Sirene in città

A Milano il mare non c’è, ma la voglia di lasciarsi trasportare dalla fantasia non manca e così è facile scoprire che tra le sue vie vivono ben cinque sirene. Una, dall’alto, ci racconta antiche storie mitologiche, mentre le altre dall’Ottocento proteggono tutti gli innamorati.

di Elisa Zanetti – foto di Alberto Fogliata

C’è un luogo a Milano in cui giurarsi amore eterno è più facile. Un tempo quel posto era collocato nell’attuale via Visconti di Modrone, oggi per trovarlo bisogna spostarsi fra le fronde degli alberi di Parco Sempione e raggiungere il suo laghetto. È qui che campeggia il ponte delle Sirenette. Questa antica struttura un tempo solcava il naviglio di San Damiano, interrato nel 1930 insieme a gran parte dei canali milanesi. Primo ponte in ghisa italiano, fu progettato dall’ingegnere Francesco Tettamanzi e fuso dalla Rubini-Scalini-Falck, sul Lago di Como, per essere poi inaugurato nel 1842 alla presenza dell’arciduca d’Austria Ranieri.

All’epoca a fare clamore non fu solo l’uso della ghisa, la lega metallica composta da ferro e carbonio che aveva già conquistato Francia e Inghilterra e che veniva vista come il materiale delle architetture più innovative, ma anche le procaci forme delle sirene che adornavano i quattro pilastri di granito della struttura. Si dice che le pudiche gentildonne milanesi passando fossero solite coprirsi gli occhi per non guardare i seni nudi delle statue, ma anche che gli innamorati presto scelsero di farne il loro luogo d’incontro, diffondendo l’usanza di accarezzare le statue in segno di buon augurio. Chi si promette amore al cospetto di queste figure mitologiche non vedrà mai sentimento e passione spegnersi.

Al di là degli innamorati, le statue conquistarono presto il favore di tutti i cittadini, che le soprannominarono con affetto e ironia “sorelle Ghisini”, proprio per il materiale di cui erano fatte. In origine, alla base delle statue, erano presenti decorazioni di cigni, festoni, ancore e teste leonine, purtroppo andate perdute durante il trasporto e a causa di successive razzie. Non furono gli unici danni a interessare il ponte: la ringhiera in ghisa venne sostituita con tubolari di ferro e fu necessario attendere il restauro del 2001-2003 per vederla ricostruita secondo i disegni originali.

Inoltre nel 1943 una delle sirene fu gravemente danneggiata durante un bombardamento, mentre una seconda fu rubata nel 1948, entrambe furono sostituite con delle copie. In attesa magari un giorno di tornare a vedere tutti i Navigli riaperti e le sirene “nuotare” ancora fra le vie della città, c’è un’altra donna dalla coda di pesce che merita di essere ammirata: per trovarla dovete salire fra le guglie del Duomo, lì fra le tante statue della cattedrale, fa capolino una sirena dalla duplice coda. La leggenda associa questa decorazione scultorea alla fiaba di Hans Christian Andersen, ma in realtà la sua realizzazione risale al XV secolo, ben prima della nascita dello scrittore danese. Poco male, quello che è certo è che in città c’è spazio per sognare.

Articolo pubblicato su Club Milano 57 luglio – agosto 2020. Clicca qui per scaricare il magazine.

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