JazzMi 2020 è sospeso

A poche ore dal debutto di JazzMi 2020, abbiamo parlato con Luciano Linzi, direttore artistico insieme a Titti Santini della manifestazione, per saperne di più di questa edizione a dir poco straordinaria.

di Marilena Roncarà | 22 ottobre 2020

Dal 26 ottobre JAZZMI 2020 è sospeso in ottemperanza del nuovo DPCM (25/10/2020). Sul sito della manifestazione troverete maggiori informazioni (cancellazioni, rimborsi, rinvii). Così gli organizzatori salutano il pubblico: “Ci abbiamo provato. Grazie a tutti dell’energia”. Aggiornamento del 25 ottobre 2020

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In questi giorni le certezze non sono più monolitiche, ma vanno e vengono in rapporto ai dati della pandemia e nel rispetto delle regole dei nuovi DPCM e purtroppo dobbiamo registrare che l’entusiasmo che ci aveva mosso lo scorso giovedì, nella giornata di apertura del festival durante l’intervista che trovate sotto, ora viene meno. Resta forte il fatto di averci creduto e provato fino a quando è stato possibile. Di seguito la nostra intervista del 22 ottobre.

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Cominciamo da un fatto JazzMi c’è e dal 22 ottobre al 1 novembre continua a scommettere sulla grande musica: Stefano Bollani, Paolo Fresu, Vinicio Capossella, Chiara Civella, James Senese, Musica Nuda, Omar Sosa… solo per fare qualche nome. Oltre 100 sono i concerti confermati, tutti realizzati nel massimo rispetto delle norme di sicurezza anti Covid. A poche ore dal debutto dell’edizione 2020 del festival con Tre per Una. Omaggio a Mina con Danilo Rea, Massimo Moriconi e Alfredo Golino sul palco della Triennale, abbiamo parlato con Luciano Linzi direttore artistico, insieme a Titti Santini, della manifestazione.

Valdes Bollani al Dal Verme. Foto di Max Pescio

Come è cambiato il festival con le nuove restrizioni introdotte dall’ultimo Dcpm e dall’ordinanza della Regione Lombardia?
Abbiamo messo mano al cartellone per rispettare l’ordinanza di Regione Lombardia, anticipando l’orario di parecchi concerti che erano in una zona non più agevole per il coprifuoco delle 23. Qualche concerto lo abbiamo pure dovuto cancellare completamente, ma percentualmente si tratta di una piccola quantità rispetto a un programma che si conferma molto nutrito con oltre 100 appuntamenti.

Del resto le misure necessarie a far svolgere la manifestazione erano già contemplate: la prenotazione dei posti, soprattutto online, la gestione delle norme di sicurezza e di sanità dei luoghi utilizzati, la distanza, la tracciabilità di ogni singolo spettatore previa ricezione dei suoi dati. Tutto questo era già stato contemplato.

Quali sono le precauzioni da mettere in atto?
Ancora adesso noi ricordiamo di verificare il calendario aggiornato sulla nostra pagina news, sul sito jazzmi.it e utilizzare lo strumento della app (qui per iOS e qui per Android) che abbiamo da tre anni e che riporta in tempo reale tutti i dettagli degli eventi. Sono gli strumenti bussola che permettono di attraversare il programma ricchissimo del nostro festival. Il pubblico ci sta seguendo ed è chiaro che noi vogliamo essere convincenti nel farlo venire e nel confermare che la sua presenza è fondamentale per la vita di questa manifestazione, ma anche per la città stessa e per la comunità dei musicisti.

Quella di quest’anno si conferma in ogni caso un’edizione straordinaria (“che non sembra neanche vera”, come scrivete sul vostro sito). Quanto è stato complesso organizzarla?
Avevamo immaginato all’inizio dell’anno un programma che poi non è quello che abbiamo stampato su carta, perché ovviamente da marzo e soprattutto nei mesi a seguire abbiamo dovuto capire cosa e come si sarebbe potuto realizzare a partire da quali gli spazi potevamo utilizzare, con quale capienza, ecc. Abbiamo rimodulato completamente il programma, tenendo presente che era confermata la indisponibilità dei musicisti americani. E purtroppo in questa ultima settimana siamo stati costretti a cancellare anche i concerti degli artisti che arrivavano dall’Inghilterra che hanno annullato la loro presenza in seguito a una norma (scattata lo scorso venerdì) che obbliga chiunque rientri dal nostro Paese a effettuare una quarantena di 14 giorni.
Però tutto questo ha avuto il vantaggio di dare un ulteriore spazio agli artisti italiani. Abbiamo ampliato il cartellone in questa direzione cercando di conservare gli ingredienti e le caratteristiche che in questi 5 anni di vita il festival ha saputo far apprezzare, ovvero la trasversalità del jazz in tutti i suoi stili. Come sempre diamo grande spazio ai musicisti giovani, selezionati attraverso una call pubblica e negli ultimi due anni pure grazie al progetto Gender Future realizzato insieme a uno dei nostri sponsor che è Volvo.

C’è un episodio particolare che ha caratterizzato gli ultimi mesi in cui avete dovuto spesso lavorare alla “cieca”?
Il fatto di aver immaginato e all’inizio dell’anno aver confermato una serie di artisti americani che già da qualche anno speravamo di poter inserire nel cartellone di JazzMi perché sono davvero i protagonisti della scena contemporanea americana. Salvo poi dover annullare la loro partecipazione, anche se siamo convinti di recuperarli nella prossima edizione del festival.

