Musica Nuda

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Attesi ospiti di JazzMi 2020, Petra Magoni e Ferruccio Spinetti si apprestano a festeggiare la maggiore età della loro creatura prediletta: Musica Nuda. Creatura che – tra vocalismi raffinati, musica d’autore ed eleganti partiture di contrabbasso – è pure pronta a tornare con un nuovo album (il dodicesimo della loro carriera) dedicato al periodo più magico della vita: l’infanzia.

di Simone Sacco – foto di Angelo Trani

Abbiate ancora un poco di pazienza”. Lo sguardo di Petra Magoni, pisana e voce ammaliante di Musica Nuda, comunica esattamente quello mentre incontra il viso barbuto del suo partner artistico Ferruccio Spinetti, casertano DOC, stimato insegnante di contrabbasso e ritmica incessante (vi suona da trent’anni) degli Avion Travel. E l’invito è rivolto sia al loro fedele pubblico – che attende un album di inediti ormai da oltre tre anni e mezzo – che, nello specifico, a quello milanese. Audience meneghina che si godrà, rigorosamente distanziata, la loro proposta durante la nuova edizione di JazzMi in programma dal 22 ottobre al primo novembre prossimo. In attesa di entrambi gli eventi – un disco nuovo e un bel concerto a tinte jazz – abbiamo conosciuto meglio il dinamico duo, Petra più esuberante, Ferruccio più a suo agio nei panni del comunicatore serafico. Insieme ci hanno accompagnato nell’esplorazione in lungo e in largo di una musica, la loro, senz’altro “nuda” nella sua essenzialità, ma allo stesso tempo “vestita” con pop d’autore, accessori jazz, testi ultimamente in italiano e “leggera” come certi foulard colorati che profumano tuttora di Novecento. Veniamo alle domande.

Partiamo da questo complicato 2020: cos’ha combinato Musica Nuda in questi ultimi mesi?

Petra: Poco. Come gran parte dei musicisti, a marzo e aprile, abbiamo fatto poco o nulla per il semplice fatto che non ci si poteva incontrare per imbastire qualche prova. A giugno sono ripartiti i nostri concerti dal vivo dopo lo stop forzato e, a parte questo, ci siamo focalizzati sul nostro nuovo album, che sarà incentrato su canzoni per bambini.

Un’opera sulla falsariga di Sergio Endrigo e della sua celebre “Ci vuole un fiore”?

P: Esattamente. Sai, abbiamo notato che se a un bambino fai ascoltare con attenzione Endrigo o Giorgio Gaber gradisce senz’altro. Un bel salto di qualità rispetto a tutta quella “baby music” che va di moda oggi. E che a me e a Ferruccio sembra abbastanza orrenda…

Ferruccio: Così abbiamo pensato a questo progetto discografico, a firma Musica Nuda, che potrebbe anche uscire abbinato a un libro per l’infanzia. Al suo interno ci saranno sia cover che brani nostri o composti dai nostri autori di riferimento tipo Max Casacci dei Subsonica, Simone Cristicchi o Luigi Salerno. Il tutto, sempre secondo i nostri piani, dovrebbe essere pronto entro il 2021.

Il progetto di Petra sarà più repentino in tal senso, vero?

P: Già. Entro fine 2020 verrà pubblicato un mio disco che ho realizzato in duo con Ilaria Fantin: una bravissima liutista che, in queste tracce, si cimenta con l’arciliuto. Un progetto previsto in origine per la scorsa primavera, ma che è slittato inevitabilmente all’autunno e inverno prossimi.

Prima di tutto ciò sarete ospiti alla nuova edizione di JazzMi: che tipo
di concerto avete in mente di eseguire?

P: Beh, come Musica Nuda abbiamo un repertorio ricchissimo: circa 200 pezzi che ci divertiamo a ruotare sera dopo sera. In pratica compiliamo la scaletta nel tardo pomeriggio e poi qualche ora dopo, direttamente sul palco, ci lasciamo trasportare dal mood del momento. Di sicuro a Milano, tra le altre, suoneremo la nostra versione del Nessun Dorma. Esatto, proprio la famosa romanza di Giacomo Puccini…

Perché proprio Puccini?

