Giardini segreti

Giardini_PalazzoBovara

Impensabili fazzoletti di verde nascosti da facciate anonime, insieme a chiostri e cortili gelosamente custoditi dietro muri grigi: anche questa è Milano, piccole oasi di meraviglia da andare a scoprire sfidando qualche rifiuto stizzoso di accesso. La ricompensa è dietro l’angolo.

 di Marilena Roncarà

“Tutta pietra in apparenza e dura”, ecco Milano nelle parole dello scrittore Alberto Savinio, che però subito dopo chiosa: “In realtà è morbida di giardini interni”. In effetti la città è in grado di sorprendere solo se si sa andare oltre le apparenze, magari spingendo più in là qualche portone severo per scoprirvi all’interno la più impensata delle meraviglie. Non è una leggenda infatti, quella dei fenicotteri rosa e dei pavoni che passeggiano indisturbati nel cortile di Palazzo Invernizzi, nelle vicinanze di Palestro, uno spettacolo della natura in pieno centro città. Già è più difficile, invece, arrivare al mini orto botanico che si nasconde dietro via della Spiga, al numero 1: un tripudio di camelie, aceri, edera e pitosfori.
Milano è così, nasconde all’interno il suo cuore tenero, come una bella donna che si concede solo quando è certa di essere amata. In più, giardini, chiostri e cortili sono anche l’eredità di un tempo in cui si dovevano celare le ricchezze ai dominatori stranieri assetati di tasse (e anche questo è indice di un certo spirito italico) e così la città ha finito per godersi in privato le sue preziosità. Tra queste una parola va spesa per il Chiostro di Santa Maria Maddalena che si erge dietro un muro grigio, alle spalle della Basilica di S. Ambrogio, in via Cappuccio al 7. Dichiarato monumento nazionale nel 1923, il chiostro del XV-XVI secolo è composto da un grande porticato con due ordini di colonne, in tutto 34, come avrebbe saputo precisare Stendhal. Si narra infatti che lo scrittore francese, grande appassionato di chiostri e giardini della città, avesse contato le colonne presenti nei cortili milanesi, fino indicarne in tutto circa 20 mila (sarà vero?).
Decisamente più accessibili sono i cortili dell’Università Statale e della Cattolica. I primi, realizzati su progetto del Filarete, racchiudono al loro interno anche quattro cortili minori quattrocenteschi, tutti da guardare. Altrettanto suggestivi sono i chiostri bramanteschi dell’Università Cattolica, che subito trasportano in un’altra dimensione spazio temporale. Forse poi non tutti sanno che in Largo Gemelli c’è un altro giardino segreto riservato alle sole signorine studentesse e per questo detto “Il giardino delle vergini”, un frondoso angolo di verde in cui trovare riparo anche dal sesso forte. Una curiosità si nasconde pure nel cortile di Palazzo Bagatti Valsecchi, dimora storica sita al 7 e al 10 di via Santo Spirito. Qui, accanto al benvenuto scritto in latino sul pavimento del cortile: “Age hospes est tibi amica domus” (“salve ospite, 
questa casa ti è amica”), uno sguardo va senz’altro riservato alla Madonna del Ratt, un bassorilievo in terracotta di Madonna con bambino, che dietro le spalle del bambin Gesù vede far capolino per l’appunto un topo.
Altra meta obbligata è corso San Gottardo, con i portoni che aprono dei mondi dove è tutto un susseguirsi di corridoi, porticati e ringhiere. Al numero 18, oltrepassato l’anonimo portoncino di legno, compare un intero borgo, quasi un passaggio segreto che porta sulle case che guardano il naviglio di Ascanio Sforza; mentre al 37 c’è un cortile pieno di balconi curati, come se, per dirla con le parole del giornalista e scrittore Filippo Sacchi: “Milano avendo così poco spazio per la grazia, sa creare con niente momenti di delicatissima poesia”.
Il nostro viaggio si conclude infine in via della Moscova 33. Basta varcare il portone, e questa volta è facile grazie alla complicità del custode, per ritrovarsi al centro di quello che un tempo era il quartier generale dei setaioli, ora sede della Banca Popolare Commercio e Industria. Si tratta di un grande cortile coperto, dove a fine Ottocento avveniva il carico-scarico di migliaia di bozzoli, cascami e filati di seta. Oggi, piano terra e balconate, ricostruiti sul modello originario, sono abbelliti da diverse specie di piante, palme comprese. Il risultato è che lo spazio protetto da un’alta vetrata si è trasformato in un incredibile giardino d’inverno.
E mentre ci accomiatiamo da questa meraviglia, subito dopo che il custode ci ha confessato che lui, insieme alla banca, lascerà a breve il cortile segreto per trasferirsi in altro luogo, viene da chiedersi se anche i nuovi proprietari sapranno essere altrettanto prodighi nell’aprire le porte di tanta bellezza.

www.miguidi.com
www.cittanascostamilano.it 
www.adsi.it/adsi-lombardia

Foto in apertura di Luisa Oriani per Mi Giudi: ingresso giardini Palazzo Bovara.
Foto in chiusura di Isabella Carnaghi per Città Nascosta Milano: Casa degli Atellani.
Articolo pubblicato su Club Milano 19, marzo – aprile 2014. Clicca qui per scaricare il magazine.

Commenti

commenti

2 Comments

  • Rispondi febbraio 22, 2015

    Lara

    Come si chiama il giardino nella prima foto? Bell’articolo comunque!

  • Rispondi febbraio 23, 2015

    Club Milano

    Grazie Lara!
    Il giardino della prima foto è quello di Palazzo Bovara, in corso Venezia 51.

Leave a Reply