Tornare alle origini

Courmayeur distesa innevata

La pandemia ha massacrato il turismo di massa imponendo un nuovo modo di vivere il tempo e gli spazi: Courmayeur torna a essere semplicemente montagna.

di Stefano Ampollini | 2 marzo 2021

Era il novembre 2017 quando Courmayeur lanciò, proprio a Milano, un nuovissimo portale e il claim della campagna promozionale “Italy at its peak”. In quell’occasione venne presentato anche il fittissimo calendario di eventi dell’imminente stagione invernale: contest culinari, rassegne fotografiche, fuochi d’artificio, attività sulla neve, mercatini di Natale, concerti gospel e molto altro. Anno 2020: il claim è rimasto, il portale pure, ma il Covid-19 ha spazzato via tutto il resto, qui come in qualsiasi altra località del nostro arco alpino.

Dopo le ovvie preoccupazioni e le immancabili polemiche legate alla riapertura degli impianti e a tutto l’indotto collegato... Quello che più sorprende passeggiando oggi per la centralissima Via Roma di Courmayeur è il silenzio.

I SUV roboanti, gli aperitivi glamour a base di ostriche e champagne in piazza, lo struscio elegante di milanesi quasi residenti e nuovi turisti russi hanno lasciato il posto a un nuovo modo di vivere la montagna. O meglio: a un modo di vivere la montagna che sa di antico, persino primordiale. Se alla montagna togli gli impianti, la socialità, le cene fuori, le serate, lo shopping, cosa resta? Resta solo la montagna. Per l’economia locale è un disastro, lo sappiamo, ma riappropriarsi di questi luoghi per ciò che sono davvero potrebbe rivelarsi per molti persino sorprendente.

Tra i vicoli, a passo lento

Chi ha avuto la fortuna di trascorrere qui le ultime vacanze di Natale se n’è già reso conto: si può camminare o praticare lo sci di fondo nel magico scenario della Val Ferret, dove nasce la Dora Baltea, si possono montare le pelli per risalire la Val Veny o i pendii che dalla città portano al rifugio Bonatti, si possono affittare moderne mountain bike da neve, o “fat bike”, così chiamate per via dei grandi copertoni che rendono possibile la pedalata (e la discesa) anche sulla neve poco compatta.

Infine si può riscoprire il piacere di lunghe gite con le ciaspole tra sentieri innevati in mezzo ai boschi, una tendenza tornata a riaffermarsi negli ultimi anni ma oggi più che mai inevitabile se si vuole fare attività motoria nonostante i limiti imposti dalle misure anti contagio. Oppure si possono visitare le incantevoli frazioni di La Saxe o Verrand, con le loro tipiche case di pietra e gli utensili in legno appesi nei vicoli. Con le fioche luci gialle dell’illuminazione notturna, quando nevica e in giro non c’è un’anima, sembra di trovarsi in un presepe. Di sicuro in un mondo magico.

Courmayeur
Case in pietra e attrezzi di antichi mestieri nel borgo di Verrand

Ciò che unisce tutte queste esperienze è il riappropriarsi da parte di ciascuno di noi dei propri spazi e del proprio tempo, attraverso ritmi naturali che la modernità e l’incalzare del consumismo fine a se stesso ci hanno negato per troppo tempo.

La bellezza in montagna non ha fretta

Terminata la pandemia si dovrà ripensare a un nuovo modello di sviluppo che tenga conto non solo dei cocci lasciati dalla più grave crisi economica dal Dopoguerra, ma anche delle esigenze di rispetto dell’ambiente. E, forse, iniziare a sperimentare comportamenti e stili di vita più sostenibili non è una cattiva idea. Può sembrare quasi ironico farlo qua, in quella che per anni è stata la capitale di un jet-set anni Ottanta che tanto ha fatto la fortuna dei fratelli Vanzina e dell’era dei Cinepanettoni. Ma oggi che il brusio di sottofondo è scomparso e non c’è più nulla a distrarci, non resta che alzare gli occhi e ammirare la maestosità e l’infinita bellezza del massiccio del Monte Bianco e di alcune delle sue vette straordinarie, come il Dente del Gigante, ben visibili dal paese.

Già, perché se una cosa ci ha insegnato la pandemia è la capacità di contemplazione, il gusto di assaporare i momenti e i paesaggi, senza fretta e senza la bulimia mordi e fuggi da selfie che aveva drogato le nostre vite prima dell’avvento del COVID.

Courmayeur, paesaggio
Il panorama della Val Ferret

Courmayeur, tornerà lo stupore

Io credo che la nitidezza che c’è in alta quota chiunque è andato in montagna l’ha ben presente, quando tu vedi che il profilo della roccia e il cielo azzurro dietro sono smaglianti e inequivocabili”.

È ciò che scrisse Michele Serra riferendosi a Walter Bonatti e riassume perfettamente ciò che è la montagna e come deve essere vissuta. La montagna è un luogo democratico, ma pretende rispetto, sa incantare ma solo se hai la capacità di osservare e guardare oltre. Prima di tornare a raggiungere i 3466 metri della Punta Helbronner con lo Skyway, il più moderno impianto di risalita del mondo, dobbiamo imparare a tornare a stupirci di questi scenari mozzafiato che hanno incantato e sfidato intere generazioni. Courmayeur e il Monte Bianco, se vissuti con questo spirito rinnovato, sono il luogo perfetto per tornare un po’ bambini.

In apertura, panorama della Val Ferret. Foto di Stefano Ampollini.

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