Il Natale deluxe di Zucchero

Zucchero & Sting. Foto di Daniele Barraco

Il periodo che precede le festività natalizie, regala sempre numerosi album, freschi di uscita. Dall’11 dicembre è disponibile D.O.C. Deluxe Edition, il nuovo progetto discografico di Zucchero.

di Nadia Afragola | 23 dicembre 2020

Contiene tutti i brani dell’album “D.O.C.” più sei nuove canzoni tra cui September, il singolo in cui l’Adelmo nazionale, duetta con Sting. A distanza di dieci giorni dall’uscita, D.O.C. Deluxe Edition il 14esimo e ultimo album di inediti è già certificato Platino. Zucchero tornerà live all’Arena di Verona, con i suoi 14 show previsti nei mesi di aprile e maggio 2021. Dopo essere stato tra i protagonisti del concerto di Natale “Believe in Christmas” di Andrea Bocelli (in streaming con la figlia Virginia e altri ospiti dal Teatro Regio di Parma, ndr) abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui.  

Cover D.O.C. Deluxe. Zucchero Fornaciari

Quanto è attuale Non illudermi così! cosa c’è dentro?

Lo canto bene ciò che voglio dire: «Uno su tre sono bugie / Falsi come Facebook / Tutti quei bacini ai colli». All’interno un gioco di parole intorno ai social, in cui tutti si vogliono bene. Sono un po’ un orso in quelle cose lì, preferisco ancora una stretta di mano. E comunque i social stanno a me come una cravatta al maiale.

La pandemia ha interrotto tutto. Sono tante le star con le quali condivide cose. Riesce a sentire i suoi amici?

Dire ‘grazie alla pandemia’ è oltraggioso ma per via della pandemia ci siamo sentiti più del solito. Abbiamo fatto una cosa insieme con Bono, nella canzone che ha dedicato, soprattutto all’Italia, fatta davanti al Colosseo ad aprile, in occasione del cinquantennale della terra. Poi è stata la volta di Amore adesso!, la versione italiana del brano No Time for Love Like Now di Michael Stipe, fatta a Venezia in una piazza San Marco, completamente vuota; poi la canzone con Sting e dopo l’evento globale One World: Together at Home, curato da Lady Gaga. Ho fatto anche altre cose che usciranno a breve, compresa una versione inedita di Silent night, Astro del ciel in cui ribalto le parole e la faccio diventare una ballata di pace, senza parlare del bambino Gesù.

Perché in Italia, tranne lei e pochi altri (Baglioni, Zero, NdR) nessuno fa nulla, se non lamentarsi e raccogliere soldi per i lavoratori dello spettacolo? Sembra che la creatività sia scomparsa.

Una domanda importante. Faccio bottega da sempre: quando non sono in tour lavoro tutti i giorni e cerco di fare, sono anche fortunato vista l’età, le cose che sento, che mi piacciono. Riascolto brani di inizio carriera che sono attualissimi. Con Guccini ho fatto Dio è morto, che potrebbe essere considerata una canzone degli anni Sessanta/Settanta: attualissima. Non guardo al momento, non penso a ciò che funziona in radio. Per rispondere alla sua domanda credo dipenda dalla fortuna di avere una carriera lunga, lascia perdere se di successo o meno, che mi permette di invecchiare artisticamente bene.

Zucchero Fornaciari. Foto di Daniele Barraco

Ha portato il blues a New Orleans. C’è ancora margine per fare, musicalmente, delle rivoluzioni?   

Sì, ma non aspettartele dal rock. È stato molto annacquato ultimamente; quello che ha preso il suo posto è il rap dei primi anni. Mi auguro però che il rock torni ad avere la funzione che aveva.

Parla di temi così attuali nei brani dell’edizione standard di Doc. Libertà, muri che abbiamo eretto dentro di noi, un ritorno alla genuinità. Che impatto ha avuto su di lei questo anno così strano?

Stavamo facendo le prove per i 150 concerti, previsti in tutto il mondo, quando è scoppiata la pandemia. È chiaro che il primo stop ha portato a… una depressione generale. Doc è un album che differisce dagli altri per i suoni e la produzione, sono molto geloso di lui, non è facile innovarsi restando sé stessi. All’interno c’è un inizio di redenzione. Avrei voluto poter vivere la dimensione del live.

Live: da marzo è tutto fermo. Che idea si è fatto della situazione? Il ministro Franceschini vi ascolterà?  

Vedo poco interesse verso la musica, il cinema, il teatro. Il governo quando nei giornali parla di cultura, lo fa attraverso il ritrovamento di un mosaico a Pompei e va benissimo, è roba culturalmente molto alta, però c’è anche la cultura più bassa. Chiamatela così se volete, basta che se ne parli! Facciamo divertire, ok… ma la nostra professione non è un divertimento, quanto un fatto culturale. Vorrei più attenzione e vorrei che arrivassero i soldi promessi a tutti quelli che lavorano dietro un teatro o un concerto.

I concerti in streaming, possono essere parte di una soluzione?

Dobbiamo suonare e dare un segnale di rinascita. Lo streaming? Piuttosto che niente meglio piuttosto ma è tutta un’altra storia, soprattutto per come sono fatto io e per la musica che faccio. Comincio a caricare il pubblico ma poi mi ritorna tutto dal pubblico, anche se sono stanco e ho cantato la stessa canzone per 100 mila volte. Il feedback del pubblico è determinante e il concerto va vissuto come un rito. 

Con Sting come è andata? Ci racconta un aneddoto.

Abbiamo fatto tante cose insieme. Ci siamo sempre trovati quando lui viene in Italia, o io vado a New York. Ha deciso di farmi padrino di sua figlia, il primo giorno che mi ha visto: dice che sono genuino, con i piedi per terra, diretto, buono. È venuto a Pontremoli questa estate. Ci siamo fermati in un bar a prendere un gelato e quella foto, fatta dal titolare del bar, è finita su tutti i giornali. Quando abbiamo girato il video di September, ha voluto girare alle 6.30 del mattino, per me era un problema, di solito mi alzo alle 13, mentre lui sin da piccolo, da quando consegnava il latte con il padre, è abituato a svegliarsi presto. Io sono stato rincoglionito per 3 ore e si vede, lui prima del video ha fatto 30 minuti di piscina all’aperto, per tonificarsi. Per me è roba allucinante che non succederà mai.

In apertura: Zucchero & Sting. Foto di Daniele Barraco

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