Quando il legno diventa musica

L’artigianato italiano è un’eccellenza e, come la cultura, sta attraversando molte difficoltà: abbiamo voluto percorrere le strade di Milano attraverso le storie di persone che con le mani e un pezzo di legno permettono di nutrire l’anima con la musica.

di Riccardo Dellacasa

L’amore per la musica può nascere in diversi modi: una canzone che ti entra in testa quando sei piccolo e non la scordi più, uno strumento regalato per il compleanno o ancora aver avuto il privilegio di vedere Jimmy Page suonare la chitarra elettrica con l’archetto del violino. Ma come nasce uno strumento musicale? Esiste una vera e propria arte che è al servizio della creazione della musica, senza la quale gli strumenti non esisterebbero: si tratta della liuteria, una forma di artigianato nata in Italia nel Rinascimento all’interno di contesti nobiliari bresciani o cremonesi. Questa arte è un insieme di progettazione, costruzione e restauro degli strumenti musicali, prevalentemente a corda, ma non solo. Tutto comincia, però, dal rapporto alchemico tra passione per l’artigianato e musica.

Liuteria Sampaolo

A introdurci in questo mondo ci pensa Camillo Sampaolo, maestro milanese della liuteria contemporanea, che nel 1977, dopo aver frequentato un corso presso la storica liuteria di Carlo Raspagni, allestisce il suo primo laboratorio nella cantina di casa. Nel 1982 ha la possibilità di spostarsi nello spazio di viale Isonzo dove continua tutt’ora a costruire e a restaurare chitarre acustiche ed elettriche di ogni tipo e anno. «È una sorta di magia. Tutto parte da un pezzo di legno, come se dovessi fare Pinocchio e poi, alla fine, dopo tanto tempo e lavoro, mi trovo in mano uno strumento. A quel punto tutti i passaggi e le fatiche spariscono nel nulla». Ci racconta lo stesso Sampaolo, che prosegue: «Ti ritrovi ad aver fatto qualcosa che è come fosse figlio tuo, per cui ti spiace anche separartene».

Noah Guitars

Su una delle sponde del Naviglio Grande ha sede un altro punto di riferimento della liuteria cittadina: Jacaranda Guitars, un luogo dove il tempo rallenta e dove tutti si capiscono anche se non parlano la stessa lingua, perché è il linguaggio della musica a guidare. E infatti capita non di rado che perfetti sconosciuti si ritrovino spontaneamente a suonare insieme come dei musicisti affiatati. Ad accoglierci, nella sede di via Corsico 8, c’è Daniele Fierro, mente e braccia di Jacaranda che da fotolitografo si è reinventato liutaio seguendo la propria passione. «Nel 1986, dopo un corso di quattro anni di liuteria, prendo la decisione azzardata di mettermi a lavorare in proprio licenziandomi da un posto fisso: oggi i fotolitografi non esistono più, mentre io faccio ancora il liutaio. A lavorare il legno provo la soddisfazione di realizzare qualcosa con le mie mani che, oltre a essere un oggetto che sopravviverà a chi lo ha costruito, è anche uno strumento che passerà per le mani di tanti musicisti diversi». Infatti ci sono violini realizzati nel Settecento che vengono suonati ancora oggi. Come tutte le arti, anche la liuteria cambia non solo in seguito allo sviluppo di nuove tecnologie, ma pure grazie all’utilizzo di nuovi materiali. È il caso di Noah Guitars, un’azienda capace di creare i corpi dei propri bassi o chitarre in alluminio aeronautico. L’incontro tra l’architetto Renato Ruatti, Mauro Moia, ex caporeparto di un’industria aeronautica e il professore Giovanni Melis, desideroso di una chitarra “meticcia” che unisse le caratteristiche della National style “O” e della Fender Telecaster, dà vita alla prima creazione e nel 1996 nasce la Noah Ammiraglia. Le peculiarità stilistiche, progettuali e materiali di Noah Guitars hanno fatto in modo che l’azienda milanese, tra l’altro situata all’interno di una villa di fine Seicento a Lambrate, venisse conosciuta e apprezzata in tutto il mondo. Il basso regalato da Saturnino a Sting, Lou Reed che è venuto personalmente a conoscere questa realtà e Ben Harper che ha fatto della Noah Lap Steel uno dei suoi strumenti preferiti in concerto e nella composizione dei nuovi brani, sono solo alcuni degli aneddoti pieni di emozione che si raccontano in azienda, dove ci spiegano: «Molti dei musicisti che hanno, o hanno avuto, tra le mani i nostri prodotti hanno manifestato l’esigenza di comporre le proprie canzoni sulla voce ispiratrice dei nostri strumenti, non ultimo lo stesso Lou Reed».

Insomma nonostante i suoi seicento anni di storia, l’arte della liuteria è più viva che mai: i laboratori nati anche in piccole cantine sono capaci di far respirare una magia senza tempo. Sono il simbolo dell’artigianato fatto di grande professionalità, passione e conoscenza che sarà sempre capace di rinnovarsi e di risollevarsi.

Articolo pubblicato su Club Milano 59 novembre – dicembre 2020. Clicca qui per scaricare il magazine.

Commenti

commenti

Be first to comment