P: Perché lo scorso maggio, sempre per via del coronavirus, è saltata la data milanese al Teatro Carcano del nostro spettacolo chiamato Turandò. Uno show a metà tra musica e recitazione che ci impegna parecchio – pensa che io interpreto ben tre personaggi, mentre Ferruccio fa Pulcinella – e che ci mostra al pubblico da una prospettiva inedita. Speriamo, prima o poi, di recuperare anche quello.

F: Che poi, intendiamoci, per noi il Nessun dorma è un evergreen esattamente come potrebbe essere My Funny Valentine nella versione di Chet Baker o Eleanor Rigby dei nostri amati Beatles.

Che effetto fa suonare in un festival jazz? Lo chiedo a voi che avete
nel DNA sia quello sia la musica
d’autore…

F: Devo puntualizzare una cosa. In tali rassegne il pubblico è abituato agli standard, ma per noi “coverizzare” Battisti o Guccini – reinterpretati ovviamente secondo il gusto di Musica Nuda – è fare jazz anche senza andare a scomodare Miles Davis. Voglio dire: c’è comunque spazio per l’improvvisazione pure in un brano di musica leggera o di un cantautore. Aggiungo di conseguenza: se noi eseguiamo la nostra versione del Nessun dorma ad agosto non è detto che la suoneremo tale e quale a ottobre. Non ci sono mai piaciute le copie carbone. E anche questo è fare jazz, no?

A proposito di musica leggera. Il vostro ultimo album di inediti, del 2017, si intitolava appunto “Leggera” e vi vedeva in copertina bardati dentro pesanti armature. Oggi, riguardandola, vengono quasi in mente le schermature sociali a cui ci costringe il Covid. Una tragica e involontaria ironia?

P: Effettivamente quella copertina non l’avevamo ancora inquadrata sotto questa luce un po’ inquietante. Comunque, in quell’occasione, cercavamo più un contrasto tra il ferro delle armature e una musica “leggera” che se fatta bene – tipo quella di Luigi Tenco – è tutto fuorché superficiale o destinata a scomparire. Una musica, insomma, che sa come comunicare le sue vere emozioni. Ora invece le mascherine e le visiere in plexiglass simboleggiano l’esatto contrario. Sono utilissime a livello di prevenzione, ci mancherebbe, ma allo stesso tempo vanno anche a danneggiare la comunicazione tra due esseri umani. E questo non è mai bello.

Una come Petra Magoni, tra l’altro, comunica da trent’anni: dai primissimi studi alla marea di progetti musicali che la vedono coinvolta oggi. Giusto?

P: Sì, dovrebbe essere così. E comunque, se lo riporta la mia pagina di Wikipedia, io mi fido! (Ride, NdR). Anzi, già che ci sono, permettimi di allargare i festeggiamenti al buon Ferruccio che ha da poco celebrato il suo primo mezzo secolo…

F: Ebbene sì. Ad agosto ho compiuto “appena” cinquant’anni mentre il prossimo gennaio Musica Nuda diventa – rullo di tamburi – maggiorenne! Sai, a quel punto saranno 18 anni esatti da quando Petra e io abbiamo tenuto la nostra prima prova assieme. Anche in un periodo malinconico come questo, fortunatamente, ci è rimasto qualcosa per cui è doveroso brindare.

Un anno il 2020 che, tra i tanti, si è portato via lo scorso luglio il maestro Ennio Morricone. Un “monumento” molto amato da Musica Nuda e da Ferruccio Spinetti in particolare…

F: Sì, un enorme dispiacere. Questo settembre, tra l’altro, è stato pubblicato More Morricone, un album di cover del maestro dove io suono assieme al collega pianista Giovanni Ceccarelli (al disco ha partecipato anche l’ospite Chrystel Wautier in qualità di voce e flauto, NdR). La musica è stata registrata a Parigi durante l’autunno del 2019, ma anche qui, per esigenze dovute al virus, l’opera ha visto la luce solamente ora. Questo lo aggiungo per evitare
fastidiosi discorsi legati a un tentativo di speculazione. Da parte nostra del tutto inesistente.

