Vico Magistretti

Vico Magistretti, libro Electa

Capace di mantenere un rapporto di reciproco scambio tra architettura e design  per tutta la sua carriera, Magistretti resta l’esempio di un progettista colto, ma con i piedi per terra, curioso e determinato a creare soluzioni per tutti.

di Marzia Nicolini | 19 ottobre 2021

Si è conclusa da poco la mostra, curata da Gabriele Neri, che la Triennale di Milano ha dedicato alla massiccia produzione di Vico Magistretti (1920-2006). A centouno anni dalla sua nascita, l’architetto e designer milanese è più vivo che mai nella memoria dei suoi estimatori. Tra di loro, il concittadino e collega Stefano Boeri. Nel libro “Vico Magistretti Architetto milanese” (edito da Electa, scritto da Neri in corredo alla retrospettiva), gli dedica queste parole:

«Semplicità, eleganza e genio sono le tre grandi componenti nel DNA progettuale di Vico Magistretti – attivo nel design, nell’architettura, negli interni e negli allestimenti –, tra i principali artefici di quella storia straordinaria che grazie al fecondo dialogo tra progettisti e imprenditori illuminati, ha proiettato dal secondo dopoguerra il design italiano da Milano nel mondo intero».

Vico Magistretti Milano libro Electa

A cavallo tra architettura e design, sull’onda del boom economico

Chi ha avuto la fortuna di visitare la mostra allestita presso La Triennale avrà senza dubbio apprezzato il prezioso e sterminato patrimonio di disegni, schizzi, modelli, fotografie, video, prototipi e pezzi originali, resi disponibili dai curatori dell’Archivio Magistretti, insieme a materiali provenienti dagli archivi di aziende, istituzioni e privati.

Deposito MM Famagosta, ph. © Archivio Studio Magistretti – Fondazione Vico Magistretti
Deposito MM Famagosta, ph. © Archivio Studio Magistretti – Fondazione Vico Magistretti

La sua personalità innovativa e carismatica è stata riportata da chiunque l’abbia incontrato. I suoi oggetti, poi, sono entrati nella categoria del mito. E dire che lui considerava il design secondario rispetto alla sua grande, originale passione: l’architettura. Ma le due sfere, nel suo caso più che mai, si sono sempre nutrite vicendevolmente, con esiti assai fortunati.

Vico Magistretti, ricorda Gabriele Neri, «“Nacque” architetto, contando in famiglia il bisavolo Gaetano Besia, autore di diverse opere a Milano e provincia, e il padre Pier Giulio, affermato professionista negli anni tra le due guerre. L’architettura fu quindi la sua prima ambizione e il suo ambito d’intervento prioritario, come amava ripetere».

Fervidissima la sua produzione tra gli anni Cinquanta e Sessanta, «decennio in cui il boom economico permette al trentenne architetto di sperimentare a ogni scala, dal design dell’arredo alla ristrutturazione di interni, dall’edificio pubblico alla torre per abitazioni».

Molte domande, semplici soluzioni

Influenzato dalla lezione scandinava, Vico Magistretti non è mai caduto in deliri di onnipotenza. Tra i suoi appunti: «Cosa significa fare design? Parlare molto con chi lavora. Porre molte domande (tecniche). Pensare alle soluzioni più semplici, pensare all’abilità delle proprie mani (scarsa), pensare a tutto ciò che è più più semplice e banale. Detestare l’originalità».

In lui e nella sua opera la memoria del padre architetto è sempre rimasta viva. Il suo girovagare con occhio attento e critico per le aree urbane, della sua Milano e delle città del mondo, rende l’idea di un professionista immerso nei problemi della società. Indubbiamente di ceto borghese, teneva più che mai a soluzioni progettuali democratiche e funzionali, detestava ad esempio le architetture di pura speculazione finanziaria.

Una bellissima descrizione di Magistretti la dà, nel libro, Joseph Grima, architetto, critico, curatore ed editore britannico, oltre che direttore creativo della Design Academy Eindhoven.

«Era maestro nel trovare l’eleganza nella semplicità, nascondendo le complessità della produzione per far sembrare privo di sforzo il risultato finale, e in questo senso tutti noi abbiamo un debito di gratitudine nei confronti di questa figura. Ricordando come Magistretti sia Milano. Non a caso, tra le sue frasi più citate, l’essenziale: «Le rotaie del tram sono design».

In apertura, Vico Magistretti, courtesy © Archivio Studio Magistretti – Fondazione Vico Magistretti.

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