Pedalare con VENTO

Ciclovia Vento

679 km di ciclabile da Venezia a Torino, ecco in  sintesi VENTO: una ciclovia che collega non solo le due città, ma anche 4 regioni, 12 province e i relativi parchi e il tutto pedalando lungo gli argini del Po. Basterebbero 3 anni di lavoro, per un indotto stimato di 100 milioni di euro.

di Marilena Roncarà | 4 luglio 2014

Realizzare la maggiore dorsale cicloturistica italiana: questo è il progetto visionario, ma anche concreto del Politecnico di Milano chiamato VENTO dal nome delle due città che collega (VENezia e TOrino). Non solo una ciclovia, ma molto di più: un progetto che genera lavoro, sviluppo, rimettendoci in contatto con quel paesaggio che ci contiene e ci rappresenta e (cosa non da poco) portando un indotto di 100 milioni di euro all’anno e 2000 posti di lavoro distribuiti sul territorio.
Come?
La ricetta è semplice: “Basta guardare al cicloturismo del Nord Europa”, ci spiega il Professor Paolo Pileri, responsabile scientifico del progetto, per capire come “il cicloturismo per funzionare e generare economia abbia bisogno di infrastrutture lunghe almeno 150 km, il che significa, nel nostro caso, che le regioni devono mettersi d’accordo”.
Il problema di Vento, infatti, non sono i soldi (quegli 80 milioni di euro, pari al costo di 3 km di autostrada, che pure dovranno essere stanziati dal governo), ma i confini. “È come se in Italia avessimo accorciato lo sguardo, anche da un punto di vista culturale all’interno di confini regionali e Vento è una sfida, un’occasione di sviluppo, di cooperazione tra enti e regioni, di recupero del territorio al di fuori dalla solita retorica”.

Per raccontare o meglio disvelare il progetto si è appena concluso (lo scorso 15 giugno) il Vento Bici Tour 2014, una pedalata in 10 tappe e 16 eventi lungo il corso del fiume Po, con protagonista la squadra del Politecnico e tanta folla a riempire le piazze, fino all’incontro con il ministro dei Beni e delle Attività Culturali Dario Franceschini, che ha confermato il suo appoggio al progetto inserendolo nell’agenda di  governo.
“Un pezzo del nostro futuro di lavoro e di cultura sta di sicuro dove non stava nel passato: nel recupero del paesaggio, nello sviluppo di una mobilità sostenibile… e se questo progetto non si farà, incalza il prof. Pileri, ci devono spiegare perché si vuole rinunciare a un ritorno economico così importante distribuito su un territorio ampio e a 2000 posti di lavoro”.

Vento attraversa, infatti, oltre 12000 aziende agricole e far passare mezzo milione di turisti per 12000 aziende agricole, significa dare a queste aziende la possibilità di completare un pezzo del proprio reddito attraverso l’accoglienza dei turisti, facendo conoscere i propri prodotti. Inoltre anche dal punto di vista enogastronomico, la valle del  Po è un incredibile catalogo di sapori: dalle carni di manzo del Piemonte, alle cozze della Laguna e la ciclabile può diventare un sorprendente filo narrativo pure in questo senso.  Senza dimenticare la straordinaria potenzialità dell’intermodalità, ovvero la possibilità di percorrere alcuni tratti della ciclabile in treno e altri con la motonave, navigando sul Po.

Dell’interno tragitto solo 102 chilometri sono già pedalabili e se per 284 chilometri basta mettere in sicurezza gli argini e per altri 148 sono sufficienti interventi semplici, lavori più impegnativi sarebbero da programmare sui restanti 145 Km. Il costo in opere è di circa 80 milioni di euro e il tempo stimato tecnicamente è contenuto dentro 3 anni.

A oggi sono circa 200 gli enti e le istituzioni che hanno sottoscritto il progetto, e a loro si aggiungono quasi 4000 cittadini (per dare la propria adesione basta cliccare qui) e l’ok dell’AIPO, l’agenzia che gestisce la manutenzione degli argini del fiume Po.
Insomma la ciclovia più lunga del Sud Europa è davvero a portata di mano. Che aspettiamo?

Qui tutte le info: Progetto VENTO Polimi 

 

In apertura e chiusura immagini da Vento Bici Tour 2014.

 

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