per ricordarsele tutte». Un’altra vita solo per ricordare, dice così “lei”, protagonista femminile di Ricordi?, delicata pellicola del 2018 di Valerio Mieli che riflette sulla memoria e sull’evolversi dei sentimenti. E a ciascuno di noi sembra difficile darle torto, soprattutto in estate, quando viaggi e nuovi incontri ci portano a vivere emozioni più intense che si traducono in batticuori e scatti che si rincorrono senza fine nei rullini digitali dei nostri smartphone, pronti a essere scorsi o, nei casi più fortunati, stampati per continuare a parlarci di momenti che mentre li viviamo sembrano indelebili.

 Con Italia la fotografa Irene Ferri trasforma in immagini i ricordi della collettività.
In questo scatto Rimini

Ma è davvero così? Non proprio. Attimi che sanno di acqua salata o di un’aria più fresca, di aromi lontani e colori preziosi, così forti e travolgenti nel momento in cui sono presente, una volta trasformatisi in ricordi sono destinati a mutare, soggetti al nostro evolverci e al logorio del tempo. Con il passare di giorni, mesi e anni, i ricordi si deteriorano, si fanno meno definiti e, soprattutto, cambiano perché soggetti al processo ricostruttivo della memoria, che non scatta fotografie immutabili, ma ricostruisce quanto accaduto alla luce non solo degli avvenimenti vissuti, ma anche delle esperienze successive, che vanno a modificare il fatto originario e a dargli nuove forme. Realtà e ricordo insomma non coincidono.

Riflette su queste tematiche The Affair, che nel 2015 si è aggiudicata un Golden Globe come miglior serie drammatica. Le puntate raccontano quella che potrebbe essere una banale storia di adulterio, ma lo fanno attraverso una formula insolita: ogni episodio è diviso in due parti che mostrano gli stessi fatti visti dalla prospettiva di Alison e di Noah, i due protagonisti. Una noiosa ripetizione? Per nulla. Molto è quello che cambia nelle rievocazioni dei due, che riportando il passato in maniera così differente (sino all’inserimento di episodi che non trovano riscontro nella versione dell’altro, tanto da impedire di dare per certo il loro accadimento) instillano non pochi dubbi nello spettatore, catturandone l’attenzione.

Per combattere la labilità dei ricordi e preservarne la bellezza sono tante le strade che nel tempo abbiamo provato a percorrere: dalle pagine del diario, alle fotografie, dalle cartoline ai post sui social. Con quest’ultimi occorre però fare attenzione: in un certo senso più ci affidiamo a loro, più tendiamo a dimenticare, a essere meno attivi. L’influenza di internet e delle tecnologie sulle nostre capacità mnemoniche è un fenomeno che possiamo riscontrare facilmente: per esempio avere sempre a disposizione la possibilità di reperire un’informazione attraverso un motore di ricerca fa sì che si tenda ad abbandonarsi a questa opzione, al posto che cercare di assimilare un concetto memorizzandolo.

A preservare i ricordi di tutti presta la sua bravura Irene Ferri, giovane fotografa che con Italia sta dando vita a un progetto “personale e collettivo”, spostandosi per lo Stivale per trasformare le memorie in immagini in grado di sfidare il tempo. Ciascuno può proporre il proprio ricordo legato al Paese e l’artista ne darà un’interpretazione visiva: gli scatti più belli si trasformeranno in una mostra e in un libro. Mescola invece cartoline e scatti la mostra Postcards from Italy di Carolina Sandretto, che partendo dalla suggestione del Gran Tour, il viaggio che nel XVII secolo portava in Italia i rampolli delle più prestigiose famiglie europee alla scoperta delle bellezze italiane, mostra come a cambiare non siano i luoghi, ma il nostro modo di guardarli. I giovani di allora non disponevano di macchine fotografiche e imprimevano attraverso scritti, disegni e cartoline i loro ricordi. Nell’esposizione – al Plaza Project Art Room di Viareggio, fino all’1 settembre – la fotografa racconta il suo Gran Tour, indagando l’evolversi del rapporto con il viaggio e la meraviglia. In contrasto con le bulimiche abitudini che ci portano a scattare foto per i social più che a vivere realmente un luogo, l’artista sceglie i tempi lenti dell’analogico e sovrappone agli scatti vecchie cartoline che ritraggono quegli stessi posti, mostrando come a cambiare sia il nostro modo di viverli, spesso troppo veloce e superficiale. E così se è vero che i ricordi mentono e sono destinati a mutare, è altrettanto vero che possiamo però cercare di assaporare più intensamente ogni momento.

In apertura: “Il Villino”, una delle opere di “Postcards from Italy” di Carolina Sandretto, che è in esposizione a Viareggio, al Plaza Project Art Room, fino al 1 settembre.

Articolo pubblicato su Club Milano 57 luglio – agosto 2020. Clicca qui per scaricare il magazine.

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