Una forma di rispetto

Ilaria Gaspari. Sulla gentilezza

La scrittrice e filosofa Ilaria Gaspari ci spiega, anche in un libro, come la filosofia possa essere una strada per raggiungere la felicità, svelandoci soprattutto come la gentilezza sia un antidoto contro la paura e un gesto di fiducia.

di Matilde Quarti

Con il suo ultimo libro, Lezioni di felicità. Esercizi filosofici per il buon uso della vita edito da Einaudi, Ilaria Gaspari ha raccontato un esperimento ambizioso. Per sei settimane Gaspari ha vissuto secondo i precetti di altrettante scuole filosofiche della Grecia antica e ha scoperto che cambiare il modo in cui si guarda alle piccole cose può aiutare a vivere meglio.

Per scrivere “Lezioni di felicità” ha modificato le sue abitudini, oggi lo stiamo facendo tutti.

Quando si cambiano dei comportamenti quotidiani a cui di solito non si presta attenzione, si sviluppa una consapevolezza diversa dei propri gesti che rende simbolici i piccoli atti della nostra quotidianità tradizionale.

Cos’è il buon uso della vita?

È impiegare energie nel controllare queste piccole azioni. Cambiare le abitudini comporta uno sforzo e i gesti che modifichiamo oggi hanno un valore sociale. È qualcosa di inedito. Non voglio dire che prima non avessimo attenzione per gli altri, però questa attenzione è diventata molto più diffusa.

Abbiamo ripetuto “ne usciremo migliori”, ma non è stato così.

Il miglioramento di sé all’inizio sembrava dovuto: rinuncio alla vita sociale, alle mie abitudini, però in cambio voglio un “me stesso” migliore. Ma non è successo, perché non esistono automatismi in questo senso. Per i greci antichi era importante il concetto di scholè, quel tempo libero durante il quale non si lavora e che si usa per migliorare sé stessi. Ma questo miglioramento non si ottiene pensando: “faccio una rinuncia e automaticamente miglioro”.

Come si ottiene?

Anche attraverso l’attenzione nei confronti dell’altro. Il tempo si può svuotare di tante cose e riempire di fastidio per i privilegi altrui, trasformandosi in una gara a chi sta peggio. Ma è un modo sbagliato di prestare attenzione all’altro, che prescinde da un dato fondamentale: siamo tutti nella stessa barca. Questa situazione accentua la comunanza della nostra condizione umana: siamo tutti corpi vulnerabili. Un atteggiamento di gentilezza implica una forma di rispetto per l’altro e per le sue esigenze.

C’è un legame tra gentilezza e felicità?

La parola gentilezza deriva da “nobile”, identifica il comportamento di chi proviene da una gens e compie azioni disinteressate senza cercare di ottenere un vantaggio, perché non ha bisogno di ottenerlo. La felicità è qualcosa di simile, perché, anche se spesso si cerca erroneamente di essere felici per trarne un guadagno, la vera felicità ha luogo quando usciamo dal bisogno.

Ilaria Gaspari

In questo epoca storica il risentimento passa anche per i social.

Questo prevalere di passioni tristi fa parte del nostro tempo e la loro espressione spesso viaggia attraverso i social e fa leva su notizie false. È una rabbia non costruttiva che è il risultato di una condizione di paura. Se pensiamo alle scuole filosofiche greche, molte nascono in tempi di crisi e, quindi, sono filosofie che cercano di liberare dalla paura. L’obiettivo pratico è fornire alle persone strumenti per non essere governate dalla paura: proprio l’antidoto di cui avremmo bisogno oggi.

La gentilezza può essere un antidoto?

La gentilezza è una forma di difesa che va oltre il difendersi. Quando ci si mostra gentili si sta facendo un gesto di fiducia nei confronti dell’altro, si sta mostrando un’apertura da cui potrebbe entrare l’aggressività. Sta a noi non lasciarla entrare. È nostra responsabilità.

Non sembra immediato. Come si fa?

Opponendole uno sguardo sgombro. È un esercizio riconducibile alla filosofia scettica: si tratta di mettere tra parentesi sia le proprie sensazioni, sia il giudizio su quelle da cui possono derivare i comportamenti dell’altro. I comportamenti negativi possono avere dietro ragioni che non conosciamo, quindi un modo per disinnescare l’aggressività altrui è collegarla a uno stato emotivo che non ci riguarda.

Ci sono altri esercizi che possono aiutarci a stare meglio?

Uno di semplice applicazione e riconducibile alla filosofia epicurea è l’analisi dei rapporti con le persone care. I lockdown hanno aumentato la distanza fisica e le conversazioni hanno spesso raggiunto livelli superficiali, anche a causa degli scambi su chat e social. Ci si manda tanti messaggi, ma privi di reale contenuto. Una soluzione è selezionare le persone a cui si vuole stare vicino e cercare di coltivare il rapporto con dialoghi meno frammentati, magari più radi, però più intensi per contenuto.

Intervista pubblicata su Club Milano 59 novembre – dicembre 2020. Clicca qui per scaricare il magazine.

Commenti

commenti

Be first to comment