Eclettico Portaluppi

Portaluppi, Villa Necchi Campiglio, Milano - Foto Giorgio Majno, Fotografo 2008 © Archivio FAI

Eclettica, liberty, barocchetta, déco, novecentista, modernista, razionalista, monumentale… Sono i tanti aggettivi con cui viene descritta la polifonica e complessa opera di Piero Portaluppi. Un tour milanese alla scoperta dei grandi progetti firmati dall’architetto.

di Alessandra Cioccarelli | 7 aprile 2021

Tra le figure più rilevanti della storia architettonica italiana, il milanese Piero Portaluppi ha profondamente influenzato il volto della città nella prima metà del Novecento. Il celebre architetto ha progettato infatti importanti edifici del capoluogo meneghino spaziando tra l’Art Déco di Palazzo Buonarroti-Carpaccio-Giotto, il Razionalismo di Villa Necchi Campiglio e gli interventi di restauro e riqualificazione come quello che ha interessato la Ca’ Granda, trasformata in sede dell’Università degli Studi di Milano.

Portaluppi 196_© Fondazione Piero Portaluppi
Fondazione Piero Portaluppi, Milano, per gentile concessione

Un itinerario a spasso per la città per scoprire gli innumerevoli progetti in cui si è dispiegato il talento di un architetto capace di coniugare la semplicità delle linee alla passione per la varietà dei materiali con risultati anche di incredibile modernità.

Il Planetario di Porta Venezia

Per gli amanti di Portaluppi, ma anche per i semplici appassionati o curiosi di architettura, nel quartiere di Porta Venezia si trovano preziosi edifici che portano la firma di Piero Portaluppi. Il primo di questi è il Planetario donato alla città dall’editore Ulrico Hoepli e progettato da Portaluppi. Situato nel verde dei giardini di Corso Venezia, l’edificio si presenta come un sobrio tempietto a pianta ottagonale con al centro della composizione un invaso a pianta centrale coperto da una cupola di 20 metri di diametro di grande funzionalità.

Portaluppi, Insegna Planetario - foto Cioccarelli
Insegna Planetario – foto A. Cioccarelli

La calotta – riproduzione della volta celeste – e l’apparecchio di proiezione al centro della sala sono elementi essenziali di ogni planetario e permettono di riprodurre con accuratezza i fenomeni astronomici. Alla sala di proeizione fanno corona ambienti accessori come servizi sanitari, uffici, magazzini e anche un piccolo museo astronomico, inclusi nel perimetro ottagonale e illuminati da aperture poste in corrispondenza di ciascun vertice.

Palazzo Buonarroti

A pochi passi dal Planetario, il Palazzo della società Buonarroti-Carpaccio-Giotto è un ampio edificio residenziale realizzato da Portaluppi tra il 1926 e il 1930. Affacciato su C.so Venezia con vista sui giardini di Palestro, è ben riconoscibile per il grande arco di passaggio che immette in via Tommaso Salvini. Il complesso progettato da Portaluppi si sviluppa su una pianta a U con testata lungo corso Venezia e due corpi simmetrici paralleli a via Salvini. Ricca ed eterogenea è la decorazione delle facciate. Le cornici e le lesene a tutta altezza della facciata principale enfatizzano la composizione classica. I motivi di gusto secessionista e Déco e i rilievi a losanghe della volta sono una cifra stilistica di Portaluppi.

Palazzo Buonarroti - foto Cioccarelli
Palazzo Buonarroti – foto A. Cioccarelli

Villa Necchi di Campiglio

Attraversiamo dunque l’arco a losanghe di Palazzo Buonarroti per giungere a un vero gioiello: Villa Necchi Campiglio. Situata in via Mozart 14, è stata progettata tra il 1932 e il 1935 per Angelo Campiglio, la moglie Gigina Necchi e la cognata Nedda, esponenti dell’alta borghesia industriale.

