Un “creativo irriverente”

Il vignettista Tinin Mantegazza, Milano, 1964

Più di 250 disegni originali, dipinti, pupazzi, fotografie, oggetti di scena, filmati, documenti. Va in scena la mostra “Tinin Mantegazza. Le sette vite di un creativo irriverente” nella sala principale e negli altri spazi laboratoriali e di prova del Teatro Bruno Munari.

di Paolo Crespi | 15 ottobre 2021

Un insolito spettacolo. La definizione corrente sarebbe “mostra”, ma avendola visitata in anteprima con la preziosa guida di Silvio Oggioni, mi piace pensare che “Tinin Mantegazza. Le sette vite di un creativo irriverente” sia piuttosto la plastica rappresentazione di un percorso esistenziale lungo, ricco e pieno di anse come quello di un fiume che scorre e si dirama in varie direzioni, invadendo pacificamente, in questo caso, tutta l’articolata struttura dell’edificio progettato qualche anno fa da Italo Rota.

Scomparso nel 2020 a 89 anni, Tinin Mantegazza è stato fino al 1986, insieme a sua moglie Velia, regista di tutti gli spettacoli storici della compagnia, il grande animatore e ideatore di quella straordinaria stagione di teatro (per) ragazzi iniziata con L’Histoire du Soldat, del 1975.

Nello stesso anno nasceva, per iniziativa di Tinin, Velia e Jolanda Cappi, il Teatro del Buratto. Di lì a poco, la cooperativa avrebbe assunto la responsabilità, che dura tuttora, del Teatro Verdi, punto di riferimento imprescindibile per generazioni di insegnanti e allievi delle scuole primarie e secondarie di Milano e della Lombardia.

Una personalità poliedrica

Nel novembre dello scorso hanno, il Buratto ha festeggiato solo virtualmente, causa pandemia, i suoi primi 45 anni di vita. Si rifà ora grazie a questa iniziativa, che coincide felicemente con la partenza della stagione teatrale 21-22 e che rivela una serie di connessioni estremamente interessanti fra la figura del fondatore e la Milano della cultura, dello spettacolo e delle arti visive.

Perché Tinin Mantegazza non è stato solo un originalissimo “teatrante” di larghe vedute, capace di intessere collaborazioni a tutto campo (da Paolo Poli, voce recitante nell’”Histoire”, a Franco Battiato autore delle musiche di Quello Stolfo da Ferrara, dell’83). Ma, come documentano le nove sezioni della mostra, è stato attivo in numerosi campi della creazione artistica, mettendosi in evidenza in ciascuno di essi grazie a un diverso tratto della sua multiforme personalità.

Dai pennelli al cabaret

Il percorso espositivo inizia dalla sala dedicata al disegno e all’illustrazione. Qui fanno capolino le prime prove per il “Corriere dei Piccoli” (1950) e quelle successive per i quotidiani “La Notte” e “Il Giorno”, cui il giovane Mantegazza collaborò come giornalista e disegnatore. Un talento, quest’ultimo, che lo accompagnerà per tutta la vita e lo sosterrà nella creazione dei pupazzi per il teatro e per la tv.

Tinin Mantegazza, Teatro Munari Milano

La seconda sezione ci proietta nell’attività di pittore, che lo portò spesso a incrociare i pennelli con artisti come Enrico Baj, Joe Colombo, Sergio D’angelo o Nando Pierluca. In mostra una ventina di sue opere realizzate dagli anni ’60-70 fino agli anni Duemila. Quando la satira sociale e politica, spesso pungente, lasciò il posto a una vena più lirica.

La terza sezione, Tra Arte e Cabaret, testimonia l’attività di animatore culturale iniziata alla Muffola, piccola ma vivace galleria d’arte del centro aperta nel ’59 insieme a Velia.

Lo sbocco naturale di questa esperienza sarà il Cab 64, formidabile fucina di performance e monologhi tipici della prima stagione del cabaret milanese, e non solo.

Fra palcoscenico e tv

Al mondo dei pupazzi animati e del Teatro per ragazzi è dedicata la quarta sezione. In Tinin e la televisione riscopriamo invece l’attività parallela di ideatore di “telefiabe”, destinate all’infanzia. Ma anche di trasmissioni Rai più complesse come L’Albero Azzurro, in cui, a partire dal 1990, tiene banco Dodò, il suo pupazzo più famoso.

Tinin Mantegazza, Burattini Il Gran Buffone

E il rapporto con la tv pubblica avrà un seguito nella prestigiosa collaborazione con Enzo Biagi per l’inserto animato de Il Fatto.

Racconti e Filastrocche racconta la variegata attività editoriale di Tinin Mantegazza, autore di filastrocche in rima, racconti e storie illustrate. E una piccola sezione è dedicata ai Manifesti dalui realizzati per festival e mostre.

C’è poi l’ottava sezione. Venticinque fra dipinti e disegni degli amici pittori, frequentati a partire dagli anni ’50, donati alla coppia da artisti del calibro di Munari, Ceretti, Fontana, Pericoli. Opere mai esposte prima d’ora.

Una fantastica stagione teatrale

Alla fine del percorso entriamo in teatro, dove a fianco del palcoscenico è ben rappresentato il lungo e fruttuoso sodalizio (1975-1986) con il Teatro del Buratto e il Teatro Verdi di Milano, dove tutto ebbe inizio.

All’inaugurazione della mostra presente anche Velia Mantegazza, compagna d’arte e di vita di Tinin. Sul palco del Munari, numerosi colleghi e amici. Fra loro Cochi Ponzoni, Lucia Vasini, Ricky Gianco, Gianfranco Manfredi, Flavio Oreglio, Roberto Vecchioni.

Informazioni

La mostra resterà aperta fino al 21 novembre: visite guidate gratuite, solo su prenotazione, da lunedì a venerdì, dalle ore 15 alle 18, sabato alle ore 14.15 e alle 15, domenica alle ore 10.30, 11.30, 14,15 e 15.

Teatro Bruno Munari
Via Giovanni Bovio 5, Milano

In apertura Tinin Mantegazza nel suo studio, Milano, 1964. Ph. © Uliano Lucas.

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