Uno sguardo sul futuro

Voce inconfondibile della radiofonia, dal 2000 Filippo Solibello dà la sveglia agli italiani dai microfoni di Caterpillar AM, in una rara mescolanza di informazione e ironia. Insieme alla radio, porta avanti l’impegno per l’ambiente, impegno che poi è nato da un pensiero egoista.

di Marilena Roncarà

Com’è cambiato la radiofonia in questi suoi 20 anni e oltre di mestiere?

La radio ha attraversato tutti i cambiamenti del mondo della comunicazione e dell’informazione e non solo è riuscita a sopravvivere a questa rivoluzione digitale, ma pure ne ha guadagnato, sfruttando i mezzi della rete per veicolare i propri contenuti audio, dai podcast alle web radio.

Insieme a Marco Ardemagni e a Claudia de Lillo siete la Pattuglia dell’Alba di Caterpillar AM su Radio Rai 2. Come si fa, tutte le mattine, dalle 6 alle 7.30 a essere così carichi per dare la sveglia agli italiani?

È un mix di passione, divertimento e mestiere. E poi è non sempre tutto come appare. Però se hai quella passione che ti porta a riconoscere il privilegio di poter svegliare oltre un milione di persone tutte le mattine, ebbene a quel punto lo fai non solo come un lavoro, ma come qualcosa che dà un senso profondo alle tue giornate.

E l’affiatamento tra colleghi come si conquista?

Noi siamo in tre, ma le dinamiche sono quelle di una coppia: quando c’è l’amore lo capisci. Con Claudia de Lillo è scoppiato una specie di colpo di fulmine e lei è la mia “adoratissima”. Ma non potrei fare a meno neppure del giudice Ardemagni. Quello che facciamo è portare la nostra sincerità in onda tutte le mattine, più che una formula è la vita stessa che ci fa da garanzia.

Cosa cambia nel racconto radiofonico quando un Paese si blocca?

Cambia tutto e questo purtroppo è l’aspetto più difficile del nostro lavoro. Il famoso distanziamento sociale è un rimedio necessario, ma terribile, perché obbliga a una distanza dalle persone cui vuoi bene e davanti alle quali provi conforto. Quello che facciamo ogni mattina è informare cercando di dare speranza, facendo in modo che non si perda quello sguardo sul futuro senza il quale vivremmo solo un presente di angoscia e di dolore.

Da tempi non sospetti è impegnato attivamente per l’ambiente. Da dove nasce questa sensibilità?

Direi da un pensiero egoista: dal fatto che su questa terra ci dobbiamo vivere noi in primis e quindi se la distruggiamo facciamo del male a noi stessi e non solo all’ambiente. Da qui il tentativo di raccontare tutte quelle buone pratiche che se applicate con un po’ di intelligenza potrebbero portare enorme ristoro a noi e alla terra che ci ospita.

Nel 2005 ha lanciato la campagna “M’illumino di meno” per il risparmio energetico, che ha avuto una risonanza internazionale e ha portato addirittura a spegnere la Torre Eiffel…

Parliamo di 15 anni fa, ma è stata una grande gioia vedere che quella piccola idea partorita in una notte insonne per coinvolgere i radio ascoltatori, aveva raggiunto risultati così clamorosi.

Poi è stato il tempo di “Stop Plastica a Mare”, su un’altra questione attuale.

Un paio di anni fa ho scritto questo libro che racconta 30 piccoli gesti per salvare il mondo dalla plastica e non ho nemmeno finito il giro di presentazioni, che eccoci qua ad affrontare un’altra emergenza, che è anche ambientale. Del resto, come dice Papa Francesco: “Non può esserci un uomo sano in un mondo malato”, ed è proprio questo mondo malato che dobbiamo pensare di aggiustare.

Tra le sue iniziative recenti c’è #milanotornaincampo…

È stato un tentativo di accendere un riflettore sullo sport di base che rischia di scomparire. I fondi raccolti grazie alle foto di campi sportivi vuoti che avevo scattato durante il primo lockdown, servono sia ad acquistare attrezzature per le società sportive sia a dare aiuti concreti alle famiglie appena si potrà tornare a scendere in campo.

Un augurio per Milano, che è passata dall’essere la città italiana con più appeal a uno dei centri più colpiti dall’emergenza del coronavirus…

Ma noi ricostruiremo è il titolo di una mostra bellissima che ho visto a inizio ottobre e raccoglie foto sia della Milano distrutta dai bombardamenti del 1943 sia della Milano di adesso, una città internazionale e meravigliosa che non potrei scambiare con nessun’altra al mondo, ma resa vuota e quasi irriconoscibile dall’epidemia del Covid. Ecco quando penso a Milano in questi mesi così terribili, mi viene in mente quella capacità di riscatto che hanno avuto i milanesi dopo i bombardamenti. E se penso al futuro vedo dei piccoli e grandi segnali, luoghi bellissimi che hanno aperto proprio in questi giorni, come Meet, il primo centro in Italia sulla cultura digitale che, non a caso, nasce proprio a Milano. Mentre se guardo un po’ più in là penso alle Olimpiadi di Milano – Cortina 2026, le olimpiadi invernali sostenibili che porteranno tutto il mondo in città.

Intervista pubblicata su Club Milano 59 novembre – dicembre 2020. Clicca qui per scaricare il magazine.

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