Vicinato 2.0 e oltre

social street milano, Meda, foto di Daniele Rossi

Le social street di Milano hanno raggiunto un buon grado di maturità. L’iniziativa virtuale funziona e dà luogo a pratiche virtuose di socialità e rinascita urbanistica. Partendo dal digitale i vicini di casa stanno tornando a pensarsi solidali e la città si evolve.

di Paola Orecchia
foto di Daniele Rossi

Si dice che in città vinca l’individualismo. Invece no, non più. Forse è solo un antico pregiudizio. A Milano la voglia di socialità c’è, è forte e si esprime in molti modi diversi, dal rito dell’aperitivo allo struscio in centro. E poi ci sono le nuove formule di vicinato, le social street meneghine, presidi di socialità mediati dalla tecnologia, che hanno permesso a migliaia di milanesi di conoscere o ritrovare la vera relazione umana di prossimità e il senso di appartenenza al quartiere.

Socialità 2.0 a portata di smartphone

Di questo si tratta: “non-luoghi”, gruppi chiusi su Facebook, persone che vivono nella stessa strada, che non si conoscono, ma che condividono necessità, pensieri, esperienze, consigli, dando risposta al proprio bisogno innato di comunità. Idealmente è una formula di vicinanza che non fa per tutti. Gli anziani, forse, non approverebbero. Tuttavia le social street di Milano non sono che l’anello di congiunzione tra la sana voglia di condivisione e chiacchiere in cortile che avevano i nostri nonni e il “vuoto d’amore” al quale si sono ribellate le generazioni più recenti. Sì, il vuoto, perché non si può negare che i ritmi di vita e di lavoro della metropoli degli anni Novanta, improntati sulla mobilità, sul consumismo e sull’a-socialità, non abbiano lasciato segni.

Le social street bypassano la solitudine

La nostra epoca è una gigantesca bolla di solitudini”, diceva la poetessa milanese Alda Merini parlando della vecchiaia. Lei, che della sua città ha respirato e descritto ogni più piccola trasformazione, con intensa passione per l’animo umano e per il suo territorio d’origine, aveva colto nel segno. E la cittadinanza frammentata e spenta sembrava avviarsi al declino come una persona sola, disillusa e anziana.

Ma Milano non ci sta e reagisce: da “città da usare”, oggi è una città da vivere. Se Alda Merini fosse ancora tra noi, forse gioirebbe nel vedere quale soluzione originale ed efficace hanno trovato i suoi concittadini come antidoto all’allentamento dei legami di vicinato. Le social street di Milano, processi collettivi e partecipativi di rigenerazione urbana e sociale. Fare rete con i vicini di zona funziona e piace, permette di combattere l’anonimato e la solitudine, collaborando alla costruzione di un quartiere più umano e godibile. […]

Le social street di Milano più vive

Il passaggio dalla dimensione virtuale a quella reale, e da questa alla trasformazione virtuosa del territorio e della relazione di vicinato, è ciò che si sta verificando soprattutto nei quartieri nei quali le social street appaiono più prospere e attive: Buenos Aires-Corso Venezia, Tortona, Navigli e Loreto, per esempio. Le social street di Milano che per attività e partecipazione si stanno distinguendo, sono Paolo Sarpi (15.141 membri a dicembre 2020), San Gottardo-Meda-Montegani (11.413) e NoLo (Nord Loreto con 10.563 iscritti).

Tre casi di successo, in quartieri connotati da eterogeneità sociale e urbanistica, dovuti a un sapiente uso del mezzo digitale come vettore e acceleratore di idee da sviluppare offline. Bookcrossing, gruppi GAS a Km 0, social-pulizia delle aree verdi, servizi di portineria, social tour alla scoperta della storia del quartiere, colazioni al parco… Come sempre, Milano ha trovato le sue risposte ed è profondamente cambiata.

social street di Milano, Nolo, foto di Daniele Rossi

Articolo pubblicato su Club Milano 60, Speciale 10 anni, prima parte 2011-2015. Clicca qui per leggere l’articolo completo sul magazine.

Commenti

commenti

Comments are closed.