La Milano di Stendhal

ritratto di Stendhal wikimedia commons

Ci sono amori a prima vista che lasciano un segno memorabile. Fu il caso dello scrittore Stendhal che, francese di nascita, milanese d’adozione, di Milano si innamorò profondamente e ne lasciò un ricordo struggente e autentico.

di Alessandra Cioccarelli | 12 agosto 2021

«Tutte queste sere sono andato, verso l’una del mattino a rivedere il Duomo di Milano. Questa chiesa, rischiarata da una bella luna, offre uno spettacolo di bellezza straordinaria ed unica al mondo. L’architettura non mi ha mai offerto simili sensazioni». Scriveva Marie-Henri Beyle, meglio noto come Stendhal, il 5 novembre del 1816.

Stendhal Milano, Sormani
Jean-Louis Ducis. Ritratto di Stendhal. 1835 Olio su tela (STEND.FSB. 2662). Courtesy Biblioteca comunale Centrale – Palazzo Sormani. 

Stendhal, uno dei più importanti scrittori francesi dell’Ottocento, fu del resto un vero estimatore della città di Milano e innumerevoli sono i suoi appunti e scritti sul capoluogo meneghino.

Quello per Milano fu amore a prima vista che cominciò fin da quando, arruolatosi nell’armata del Primo Console Napoleone Bonaparte, nel giugno del 1800 fece il primo ingresso a Milano.

Durante questo primo soggiorno fu ospite nel Palazzo Borromeo D’Adda (oggi Via Manzoni) e Palazzo Bovara (in Corso Venezia è affissa una targa commemorativa). Ritornò poi l’8 settembre del 1811: fu allora che suonò alla porta di Angela Pietragrua, la donna da lui sempre desiderata e con cui ebbe una relazione clandestina.

Seguirono poi altre visite della città più o meno fugaci ma gli impegni militari portarono presto Stendhal in altre città del nord Italia fino al suo rientro in patria.

Lo spirito “milanese” di Stendhal

Nel capoluogo meneghino, che lo scrittore tanto corteggiò nel corso nella sua avventurosa esistenza, Stendhal non dimorò più di sei anni, ma se ne innamorò comunque a tal punto da voler essere ricordato fino alla fine come “milanese”.

Qui giace Arrigo BEYLE Milanese recita l’epigrafe sulla pietra tombale di Montmartre in ricordo dello scrittore che, seppur francese, sentiva nell’Italia la sua patria d’elezione. Tutt’altro che soavi erano invece le parole che riservava alla sua terra natale: «Io non sento affatto l’incanto della mia patria, anzi nutro per il luogo ove sono nato una ripugnanza che arriva al disgusto fisico».

Ma quali furono i luoghi più amati da Stendhal? Quali elementi dell’universo milanese lo fecero innamorare così profondamente? Ripercorrendo solo alcune delle innumerevoli annotazioni di Stendhal, riscopriamo la città con gli occhi stupiti e curiosi di questo turista e scrittore d’eccezione.

L’architettura milanese, gli spettacoli dell’amato Teatro alla Scala, la cotoletta alla milanese (il suo piatto preferito) furono alcuni dei tanti e piccoli particolari che conquistarono il cuore dello scrittore.

Un teatro a lume…di scena

«Definisco la Scala il primo teatro al mondo, perché è quello che fa provare più piacere attraverso la musica. Non ci sono lampade in sala, è illuminata unicamente dalla luce riflessa dalle scene». Scriveva Stendhal nel settembre 1816 del famoso teatro meneghino, apprezzato per “gli ornamenti ma non certo per le sue due facciate”, di cui ci racconta anche delle serate danzanti.

Della chiesa di San Fedele, architettura del Pellegrini “che si scorge arrivando dal teatro alla Scala attraverso la via san Giovanni alle case rotte” scrive “è superba, ma di una bellezza di tipo greco, il che è allegro e nobile. Privo di senso del terrore”.

Le piramidi di marmo bianco

Stendhal nutriva una particolare ammirazione nei confronti del Duomo che amava frequentare anche nei momenti di quiete.

«Ieri – scriveva nei suoi diari il 2 novembre del 1816 – all’una del mattino (col chiaro di luna) sono andato a vedere il Duomo. Qui ho trovato un silenzio assoluto. Quelle piramidi di marmo bianco, così gotiche e slanciate che si elevano nell’aria e si stagliano sul blu cupo di un cielo meridionale ornato di stelle scintillanti, formano uno spettacolo unico al mondo».

Duomo di Milano, Stendhal - Pixabay
ph Pixabay

Il Corso delle carrozze

Tra i luoghi ritratti da Stendhal non poteva mancare Porta Venezia con le sue sfilate di cavalli e carrozze che lo scrittore aveva imparato a conoscere e apprezzare ai tempi del suo soggiorno a Palazzo Bovara. Fedele cronista cittadino così descrive il via vai che invade il famoso corso e i suoi bastioni. «Tutti i giorni alle due c’è il corso, dove tutti sfilano a cavallo o in carrozza. Il corso si svolge a Milano, sul bastione fra porta Rense (Stendhal usa il nome che il popolo aveva dato alla porta orientale, storpiando l’antico nome latino Argentea) e Porta Nuova».

Ma a Stendhal non bastò descrivere il passaggio delle carrozze, volle restituire piuttosto un vivido ritratto di quello che era a tutti gli effetti “una sfilata della buona società” dove “tutto il popolo viene ad ammirare gli equipaggi dei suoi nobili” poiché “i milanesi sono fieri del numero di carrozze che danno lustro al loro corso”. E racconta anche le piccole tentazioni dei meneghini che nel periodo estivo fanno “sosta in Corsia dei Servi a prendere dei gelati” prima di rientrare a casa e prepararsi per andare alla Scala.

palazzo Bovara Pta Venezia, Stendhal Milano - foto cioccarelli
Palazzo Bovara, foto di A. Cioccarelli

Le magnifiche colonne antiche e i canali-boulevard

Nel corso delle sue passeggiate l’appassionato cronista non si lasciò scappare anche una visita alle celebri colonne di San Lorenzo e all’omonima chiesa. «Ho visto le magnifiche colonneantiche di san Lorenzo; ce ne sono sedici, sono disposte in fila diritta, scanalate, di ordine corinzio, e alte fra i 25 e i 30 piedi. Per ammirarle occorre un occhio già uso a separare le rovine della venerabile antichità da tutte le sciocchezze di cui le ha sovraccaricate la puerilità moderna. La chiesadi san Lorenzo, eretta dietro le 16 colonne antiche, mi ha divertito per la sua forma originale».

E non disdegnava neanche i vicini Navigli che definiva amichevolmente “canali-boulevard” e Porta Ticinese, all’epoca chiamata Porta di Marengo, che “è bella senza essere copiata dall’antichità”.

Colonne di San Lorenzo - Stendhal Milano

Per saperne di più

La biblioteca Sormani, che ha un legame speciale con Stendhal, ospita il Centro Stendhaliano con due preziose raccolte: il Fondo Stendhaliano Bucci e la Raccolta Stendhaliana Pincherle. Presso il Centro è possibile consultare e fare ricerche di approfondimento sullo scrittore, sulla sua vita e opere.

Per approfondire il tema segnaliamo inoltre le due seguenti pubblicazioni:

Stendhal, il milanese di Grenoble di Mario Miglioretto e Bruno Pellegrino, Meravigli Edizioni.

La Milano di Stendhal. Luoghi, personaggi, libri e documenti di Henry Beyle Milanese di Guido Bezzola, Comune di Milano.

In apertura ritratto di Stendhal, Wikimedia Commons.

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