L’eredità di Dino Buzzati

Dino Buzzati, Cimitero Monumentale

Tra le pagine dello scrittore milanese Dino Buzzati convivono brani fantastici e luoghi realmente esistenti in modo inatteso e spesso sorprendente. Delineiamo un itinerario tra le vie e le piazze della città sulle orme dell’eclettico autore.

di Alessandra Cioccarelli | 30 aprile 2021

Nato in provincia di Belluno, Dino Buzzati giunse a Milano ancora in fasce e ne diventò un fedele abitante, nonché appassionato narratore e cronista. Nel capoluogo meneghino si dispiegò l’eclettico ingegno di Buzzati che, oltre ad essere stato uno degli autori più importanti della letteratura italiana del Novecento, fu giornalista di primo piano nonché artista figurativo d’avanguardia. Tante sono le pagine e le dediche che lo scrittore fece alla città e molti sono ancora oggi i luoghi impregnati dalla sua fervida memoria.

Dino Buzzati

Ecco allora un piccolo itinerario per ripercorrere i luoghi più importanti e frequentati da Dino Buzzati. Un’occasione per rileggere alcuni degli omaggi rilasciati dalla penna di questo brillante scrittore.

Via San Marco e Solferino: casa, scuola e lavoro

Una passeggiata sulle orme di Dino Buzzati non può che cominciare da via San Marco. Fu proprio qui che al civico 12 Dino trascorse i primi tredici anni della sua vita. L’appartamento, situato al primo piano e illuminato a gas, con i suoi angoli ombrosi, fu tra le prime fonti d’ispirazione della sua narrativa fantastica. Dopo un periodo in piazza Castello e in via Donizetti, Dino Buzzati tornò ad abitare, trasferendosi in via Fatebenefratelli, nel quartiere d’origine – a cavallo tra Brera e Moscova – dove frequentò il liceo Parini. Sono questi gli anni in cui l’autore perfezionò il suo stile, a volte molto apprezzato e talora non compreso dai suoi professori. In Solferino iniziò la collaborazione con il Corriere della Sera, dove lavorò dal 1940 al 1970, raccontando i lati più torbidi e licenziosi di Milano con un’ironia dalle venature talora ciniche.

Nel cuore di Porta Venezia: tra cronaca nera e grandi romanzi

Tra i quartieri più vissuti ed esplorati da Dino Buzzati vi è poi certamente il quartiere di Porta Venezia. Dopo alcuni anni in un piccolo appartamento vicino alla sede del Corriere, il talentuoso giornalista si trasferì in viale Majno 29 dedicandosi all’attività di scrittore. Nello studiolo di questa abitazione verranno partoriti i suoi romanzi Barnabò delle Montagne (1933) e Un Amore (1963).

Buzzati non trascurò la sua attività di cronista e nel 1946 scrisse un articolo dal titolo Un’ombra gira tra noi passato alla storia. Con una cronaca attenta Dino Buzzati raccontò l’efferato omicidio a colpi di spranga compiuto da Rina Fort al n.40 di via San Gregorio contro la moglie del suo amante e i tre piccoli figli. Il celebre articolo compare ne La Nera, un cofanetto edito nel 2002 da Mondadori, che raccoglie gli articoli di cronaca pubblicati da Buzzati sul “Corriere della Sera” nella sua lunga carriera di giornalista.

Tra via Velasca 25 e il palco della Scala

Via Velasca, ritratta nel Poema a fumetti del 1969 è invece l’ambientazione privilegiata per l’amore nascosto e scandaloso narrato dal romanzo Un amore (ideato nel 1959 e pubblicato nel 1963). È al civico 25 di via Velasca prende avvio l’inseguimento emotivo tra il borghese Antonio Dorigo e la danzatrice e prostituta Adelaide. Antonio, protagonista del libro, attraversa il centro di Milano riservando all’illustre Teatro milanese speciali menzioni. Il teatro diviene un suggestivo e silente scenario della Milano degli anni Sessanta, in pieno sviluppo industriale e capofila del benessere consumistico, ma anche città da sempre affezionata all’arte.

Dino Buzzati, Torre Velasca

Dino Buzzati e la Milano scomparsa di Corso Garibaldi

Tra le pagine di Dino Buzzati affiorano echi e testimonianze di una Milano ormai estinta. È il caso del vicolo del Fossetto, luogo iconico per lo scrittore, una via intensamente vissuta specialmente nel suo romanzo Un Amore. Presso gli odierni civici 72 e 73 di Corso Garibaldi, dove oggi troviamo un passaggio sormontato da un arco, i protagonisti del libro vivevano una città fatta di fitte case ravvicinate, quasi addossate tra cumuli e tetto. Tra queste vie, lontane dalle zone più borghesi, lo stile narrativo di Buzzati assume un tono più incalzante e meno poetico, ma capace di raccontare la voce più animata e popolare di una città antica.

Appuntamento romantico… Al Cimitero Monumentale

Buzzati aveva una passione speciale per il cimitero Monumentale. Nel tempo libero amava passeggiare in questa galleria a cielo aperto e fu proprio qui che portò la futura moglie Almerina al primo appuntamento, per una passeggiata romantica tra sculture e cripte.

Qui stanno dormendo, si può dire gomito a gomito, i grandi della Milano industriale, i potenti i temuti i leggendari gli infaticabili che tutte le mattine dell’anno alle sette precise davano l’esempio, e adesso dormono finalmente”.

Alcune curiosità su Dino Buzzati

Quando Buzzati era in cerca di idee per scrivere un articolo, si faceva portare in auto nella zona di via Melchiorre Gioia, lungo il Naviglio Martesana fino alla Cassina de’ Pomm, per cui provava un grande amore. Giunto lì, si allontanava in solitaria. Rientrato a casa, scriveva il pezzo e lo dettava al telefono tutto d’un fiato.

Dino Buzzati, Naviglio Martesana villa De Ponti, foto Giorgio Toscani
Naviglio Martesana, Villa De Ponti. Foto di Giorgio Toscani

Buzzati era anche un buongustaio e il suo ristorante preferito era “Alla collina pistoiese” dove era solito sedersi nell’angolo sotto la finestra.

Inventore di atmosfere sospese, destini misteriosi e di capolavori struggenti come Il deserto dei Tartari, Dino Buzzati fu anche un brillante artista autodidatta e un abile illustratore. Tra le sue creazioni più felici c’è uno splendido olio su tela del 1957 dedicato al Duomo di Milano. La cattedrale meneghina e l’area circostante vengono trasfigurati in un fantasioso paesaggio alpino. Ed ecco che la solida facciata marmorea, le svettanti guglie e i finestroni del Duomo diventano le pareti rocciose, i pinnacoli, le profonde cavità di una montagna, mentre gli edifici assumono contorni rupestri. La piazza centrale, liberata di macchine, ciclisti o fashion addicted, diventa una prateria d’alta quota dove minuscoli contadini ammucchiano covoni di fieno.

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