Scandagliando

Massimo Turatto. Intervista ricordi

Contrariamente a un certo senso comune, ricordare non è mai un fatto assoluto, ma è legato a tantissimi fattori: all’attenzione, al contesto, al vissuto. Ce lo spiega bene Massimo Turatto, professore di psicologia sperimentale e ricercatore presso il CIMeC dell’Università di Trento.

di Marilena Roncarà

Gabriel García Márquez scriveva: «La vita non è quella vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla» come a sottolineare una differenza tra il nostro vissuto e quello che ricordiamo. È così?

Sicuramente c’è una differenza tra quello che abbiamo vissuto e il ricordo che ne abbiamo, le due cose non coincidono. Tutti abbiamo avuto l’occasione di notare come la nostra memoria sia a volte difettosa, come quando, per esempio, riteniamo di aver lasciato le chiavi della macchina in un posto e invece poi le ritroviamo in un altro. Di solito pensiamo che questi errori siano frutto di situazioni contingenti: siamo stanchi, distratti, ma non è solo così. Il fatto è che il ricordo cambia nel tempo. Per due motivi: perché si deteriora e quindi può essere meno preciso e perché la memoria è un processo ricostruttivo, non è una fotografia che rimane inalterata nel tempo, ma è un processo dinamico che ricostruisce l’evento originale. In qualche modo è sempre in evoluzione.

Perché ci sono cose che ricordiamo nitidamente e altre che dimentichiamo?

La memoria dipende dall’attenzione, ovvero dal fatto che codifichiamo qualcosa. Poi questo qualcosa può modificarsi tanto o poco, e questo dipende dal vissuto. Altra cosa da non sottovalutare è il contesto, ovvero la probabilità di riportare una certa informazione correttamente dipende anche dal fatto che io mi ritrovi, per esempio, nello stesso contesto in cui quella cosa è avvenuta.

A cosa servono i ricordi?

Per rispondere userei il sinonimo ricordi/memoria, che è più semplice. Innanzi tutto la memoria serve alla sopravvivenza. Basti pensare agli animali che se non avessero delle forme di memoria su cosa è commestibile e cosa no, su quali luoghi possono favorire l’incontro con un predatore e quali no, avrebbero una vita molto più breve. Lo stesso vale per noi, ma sicuramente nel nostro caso la memoria serve anche a definire chi siamo, a dare un senso di coerenza e continuità alla vita.

L’etimologia ci dice che ricordare viene dal latino e significa “riportare al cuore” e in effetti ogni volta che evochiamo un ricordo sembra che con lui attiviamo uno stato d’animo…

Questo succede se nel momento in cui si era formato quel ricordo era presente anche un certo stato d’animo e quindi si è creata un’associazione tra la memoria dell’evento e quello che abbiamo provato. Mentre ciò non è vero in altre circostanze, per esempio rievocare la formula della circonferenza durante lo studio di geometria, non per forza suscita particolari emozioni.

Che importanza hanno i ricordi per la nostra vita presente?

Nonostante la possibilità della memoria di cristallizzare certi modi di pensare per tenerci ancorati magari al passato, non c’è dubbio che senza memoria non ci può essere una vita normale. Basti pensare alle persone affette da Alzheimer, una malattia che fa svanire i ricordi, incluso l’affetto per i propri cari e in più si arriva anche a perdere il riconoscimento di sé stessi.

Ogni estate ci sono delle hit che diventano dei veri e propri tormentoni che si stampano nei nostri ricordi. Come è possibile questo fenomeno?

Mi viene da dire che se le canzoni piacciono, vengono trasmesse frequentemente e più sono trasmesse, più sono ricordate, perché uno dei principi cardine della memoria è essere esposti in maniera ripetitiva alle informazioni.

Nella nostra quotidianità anche i social che ci mandano degli alert per i compleanni esercitano una funzione che ha a che fare con i ricordi…

Esistono vari software che ci aiutano a ricordare scadenze e simili e questo tutto sommato è un bene. Ma c’è un prezzo da pagare, perché è evidente che delegando a un calendario elettronico la gestione dei nostri eventi, stiamo di fatto dando un diario della nostra vita a chi gestisce da dietro le quinte quel calendario, come Google o Facebook, e quindi c’è un aspetto di privacy da tenere presente. Inoltre, tanto più ci affidiamo a sistemi informatici per svolgere una certa funzione, tanto meno avremo la possibilità di allenare quella funzione, rischiando di perdere la sua efficienza.

Ricordo e conoscenza: in che rapporto stanno questi due elementi?

Fondamentale. In generale ricordare significa avere conoscenza, il problema è caso mai cosa vogliamo ricordare, quali informazioni vogliamo registrare in memoria. Ricordare e conoscere cose futili non pare particolarmente utile, eppure spesso accade, ma questo dipende dal tipo di cultura che uno decide di avere. In qualche modo si può dire che quello che siamo dipende dal tipo di ricordi che vogliamo avere.

Intervista pubblicata su Club Milano 57 luglio – agosto 2020. Clicca qui per scaricare il magazine.

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