Il verde di domani

Montagnetta-San-Siro.-Foto-di-Marilena-Roncarà

Piantare tre milioni di alberi prima del 2030: il progetto Forestami che coinvolgerà tutta la “Grande Milano” è ambizioso, ma non impossibile. E con una serie di ricadute non solo simboliche, ma anche concrete sulla vita dei cittadini.

di Marco Agustoni

Le grandi sfide richiedono progetti ambiziosi. E non c’è dubbio che Forestami, iniziativa promossa da Città metropolitana di Milano, Comune di Milano, Parco Nord Milano, Parco Agricolo Sud Milano, ERSAF e Fondazione di Comunità Milano, lo sia. L’obiettivo è chiaro e netto, il che è un bene, ma questo non significa che sia facile da raggiungere: piantare tre milioni di alberi nella “Grande Milano” da qui al 2030, aumentando le aree verdi urbane. Altrettanto nitidi sono gli scopi del progetto: pulire l’aria della metropoli, fra le più inquinate d’Europa; migliorare la qualità di vita dei cittadini; contrastare il cambiamento climatico. Considerando che al momento di alberi ne sono stati piantati più o meno 150mila, risulta evidente quanta strada rimanga ancora da fare. Ma non è solo un problema di tempo, quanto anche di spazio: nel Comune di Milano le aree verdi e quelle alberabili non sono molte, comparate a quelle edificate, per cui bisognerà ingegnarsi per sfruttare al meglio quanto a disposizione.

Il grosso del lavoro, di conseguenza, si concentrerà probabilmente sulle fasce esterne come Parco Nord e il Parco Agricolo Sud. Nonostante le difficoltà del caso, l’entusiasmo intorno a Forestami è grande e trasversale, tra istituzioni, cittadini e imprese coinvolte. E al di là dei numeri, il cambiamento concettuale non è da poco: si tratta di reinventare l’idea stessa di città in opposizione alla natura, di superare la tradizionale dicotomia tra grigio e verde trovando un modo per riconciliare questi opposti in un tutt’uno organico, così da dare vita a una convivenza prolifica.

Bosco verticale. Foto di Daniel Sessler su Unsplash

In questi ultimi anni ci stanno provando tante altre realtà, anche in Italia, come ad esempio la città di Prato con l’interessante progetto di Prato Urban Jungle, che mira a rinaturalizzare alcuni quartieri della cittadina toscana, in chiave non soltanto di rivalutazione ambientale, ma anche produttiva.

Nel panorama italiano, però, la sfida di Milano è forse la più emblematica, perché il capoluogo lombardo è ancora considerato, nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, la “città grigia” per antonomasia.

Vedere la bigia Milano trasformarsi in un’eccellenza a livello europeo nell’ambito delle green city, non può quindi che avere un forte impatto a livello simbolico. Che a Milano qualcosa stesse cambiando, lo si era capito da qualche tempo. E l’apprezzamento riscosso a livello internazionale dal Bosco Verticale di Stefano Boeri era già stato un primo, ben assestato “colpo” alla nomea di metropoli senza verde. A riconferma di questo trend positivo, proprio quest’anno, Milano è stata riconosciuta come Tree City of the World dalla FAO e dalla Arbor Day Foundation. Ora con Forestami la città meneghina intende fare da apripista e porsi come esempio anche in questo senso.

Certo, non bisogna credere che “soltanto” piantando tantissimi alberi, i problemi della città spariranno. Né bisogna pensare che questa soluzione sia sufficiente a rallentare il surriscaldamento del pianeta: si tratta solo di un tassello all’interno di un quadro molto più complicato. Ma i vantaggi della riforestazione a livello di contenimento delle emissioni di anidride carbonica sono comprovati e non sono da sottovalutare. E gli alberi e le zone verdi portano dei vantaggi effettivi a livello di qualità della vita, benessere fisico e psicologico dei cittadini, coesione sociale e perché no, sono anche attrattivi da un punto di vista turistico. Quindi si tratta di un progetto tanto simbolico, quanto concreto.

È però importante che i tre milioni di alberi di Forestami non vengano visti come un semplice numero, un “punteggio” da raggiungere per fare un record, superato il quale ce ne possiamo dimenticare. Gli alberi in questione sono esseri viventi, inseriti in un ambito temporale che va ben oltre il 2030 e che in molti casi supererà le vite di chi oggi Milano la abita. Inoltre bisognerà tenere conto che gli arbusti che pianteremo di qui ai prossimi dieci anni cresceranno, spesso notevolmente, e andranno mantenuti nel tempo, all’interno di contesti ben precisi. Stiamo piantando alberelli che però un giorno, in alcuni casi, diventeranno dei colossi. Non dobbiamo quindi solo collocare tre milioni di alberi, ma dobbiamo farlo nel modo giusto. A un approccio quantitativo va affiancato un approccio qualitativo. Solo in questo modo, piantando l’ultimo albero del progetto Forestami, potremo guardarci soddisfatti e dichiarare: “missione compiuta”.

Info Progetto Forestami

In apertura la Montagnetta di San Siro. Foto di Marilena Roncarà

Articolo pubblicato su Club Milano 59 novembre – dicembre 2020. Clicca qui per scaricare il magazine.

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