Come hanno risposto i vari artisti? 
Devo dire che c’è stata una disponibilità massima da parte di tutti i musicisti che erano inseriti in cartellone e anche in queste ultime ore in cui si è trattato di modificare itinerari, prenotazioni, spostamenti, aspetti anche logistico-organizzativi per poter aderire al cambiamento degli orari per la nuova ordinanza, c’è stata piena disponibilità da parte di tutti.

La convinzione è che sia importante mantenere in vita manifestazioni culturali di questa portata in città importanti come Milano, anche perché JazzMi è diventata qualcosa di molto atteso all’interno del palinsesto culturale cittadino. La volontà da parte di tutti, non solo dei musicisti, ma anche da parte di agenzie e operatori, insomma di tutte le parti in causa, ci ha confortato nella convinzione di portare avanti il progetto.
Il festival è prodotto da Ponderosa insieme alla Fondazione Triennale con l’aiuto dei nostri sponsor e in partnership con il Blue Note e ognuno ha fatto la sua, ha garantito e si è preso l’onere e il rischio di portare a termine una manifestazione di questo tipo in un anno così complicato.

In che modo la musica può dare una ventata di ottimismo alla vita dei milanesi?
La musica come espressione culturale è davvero un baluardo nei confronti di terrore, ansia o angoscia. E nei mesi scorsi, anche durante il lockdown, abbiamo avuto prova di quanto la musica possa lenire, sostenere e dare conforto in momenti di totale spaesamento e incertezza.
Credo che la musica possa rappresentare un’ottima medicina, un vaccino nei confronti di questi stati di paura e di ansia che siamo costretti a vivere. E la musica dal vivo evidentemente è la dimensione ideale in cui poter trovare questo conforto ed emozionarsi profondamente.

Come pensa risponderà il pubblico?
Dall’annuncio anche di questa ultima ordinanza siamo stati subissati da messaggi e mail da parte del pubblico che chiedeva se la manifestazione andava avanti, se era confermata, se c’erano dei cambiamenti. In altri termini l’attenzione perché tutto questo non venisse perso era altissima.

Da sempre JazzMi è un “festival diffuso” che tocca anche i quartieri periferici della città, da Quarto Oggiaro alla Barona all’Ortica, ecc.. come se oltre all’intento musicale ci fosse anche una missione sociale, di aggregazione e di riscoperta della città di cui il festival si fa interprete…
Di questo, io con l’altro direttore artistico Titti Santini, ci siamo fatti forti sin dalla prima ideazione del concept. Da sempre l’obiettivo è che il festival sia diffuso quanto più possibile sul territorio della città, quindi non solo centro o nei luoghi consuetudinari per ospitare concerti e musica, ma anche in molti altri spazi e in tutti gli altri quartieri possibili, tanto che la mappa presente nel programma di quest’anno è abbastanza impressionante nel mostrarci come il palinsesto sia ramificato. Quest’anno, tra l’altro, ci siamo allargati a comprendere comuni limitrofi della città metropolitana e grazie alla Fondazione di Comunità di Cariplo siamo a Rozzano, Trezzano, Carugate, San Donato…

Un appuntamento che mi piace ricordare ed è la Maratona Break In jazz in programma sabato 24 ottobre e curata dall’associazione Musica Oggi, con cui collaboriamo dalla prima edizione. L’evento si svolge allo spazio Teatro 89, dalle 11 alle 19, quando si esibiranno 50 tra i migliori allievi e musicisti jazz.

C’è qualche altro appuntamento da segnalare?
Quest’anno, com’era già previsto nel programma originale di gennaio, celebriamo i 10 anni di attività dell’etichetta discografica la Tǔk Music di Paolo Fresu e lo facciamo con un concerto speciale giovedì 29 ottobre alle 20 alla sala Verdi del Conservatorio, con una selezione di giovani musicisti che lui regolarmente supporta. Contemporaneamente a questo avremo l’inaugurazione di una mostra grafica al Cinema Anteo con una selezione delle migliori copertine di questo catalogo, mentre sempre nella stessa sede venerdì 30 ottobre ci sarà la proiezione in anteprima nazionale del documentario Tǔk Ten – Tǔk Music sulla vicenda di questa etichetta italiana esemplare.

Lo spirito di JazzMi rimane inalterato e se possibile quest’anno è ancora più forte…
Tutto il comparto jazz italiano si è compattato alla luce di questi problemi e di questa crisi. È stato uno dei primi comparti a ripartire quando le condizioni lo permettevano proponendo dei concerti dal vivo in piena sicurezza. Il jazz italiano è una scena ricchissima di talenti, di grandi musicisti, alcuni popolarissimi, altri meno conosciuti e con tanti giovani leve. È davvero un esercito di musicisti che merita di essere abbracciato attraverso la nostra manifestazione.

Una parola per JazzMi 2020.
Come abbiamo proclamato nel comunicato stampa “coraggio e tenacia” sono due termini di significato profondo che devono continuare ad accompagnarci anche nelle giornate e nelle settimane a venire. Credo che possano essere davvero il richiamo più forte di quello che siamo comandati a fare.

Info: JazzMi 2020
22 ottobre – 1 novembre

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