Il timbro milanese

Nata a Perugia e “rinata a Milano”, Michela Proietti scrive sulle colonne del Corriere della Sera e quest’autunno ha presentato il suo primo libro, “La Milanese”, prezioso vademecum per capire “capricci, stili, genio e nevrosi della donna che tutto il mondo ci invidia”.

di Elisa Zanetti

Nel libro ci mostra un modello di donna che richiede dedizione per essere eguagliato, ma al tempo stesso ce lo descrive con grande ironia, prendendone in giro le fissazioni. Anche la milanese è ironica?

Sì, molto. Le milanesi doc che hanno letto il libro si sono riconosciute e ne hanno riso, nessuna si è sentita offesa. Le milanesi vogliono essere una determinata cosa, per farlo ci mettono impegno, si tramandano da madre a figlia riti che non possono essere spezzati, ma sanno ridere delle proprie esagerazioni.

Milanesi si nasce, ma si può anche diventare… Lei lo è diventata.

Sono arrivata a Milano 15 anni fa, avevo frequentato una scuola di giornalismo legata alla RAI, cosa che avrebbe dovuto spingermi a Roma, invece no: desideravo venire qui e lavorare al Corriere, ho sempre avuto una “vocazione milanese”. Lina Sotis, che ha scritto la prefazione, è romana, ma dice di essere nata con un “timbro milanese”. Credo sia proprio così, tante persone hanno questa impronta: sono curiose, fuori da schemi predefiniti, raffinate e amano inventarsi la propria giornata.

“La Milanese” ci illustra come questo tipo di donna affronta le più disparate situazioni: dal lavoro ai weekend, dallo shopping agli eventi, dal matrimonio alla scelta della scuola dei figli. Quali potrebbero essere definite “le basi” per diventare una vera milanese?

L’attenzione per l’abbigliamento, a Milano l’abito fa il monaco: ai grandi marchi la milanese preferisce brand di nicchia, capi estrosi e al tempo stesso super chic; la scelta di corsi particolari: la milanese non si iscriverà mai a GAG, ma proverà animal flow, un allenamento che simula le posizioni degli animali; l’amore per il viaggio: per lei è più interessante un viaggio in Uganda per vedere i gorilla di montagna piuttosto che un itinerario battuto; infine una predisposizione all’originalità, in qualsiasi ambito.

A proposito di mete, la milanese ama i luoghi in cui “che bello! Non sembra nemmeno di essere a Milano”, ma al tempo stesso ha tra le località predilette Santa Margherita Ligure, “una piccola Milano con il mare” o Pietrasanta “che ha le stesse gallerie di Milano”…

Il qui e l’altrove sono una fissazione della milanese, che vuole stare con i milanesi per raccontare chi ha visto in vacanza, ma al contempo si lamenta di incontrali alle Maldive o in Grecia. Ama andare in centro perché è comodo, ma adora sentirsi fuori città in posti come il Garghet o il Bar Luce.

Michela Proietti

Ci parla anche delle “wannabe” che vorrebbero emulare le milanesi, ma non ci riescono. C’è qualche situazione in cui si sente così?

L’amore per il cibo mi tradisce, in questo sono una donna del centro Italia. La milanese a tavola è frugale, elegantissima e si nutre solo di piccole porzioni.

Non manca lo spazio per il milanese, anche lui è un’icona di stile?

Assolutamente sì, è il punto di riferimento per sartorialist e direttori di molte testate maschili. Rispetto alla milanese però gode di meno simpatia, è percepito un po’ più saccente.

Sembra anche che per certi versi fatichi a stare dietro alla sua compagna…

Diciamo che la milanese non gli dà tregua, continua a proporgli attività, corsi… Il milanese finge dinamismo: grande lavoratore, uomo di impresa, desidera però stare tranquillo e la domenica ama godersi il riso all’onda della mamma.

C’è qualcosa della Milano che ha conosciuto 15 anni fa che rimpiange?

Nella corsa all’essere internazionale, Milano alle volte ha lasciato indietro alcuni pezzi di tradizione. Ricordo ad esempio che nelle osterie c’erano cantanti che proponevano canzoni tipiche, ora questo fenomeno, quando sopravvive, è solo per i turisti.

E la perdita di negozi storici per lasciare spazio a grandi brand?

Sì, in parte, però è bello sottolineare una peculiarità: se da un lato chiude un’insegna dall’altro ne nasce una nuova. Milano si evolve, sa accogliere nuovi creativi e dare spazio ai talenti.

Le idee non mancano, anche in tempo di Covid, di cui ci racconta…

rSì, avevo iniziato a lavorare al libro anni fa, quando ero in maternità, e sono tornata a scriverlo durante il lockdown. Dopo un primo senso di smarrimento, ho trovato un modo per valorizzare il prezioso tempo in più che avevo a casa. È ciò che ha fatto e fa anche Milano. Solo un esempio: con la chiusura dei ristoranti sono nate incredibili proposte di delivery da chi consegnava la crema pasticcera a chi il sugo pronto, ma con la pasta da cuocere al momento. Questa città sa sempre reinventarsi.

La Milanese, di Michela Proietti
La Milanese, di Michela Proietti

Intervista pubblicata su Club Milano 59 novembre – dicembre 2020. Clicca qui per scaricare il magazine.

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