La Brera che sarà

Tutelare ma soprattutto valorizzare: su questa idea parte il progetto del nuovo direttore della Pinacoteca di Brera James Bradburne, che vuole riportare questo museo nel cuore dei milanesi e al centro della città.

di Antonella Armigero | 3 novembre 2015

Un patrimonio artistico inestimabile, tanto da essere considerato uno dei musei più importanti dell’Occidente; 400 opere che ripercorrono la pittura lombarda dal Trecento al Novecento e capolavori riconosciuti a livello internazionale come Lo Sposalizio della Vergine di Raffaello, Il Cristo Morto del Mantegna, e un dipinto simbolo della città, Il Bacio di Hayez, a cui si aggiungono opere di altri maestri come Tiziano, Rubens e Canaletto. Tutto questo è la Pinacoteca di Brera.
Uno dei gioielli della nostra città merita un pubblico più ampio e un rinnovamento complessivo in grado di rendere la visita al museo un’esperienza indimenticabile al pari dei grandi musei internazionali. A crederlo in primis il direttore James Bradburne che ha in mente un piano ben preciso, un progetto a lungo termine che si compierà in 8 anni, e che permetterà di riportare Brera al centro di Milano, ma soprattutto nel cuore dei milanesi e dei turisti che faranno visita alla città.

Pinacoteca di Brera

Pinacoteca di Brera

Nella sua prima uscita pubblica avvenuta in occasione della fine dei restauri e la riapertura dell’Atrio dei Gesuiti, proprio all’ingresso del palazzo trecentesco (operazione resa possibile grazie a sponsor privati come Rigoni di Asiago), Bradburne ha parlato in maniera schietta di quello che vuole fare per vincere questa scommessa. Rendere il palazzo vivo, coinvolgere i visitatori valorizzando quella che è la collezione permanente, proponendo di eliminare le mostre temporanee per puntare tutto su quello che rende davvero unica la Pinacoteca, ovvero quell’inestimabile corollario di opere e il palazzo che di per sé vale la visita.

Il piano strategico arriverà tra 100 giorni ma già si intuiscono le buone intenzioni e il polso del nuovo direttore, straniero sì ma con grande esperienza in Italia (è stato infatti a lungo direttore di Palazzo Strozzi) che dice di volersi rifare alle intuizioni avute dal suo predecessore Franco Russoli, già direttore di Brera dagli anni ’70: tutelare ma soprattutto valorizzare le 38 stanze che ospitano i capolavori. Il rinnovamento darà maggior respiro e peso a ogni opera, con una collocazione ragionata che permetta una maggior accessibilità all’opera senza però aumentare lo spazio espositivo.

Sala della Pinacoteca di Brera

Sala della Pinacoteca di Brera

Infatti, tra le intenzioni del direttore canadese non c’è lo spostamento di parte della collezione all’interno dei locali dell’attuale Accademia per realizzare la“Grande Brera”, questo almeno non prima di 3 – 4 anni, quando sarà pronto Palazzo Citterio attualmente in fase di restauro.

La chiave del successo dovrà essere fidelizzare il visitatore, costruire un “legame forte e caldo” magari ripensando la formula d’ingresso con un biglietto scontato a chi decide di tornare durante l’anno, e un rinnovamento che tocchi anche la struttura interna, creando nuovi ingressi, punti di congiunzione tra atrii e aree, ponendole così in dialogo, offrendo ai visitatori panchine dove sedersi anche all’interno del cortile.

In attesa dell’avvio di questo processo di rinnovamento ecco tutte le indicazioni per visitare la Pinacoteca e il link per una visita virtuale.

 

Pinacoteca di Brera
Via Brera, 28 Milano

Foto d’apertura il direttore della Pinacoteca di Brera James James Bradburne

Sala interna Brera – Foto Living.corriere.it

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