Il villaggio dentro la città

Villaggio Tiepolo o dei Gelsomini

Milano, si sa, riserva delle sorprese come quella di regalarci un simil borgo di campagna non troppo lontano dal centro città. Stiamo parlando del Villaggio Tiepolo, che nel 2019 ha festeggiato il centenario dalla fondazione. Ispirato alle città-giardino inglesi è un esempio di edilizia lungimirante con orti annessi.

di Marilena Roncarà

Capita in città di scoprire quartieri capaci di sorprendere vuoi per l’estro degli architetti che li hanno immaginati, basti pensare alle case “igloo”, così chiamate per la caratteristica forma del tetto, del Villaggio dei Giornalisti alla Maggiolina, vuoi per la storia che portano con sé. Quest’ultimo è il caso del Villaggio Tiepolo, un vero e proprio borgo di campagna che sorge ancora intatto nelle vicinanze di viale Abruzzi, poco lontano dal centro della città e che in primavera si veste ancora più a festa grazie ai numerosi gelsomini che lo popolano, in riferimento ai quali viene anche chiamato il “Villaggio dei gelsomini”.

La zona è quella che a inizio Novecento si chiamava Acquabella

La zona è quella che a inizio Novecento veniva chiamata Acquabella per via di un fontanile che nascendo alla fine dell’attuale via Castelmorrone portava le sue acque ai terreni intorno. «Questa campagna era la meta
delle passeggiate e delle merende domenicali dei milanesi desiderosi di un
po’ di aria sana e delle belle vedute delle Alpi lontane e del Resegone». Così si legge ne Il Secolo del Villaggio, il libro di Silvano di Terlizzi e Salvatore Sutera che racconta la storia del complesso di via Tiepolo.

Nel 1919 nasce il Villaggio Tiepolo

Furono i privati e il mondo cooperativo, aiutati dalle banche popolari e dalle casse rurali, a farsi interpreti di modalità abitative diverse e lungimiranti per l’epoca, ispirandosi alle città-giardino inglesi e affrontando
già dal primo decennio del Novecento il tema del rapporto dell’abitare con gli spazi verdi. Nasce in questo contesto il Villaggio Tiepolo, realizzato grazie all’iniziativa di un gruppo di funzionari delle Poste che il 18 maggio 1919 costituirono la Cooperativa Edile Postelegrafonica: in tutto 47 villette con orto e giardino annesso. La particolare struttura del villaggio «con le porte delle case spesso aperte […]» come confermano varie testimonianze, contribuì a creare una condizioni di fiducia tra gli abitanti, favorendo il rapporto umano e la coesione sociale.

Eppure non sono mancate le sfide: agli anni bui della guerra è seguita la rinascita degli anni Cinquanta «molti dei nostri piani terra […] erano affittati ad artigiani. Ricordo un laboratorio di pelletteria, uno di profumi, poi l’officina di un idraulico e addirittura una piccola fabbrica di tasti di fisarmonica». E poi quel tentativo di esproprio verso la fine degli anni Sessanta conclusosi in un nulla di fatto, fino alla recente ristrutturazione che ha conferito al Villaggio l’aspetto attuale. Quello di un piccolo paradiso, in cui ancora oggi entrando la sensazione è di piacevolezza immediata, come a ritrovare il respiro della campagna in città. Nel 2019 il Villaggio ha celebrato i cento anni dalla fondazione: la festa e
soprattutto la vita continuano.

Articolo pubblicato su Club Milano 45 luglio – agosto 2018. Clicca qui per scaricare il magazine.

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