Fabio Novembre

Fabio Novembre Club Milano

Il Salone internazionale del mobile è l’evento che, anno dopo anno, addobba Milano con sculture d’interni, account stranieri, taxi, neolaureati di Anversa, bottiglie di birra abbandonate ed è il cavallo di Troia che ci permette di entrare nello studio di Fabio Novembre. Passiamo allora la parola all’architetto/designer dai natali pugliesi disegnatore per Driade, Cappellini, B&B Italia e Kartell

di Alberto Motta
foto di Settimio Benedusi
da Club Milano N°07 del 2012

Vive a Milano dall’età di 18 anni. Quando ha sentito che era la sua città per la prima volta?

Nel dubbio se studiare a Venezia o Firenze, venni a trovare mio fratello a Milano. Mi portò al Parco Lambro, poi all’Università, e subito gli dissi: “Però, questa città non è brutta come dicono”. E non me ne andai più. Giorno dopo giorno i miei affetti si intrecciavano al tessuto della città. Come fosse una ma- glia, Milano ormai è attraversata dal filo rosso dei miei ricordi.

Il suo posto preferito?

Non ne ho uno. Come dicevo, la città per me è una ragnatela sentimentale. Ogni angolo è legato ai ricordi, ho stratificato talmente tanto… La sento mia ovunque. Non la uso come un dormitorio, per poi scappare nel fine settimana. Che, a ben vedere, è uno dei grandi problemi di Milano.

Continui. Ci spieghi meglio.

Per capire se uno ama la sua città, la prima domanda che devi fargli è dove passa il fine settimana. Milano, per esempio, è piena di questuanti che trascorrono qui i giorni lavorativi e poi scappano in cerca di altro, mentre una città la si migliora solo vivendola, amando il tempo libero che vi trascorri.

Parlando di tempo di qualità, veniamo al Salone Internazionale del Mobile.

Dobbiamo capire una cosa, oggi, in Italia: soltanto perché ti è andata bene per molti anni, non è detto che continui in questo modo. Non esistono più rendite di posizione. Tutte le capitali europee ormai hanno una design week e la prima che riuscirà a fare sistema con le forze municipali, che riuscirà a mettere a fuoco l’idea, ci fregherà il Salone. Pensi ai prezzi spropositati degli alberghi, al fatto che il Salone venga visto dai milanesi come un evento che non li riguarda, ai mezzi di trasporto che non coprono il servizio. Da parte dei decision maker non notare tutto questo è un atteggiamento colpevolissimo.

Come si raggiunge la perfezione nel mondo del design?

Mai. Perché non esiste. E quando lo capisci diventi un buon designer.

Come si ottiene la soddisfazione?

Cercando di fare qualcosa di buono. Intendiamoci: non siamo Christiaan Barnard, non facciamo trapianti di cuore, non scopriamo cure contro il tumore. Miglioriamo la qualità della vita ma non in maniera radicale. Sopravvalutarsi è da stronzi. E lamentarsi è vietato, perché siamo dei gran privilegiati.

Ha lavorato al quinto progetto di restyling del Triennale Design Museum.

L’allestimento del museo era stato affidato originariamente a quel grandissimo maestro del design italiano che è Enzo Mari. Insomma un mese fa Enzo Mari si è infortunato e la direttrice del Triennale Design Museum mi dice: «Fabio, emergenza, te la sentiresti di sostituire il grande maestro?». Ho accettato la sfida… […] In Italia convivono queste due anime: ci sono 70, 80enni che fanno da tappo mentre molti giovani hanno così tanta energia che si metterebbero a vendere i loro progetti col banchetto per strada. Penso che ci sia un problema reale di fluidità. […] Anche se il discrimine non deve ridursi all’età: oggi non puoi permetterti di essere bravo nel tuo ambito, devi essere anche una “brava persona”. Non puoi permetterti di essere uno stronzo. Altrimenti la tua bravura si resetta.

A me sembra proprio il contrario; che la crisi autorizzi a essere più diretti.

No, se diventa il minore dei mali, allora abbiamo un problema. Il rapporto umano è sempre ciò che fa la differenza. Se regali una buona parola a una persona, sai quanta energia col segno + metti in circolo? Essere stronzi, oggi, non te lo puoi permettere. Devi essere proprio una brava persona, è un dovere verso l’umanità!

Intervista a Fabio Novembre pubblicata su Club Milano 60, Speciale 10 anni, prima parte 2011-2015. Clicca qui per sfogliare il magazine.

Commenti

commenti

Comments are closed.