P: Visto che lo hai citato, come Musica Nuda ci piacerebbe omaggiare dal vivo Morricone eseguendo la sua Metti, una sera a cena (una raffinata melodia lounge tratta dal film omonimo del 1969, NdR). L’abbiamo già improvvisata una volta e sarebbe bello riproporla. Magari anche a JazzMi, chi lo sa…

In scaletta è previsto anche un tributo a Barbra Streisand?

P: Ah, lei è una dei miei più grandi modelli in assoluto! Un’artista totale che ho sempre amato per via della sua irrequietezza dato che sa cantare, recitare, comporre, girare film ecc. Mi piacerebbe un giorno cimentarmi esclusivamente col suo repertorio, magari su disco o in uno spettacolo ad hoc. E fra tutte, People resta la mia canzone preferita della Streisand. Quella che sta sul gradino più alto.

Abbiamo citato Endrigo, Tenco, Gaber, i Beatles, Morricone, Barbra Streisand. Però nelle classifiche italiane continuano ad andarci – con un impressionante ricambio di voci usa e getta – sia la trap che il reggaeton in chiave tricolore. Un bel dilemma, no?

P: Io non la vedrei così tragica. Musica Nuda, il nostro primo album del 2004, ha venduto qualcosa come centomila copie e viaggia tuttora sulle mille copie fisiche all’anno. Questo non significa essere fermati per strada o venire implorati per ottenere un selfie – fortunatamente, aggiungerei io! – ma serve
a farci capire che un pubblico italiano di qualità esiste ed esisterà sempre.
Poi, di mio, non mi va neanche di scagliare la croce su chi ascolta i tormentoni estivi o come vogliamo chiamarli. Quella è semplicemente pasta al pesto e, se te ne cibi tutta la vita, non muori di certo! Poi un giorno scopri che esistono anche gli spaghetti al pomodoro e magari ti maledici per non averli assaggiati prima.

Ok, ma come vive Musica Nuda l’era dello streaming a tutti i costi? Voi mi sembrate abbastanza analogici da questo punto di vista.

F: Sì, siamo analogici nell’anima e quest’epoca la viviamo abbastanza all’antica. Talmente analogici che, durante i due mesi di lockdown, ci siamo limitati a una misera diretta su Instagram. La cosa non è che ci abbia fatto fare i salti di gioia e quindi l’abbiamo piantata subito lì. Vuoi mettere Paolo Conte che suona in un teatro elegante, rispetto a un cantante che fa musica tutto solo nella sua cucina tra pentole e padelle? E ti sto parlando in primis di qualità-audio.

P: Sono d’accordo con Ferruccio.

Credo sia giunto il momento di una domanda indiscreta: ma Petra e Ferruccio non hanno mai visioni differenti l’una dall’altro? Detta in maniera tranchant: non litigano mai?

F: No. Una situazione del genere non ci è mai successa da quando ci conosciamo. E comunque non potremmo mai inserire in un nostro disco una canzone bocciata in partenza dall’altro. Pensa che all’inizio avevamo il problema esattamente opposto: cercavamo lo scontro per stimolarci a livello creativo e, nonostante ciò, non litigavamo mai! Ci piacciono le stesse cose e, anche come background artistico, direi che siamo lì.

P: Forse l’unica cosa che davvero ci divide è lo sport. Ferruccio ama da morire il basket, io l’ippica.

So che ha vinto anche delle gare molto importanti…

P: Sì, a vent’anni sono cominciati a piacermi i cavalli e da allora non mi sono più fermata. Le ultime vittorie professionali, nel trotto, le ho conseguite nel 2017 conquistando il campionato delle Stelle. Però forse ora, tra impegni musicali e famiglia, è davvero giunto il momento di appendere il frustino al chiodo. Anche se non sarà una scelta semplice la mia.

Le mancherà il brivido del fotofinish?

P: Mi mancherà la competizione. Nell’ippica è giusto sfidarsi, nel fare musica no. Perché, su di un palco o in uno studio di registrazione, dovrebbero sempre regnare l’armonia e la collaborazione. Ecco perché mi piace così tanto correre in un ippodromo: è la mia valvola di sfogo.

Intervista pubblicata su Club Milano 58 settembre – ottobre 2020. Clicca qui per scaricare il magazine.

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