Immersa in un ampio giardino con piscina, presenta un esterno severo e compatto, segnato orizzontalmente dalla partizione tra diversi piani. Una scala nell’atrio del piano terreno, dominato da un grande scalone che conduce al primo piano, dove sono collocati gli appartamenti padronali e le camere per gli ospiti. Nel seminterrato si trovavano invece originariamente gli spazi di servizio, compresa la cucina, e sale per lo sport e per il cinema. L’ultimo piano era infine destinato alle stanze per i domestici.

Nel secondo dopoguerra la Villa il riallestimento dell’architetto Tomaso Buzzi addolcì la linearità dello stile di Portaluppi inserendo elementi d’arredo ispirati al Settecento e in particolare allo stile Luigi XV.

Casa-studio Portaluppi

Una visita dedicata all’opera di Piero Portaluppi non può certo trascurare il percorso che si snoda tra Corso Magenta e Sant’Ambrogio. A cavallo tra questi quartieri si trova una generosa eredità dell’architetto milanese che qui fu impegnato in restauri. In via Morozzo della Rocca 5, si trova la Casa e Studio Portaluppi, edificio storico che dal 1999 ospita la Fondazione Piero Portaluppi. Edificato tra il 1935 e il 1939 su progetto dell’architetto milanese, l’edificio fu abitazione e studio professionale di Portaluppi (1888-1967) fino alla sua morte. Sobrio e severo è l’aspetto esterno della costruzione disposta su quattro piani con una facciata a griglia simmetrica priva di decorazioni.

© Fondazione Piero Portaluppi_Foto Paoletti
Fondazione Piero Portaluppi, Milano, per gentile concessione

Filatura Cascami

Merita una visita l’ex sede della Società di Filatura Cascami Seta, una palazzina in via Santa Valeria, alle spalle della basilica di Sant’Ambrogio, progettata Portaluppi tra il 1920 e il 1924. Di fronte a un lotto particolarmente angusto e irregolare, Portaluppi decise di porre come centro dell’edificio l’atrio pentagonale a doppia altezza, con ballatoio perimetrale e lucernario di copertura, in asse con il portale d’ingresso. La facciata esterna è caratterizzata da un’alta zoccolatura a riquadri geometrici e un ordine gigante di lese con trifora centrale. Le appariscenti decorazioni e i dettagli rococò reinterpretano invece alcuni elementi tipici dell’architettura milanese settecentesca.

Linificio e Canapificio Nazionale

Da non perdere in via Ansperto 5 anche una visita all’ex sede del Linificio e Canapificio Nazionale progettato e poi ampliato tra il 1919 e il 1938. Questi edifici permettono di apprezzare alcuni degli elementi distintivi dello stile di Portaluppi, come la piattabanda a raggiera che corona le finestre del primo piano. Il disegno finale testimonia in molti particolari l’adesione di Portaluppi alle geometrie Déco, ma anche l’assonanza con l’architettura viennese della Secessione e persino dagli echi baroccheggianti.

Non è un caso del resto che, per descrivere l’opera di Portaluppi vengano utilizzati contemporaneamente aggettivi come eclettica, liberty, barocchetta, déco, novecentista, modernista, razionalista, monumentale. Un’eredità architettonica e culturale da riscoprire e apprezzare a spasso per tutta la città.

Altre opere milanesi:

Albergo diurno Venezia, piazza Oberdan a Milano (1924-1926)

Casa Crespi, Corso Venezia a Milano (1927-1930)

Case Radici-Di Stefano, via Aldrovandi, via Jan a Milano (1929-31)

Palazzo Crespi, Corso Giacomo Matteotti 1 (1928-1932)

Casa Corbellini-Wassermann, Viale Lombardia 17 (1934-1936)

Casa Lentati, via Telesio a Milano (1934-1936)

Cimitero Monumentale di Milano, Edicola Girola (1941)

In apertura Villa Necchi Campiglio, Foto Giorgio Majno, Fotografo 2008 © Archivio FAI

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