Il fascino discreto dell’abbazia

Da Chiaravalle e Morimondo, passando per la Certosa di Pavia, quiete e raccoglimento si trovano a pochi chilometri dal centro cittadino, in un vero e proprio itinerario a cavallo fra storia, spiritualità e cultura.

di Marco Agustoni

Quiete, addirittura raccoglimento, il tutto a pochi chilometri dal cuore di Milano, metropoli in movimento per antonomasia. Non è un’ingenua utopia da sognatori urbani, ma la concreta realtà, fatta di pietra, legno, mattoni, delle tante abbazie che orbitano attorno al capoluogo lombardo. Il centro gravitazionale di questa galassia turistico-spirituale è decisamente sbilanciato verso meridione, dato che molti degli edifici in questione punteggiano il parco agricolo Sud, quella felice anomalia verde che fa da contraltare all’urbe senza fine che si srotola a nord, e il parco del Ticino.

La Certosa di Pavia vista dall’esterno. Foto di Lorena Torres Angelini

La stella polare di questa costellazione è però la Certosa di Pavia, non solo la più celebre, ma anche la più imponente delle tante abbazie erette nelle vicinanze di Milano a partire dall’anno Mille, destinate a lasciare un’impronta profonda non solo a livello architettonico, ma anche sociale, per via della loro capacità di porsi, oltre che come poli religiosi di spicco, come centri di aggregazione comunitaria e come motori della colonizzazione agricola e della bonifica dei dintorni. Non a caso da alcuni anni la Città Metropolitana di Milano ha deciso di valorizzare queste risorse con l’iniziativa Strada delle Abbazie, un vero e proprio percorso alla scoperta di questi luoghi così peculiari e del territorio in cui sono inseriti. Tornando alla Certosa, questa è sì la più rinomata, ma è anche una delle più “giovani” del lotto: i lavori di edificazione presero il via nel 1396 su impulso di Gian Galeazzo Visconti, mentre la consacrazione avvenne poco più di un secolo dopo. Dopo una serie di avvicendamenti, da alcuni decenni la Certosa ospita una comunità di cistercensi, che oltre a prendersi cura della loro “casa” si occupano anche di fare da guida ai turisti e di vendere prodotti tipici, come ad esempio le rinomate Gocce imperiali, un vero e proprio fuoco giallo di 90° a base di erbe aromatiche. Casomai decideste di provarlo, va però detto che gli stessi produttori consigliano di consumarlo allungato con acqua, oppure per correggere altre bevande.

L’interno della Certosa di Pavia. Foto di Karim von Orelli su Flickr

Tra gli edifici parte della già citata Strada delle Abbazie (di cui, per la precisione, la Certosa di Pavia non fa parte), il primato di anzianità spetta invece alla chiesa di Santa Maria in Calvenzano, già citata in un documento del 1090 attestante la donazione da parte di alcuni nobili di Melegnano ai benedettini cluniacensi. Nonostante la sua storia tormentata – nel XVIII secolo venne sconsacrata e trasformata nel deposito per formaggi di una cascina, per poi essere salvata da quasi due secoli di incuria dopo il restauro di metà Novecento – l’abbazia presenta numerosi elementi di interesse, fra i quali spicca un importante ciclo scultoreo risalente alla prima metà del XII secolo. Nei dintorni di Metanopoli, frazione di San Donato il cui nome sembra uscito da una distopia disneyana, sorge l’abbazia di Chiaravalle, una delle più amate dei milanesi, vuoi perché facilmente raggiungibile dalla zona di Porta Romana, vuoi per il suo effettivo valore artistico. Fondata nel XII secolo da San Bernardo di Chiaravalle e completata nel 1221, è tra i primi esempi di architettura gotica in Italia e ospita al suo interno varie opere di pregio, fra cui alcuni affreschi di Bernardino Luini. A contraddistinguerla ci pensa inoltre la sua torre nolare, detta amichevolmente “Ciribiciaccola”. Sospesa fra la città e il “di fuori” è anche la chiesa di San Lorenzo in Monluè, ubicata nelle vicinanze di via Mecenate, ma circondata dalla tangenziale, dal fiume Lambro e dall’aeroporto di Linate.

In posizione più fortunata si trova invece l’abbazia di Morimondo, meta turistica che ha poco da invidiare tanto a Chiaravalle, quanto alla Certosa: circondato dal verde, a pochi chilometri da Abbiategrasso, il monastero edificato fra la fine del XII e la fine del XIII secolo può vantare uno scenario rurale che già da solo lo renderebbe meritevole di una visita. La chiesa di San Pietro in Gessate, l’abbazia di Viboldone e quella di Mirasole completano il percorso e sono tutte, sebbene per motivi diversi, degne di una fermata. Dopo questo “grand tour” (se volute approfondire leggete anche qui) delle abbazie che circondano Milano, da compiere possibilmente su più giornate per dedicare a ogni tappa la dovuta attenzione, si potrà tornare ai rumori, al traffico, alla frenesia della città rinfrancati non solo nel corpo, ma anche nello spirito.

In apertura un suggestivo scorcio dell’abbazia di Viboldone, nei pressi di San Giuliano Milanese. Foto di Paul Barker Hemings

Articolo pubblicato su Club Milano 58 settembre – ottobre 2020. Clicca qui per scaricare il magazine.

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