Il Rettore resiliente

Gianni Canova

Rettore della prestigiosa università IULM di Milano, professore di Storia del Cinema e Filmologia, conduttore del programma Il cinemaniaco per Sky Cinema, Gianni Canova ci pone di fronte al futuro di quelli che sono due mondi in piena evoluzione, quello della didattica accademica e quello del cinema.

di Victor Venturelli | 15 giugno 2020

L’emergenza Covid ci ha portato a scontrarci con una situazione imprevedibile e inaspettata, lei come ha vissuto questi momenti?

In questi giorni mi è venuta in mente una frase dello scrittore Paul Auster che dice: «Gli esseri umani danno il meglio di sé quando sono con le spalle al muro». Condivido in parte questa frase poiché quando il Covid ci ha messo con le spalle al muro abbiamo dato contemporaneamente il meglio e il peggio di noi stessi. All’inizio del lockdown mi sentivo un leone in gabbia, poi è stato un periodo di riscoperta personale: ho letto molto, mi sono preso tempo per me, per ripensare alle cose fondamentali della vita che, forse negli ultimi tempi, travolti dalla frenesia del lavorare sempre, stavamo un po’ dimenticando. Dall’atra parte la mia collaborazione con Sky è proseguita gestendomi in autonomia, girando a casa le presentazioni dei film, le mie analisi e ho imparato un po’ a fare il regista di me stesso. Da questo punto di vista il Covid mi ha fatto imparare delle cose.

Come ha reagito il mondo delle università all’avvento del Covid-19?

L’Università ha dimostrato di essere capace tempestivamente di rispondere con grande duttilità e intelligenza a una emergenza che nessuno si sarebbe aspettato così drammatica.

Il Covid-19 ci ha obbligato ad accelerare dei percorsi già in atto da tempo verso il digitale. Abbiamo scoperto tutte le opportunità che esso ci può offrire (come ad esempio lo smart working) e le stiamo sperimentando. Il virtuale però non può sostituire la realtà anche dal punto di vista formativo.

Iulm Gianni Canova
Iulm

Alla Iulm, stiamo, infatti pensando a un percorso didattico che dal prossimo settembre ponga le condizioni di essere in aula a tutti quegli insegnamenti laboratoriali, legati al saper fare e che traggono non solo beneficio, ma una necessità imprescindibile dalla presenza in aula. Lasceremo in digitale parte di quelle lezioni teoriche che possono essere realizzate in maniera proficua anche da remoto.

Come cambiano le opportunità professionali per i numerosi studenti costretti a confrontarsi con questa emergenza?

È evidente che il mondo del lavoro sta attraversando un cambiamento di proporzioni epocali, per cui tantissime professioni ormai si fanno in smart working e molte aziende non torneranno più come prima. Quindi anche le competenze che andranno formate dovranno tenere conto di questo e del fatto che lo smart working prenderà sempre più piede anche nelle professioni più creative, basti pensare alle redazioni giornalistiche.

Il cinema è uno dei settori maggiormente colpiti, quali sono le aspettative per la sua ripresa?

Si dice che il 15 giugno le sale riapriranno e sono molto curioso di vedere quello che succederà. Al momento mi risulta che non ci siano programmazioni e che molte persone, frequentatrici delle sale, non abbiano poi tanta voglia di rientrarci in condizioni non ancora di sicurezza garantita.

Bisognerà passare dalla formula aut-aut, o la sala o la piattaforma on-demand, alla logica dell’et-et, sia la sala sia la piattaforma, concentrando processi di comunicazione e promozione che favoriscano la fortuna di un film ovunque sia possibile, per lo spettatore, vederlo e apprezzarlo.

Quale può essere la soluzione per incentivare ad andare nelle sale cinematografiche?

Non ci si può limitare a fare una difesa a oltranza della sala cinematografica vedendola come alternativa a tutte le altre forme di fruizione. Questo è il passato.

Bisogna lavorare su forme integrate che educhino gli utenti a comprendere che certi film non ha senso vederli sulle piattaforme, ma per goderne appieno la potenza emozionale vanno visti in sala, mentre altri possono essere visti benissimo su una piattaforma, sul televisore di casa, sul computer perché hanno un impianto visivo, fotografico, illuministico e cromatico meno rilevante. Bisogna passare alla logica della compresenza invece che alla logica dell’alternanza.

Milano come ne esce dall’emergenza Covid, anche dal punto di vista universitario?

Milano è stata fortemente colpita da questa esperienza, come un po’ tutta la Lombardia, e rimarrà uno dei grandi misteri del Covid-19. Bisognerà fare un’analisi più seria sulla gestione delle strutture sanitarie, perché la città ha pagato un prezzo altissimo.

Milano è una città con 220.000 studenti ed è la più grossa realtà universitaria italiana con una presenza di fuori sede e di stranieri altissima in molti atenei, che ne pagheranno le conseguenze.

Alla Iulm abbiamo garantito, anche per il prossimo anno accademico, che tutte le nostre lezioni saranno trasmesse in streaming per permettere di seguirle a distanza e venire nel nostro campus da marzo 2021. Questo per non perdere l’idea di Milano come città universitaria, plurilinguistica, pluriculturale che abbiamo costruito con grande impegno e virtuosità negli ultimi anni.

Il settore pubblico dovrebbe fare uno sforzo per mantenere questa identità di città giovane, universitaria perché gli studenti danno respiro all’economia stessa. Non solo per gli affitti ma anche perché sono forti compratori di aperitivi, serate, di shopping, cinema e teatro. Hanno fame di vita e l’idea che la metà di questi ragazzi possa non tornare più è una catastrofe

Un discorso di comunicazione quindi…

C’è tutto un tema di comunicazione della città e di rilancio di Milano, ma ho un po’ l’impressione che durante questo periodo ci siano due settori che importano poco a chi ha la responsabilità di gestire le istituzioni pubbliche, che sono la comunicazione e la scuola.

Il problema è di rilanciare una comunicazione forte su Milano e sulla Lombardia facendo capire che la città è stata sì segnata, ma ha reagito con grande dignità, con consapevolezza e serietà e che Milano continua a essere oggi una città aperta.

Un augurio al mondo studentesco e a quello del cinema italiano…

L’augurio è di crederci, di non mollare, di sapere che il mondo non finisce così. Non dobbiamo dimenticare mai una frase di quel grande scienziato che era Charles Darwin che diceva che: «Alla fine la specie che sopravvive non è la più forte, non è la più intelligente ma è quella che si adatta meglio al cambiamento». L’augurio è di saper gestire noi stessi, adattandoci al cambiamento e rispondendo in modo positivo alle sfide che il cambiamento ci porta.

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