Eterna Alda Merini

alda-merini-poetessa-milano-foto-giuliano-grittini

Audaci, provocatori, romantici, visionari… I versi di Alda Merini hanno scosso e continuano a scuotere le menti e cuori di tanti lettori. Vi sveliamo qui un piccolo itinerario turistico poetico, tutto milanese, in compagnia della poetessa dei Navigli.

di Alessandra Cioccarelli | 21 aprile 2021

“Sono nata a Milano il 21 marzo 1931, a casa mia, in via Mangone, a Porta Genova: era una zona nuova ai tempi, di mezze persone, alcune un po’ eleganti altre no. Poi la mia casa è stata distrutta dalle bombe…”

Alda Merini, foto di Giuliano Grittini
Alda Merini, foto di Giuliano Grittini

Comincia così l’autobiografia della poetessa Alda Merini (1931- 2009) in cui racconta alla giornalista Cristiani Ceci nell’autunno del 2004 alcune delle più dolorose pagine della sua vita. La guerra, la fame, la reclusione in un ospedale psichiatrico (il Paolo Pini di Milano), ma anche il secondo matrimonio con il medico e poeta tarantino, il trasferimento in Puglia e il rientro a Milano qualche anno più tardi. Una volta tornata a Milano, la poetessa inizia il momento più sereno della sua vita e dagli anni ‘90 i suoi scritti raggiungono una sempre maggiore popolarità.

Milano non ha dimenticato la generosa e fertile eredità lasciata da Alda Merini, intitolandole il ponte sul Naviglio Grande poco distante dalla sua abitazione, al civico 47 di Ripa di Porta Ticinese. L’ itinerario che segue ci conduce alla scoperta di una delle voci più intense della letteratura novecentesca, attraverso i luoghi dove grande è l’eco di una donna e scrittrice, non a caso soprannominata la poetessa dei Navigli.

C’era una volta il bar Chimera…

La passeggiata non può che prendere il via da quelle “due sponde che non si risolvono (insoluta io stessa per la vita), come le rive del Naviglio” – da Il Gobbo (1948), la 1°poesia data alle stampe dalla giovanissima poetessa. Qui Alda Merini era solita passeggiare sempre scortata da un fedele pacchetto di sigarette. E camminando al seguito della prolifica e spesso scomoda narratrice approdiamo al bar Chimera. Era questo il nome del caffè-libreria situato un tempo in via Cicco Simonetta, dove Alda Merini sostava volentieri per scrivere le sue poesie. Non sono poche le poesie e gli scritti nati tra la fine degli anni Ottanta e primi Novanta concepiti presso uno dei tavolini di questo bar e che le valsero nel 1992 il Premio Librex Montale per la Poesia.

navigli-milano-tour-alda-merini

Un salto in libreria

C’è una bella e celebre foto che ritrae la poetessa Alda Merini negli ultimi anni della sua intensa vita davanti a una vetrina della libreria Il Libraccio. Vale la pena entrare nella popolare libreria di libri nuovi e usati, punto di riferimento del quartiere da più di trent’anni, proprio per sfogliare e acquistare qualche preziosa raccolta o volume della scrittrice, come Delirio amoroso, L’altra verità. Diario di una diversa o Vuoto d’amore. O ancora, per rivivere Milano con gli occhi della poetessa, una felice scelta potrebbe essere Canto Milano, prezioso omaggio in prosa e poesia alla città. Alda Merini ricorda la Milano dell’infanzia e della giovinezza tra quartieri popolari, osterie, barboni e artiste, e racconta dei cinema, delle librerie, delle sorelle Fontana, del prete esorcista Ratanat e del suo profondo legame con la città.

“È bellissimo tornare a Milano, di notte. Si potrebbe lasciarla per sempre solo per andare in Paradiso. Ma forse desidererei, anche da lì, la mia casa.”

Santa Maria delle Grazie e la casa di ringhiera

A una manciata di passi dal Libraccio, l’itinerario prosegue alla volta della chiesa di Santa Maria delle Grazie al Naviglio. Fu questa la chiesa che il 9 agosto 1954 vide le nozze della ventiduenne Alda Merini con Ettore Carniti, proprietario di alcuni forni del quartiere. Con Ettore, uomo geloso e al contempo pare piuttosto infedele, la Merini ebbe le quattro figlie Emanuela, Barbara, Flavia e Simona.

Attraversando il ponte intitolato ad Alda Merini, si giunge quindi sulla sponda opposta della chiesa, dove è adagiata la casa di ringhiera, al civico 47 di Ripa di Porta Ticinese, in cui la poetessa viveva in affitto (una targa ne ricorda il valore memoriale, ma gli interni non sono visitabili). Un luogo modesto e di ridotte dimensioni, ma abitato da cumuli di oggetti di ogni foggia. “Il disordine mi è necessario. Nessun poeta – scriveva la poetessa – può creare nell’ordine e la sua casa è il covo immaginifico”.

Una nuova casa per Alda Merini

La casa di Alda Merini, come la sua voce poetica, è sopravvissuta al tempo… Ma ha traslocato. Dopo la scomparsa della poetessa, il primo novembre 2009, l’appartamento di Ripa di Porta Ticinese è stato infatti smantellato e trasferito poco vicino. Oggi ospita la nuova casa di Alda Merini il 2°piano di via Magolfa 32, un’ex tabaccheria comunale. Inserito nel 2018 nel catalogo dei Musei d’Italia, Spazio Alda Merini – Casa delle Arti ospita alcuni dei frammenti più significativi del tessuto esistenziale della poetessa milanese. Dall’instancabile e adorata macchina da scrivere, al pianoforte dove suonava romanze d’amore a Pierri, fino alle pareti dove la poetessa appuntava con il rossetto i numeri di telefono degli amici o abbozzava scarabocchi di ogni sorta.

casa museo alda merini, milano - stanza
Spazio Alda Merini – Casa delle Arti

Carichi di memoria sono i due pannelli del famoso “muro degli angeli”, parete originariamente sita dietro il letto dell’artista, con gli appunti a penna e a rossetto, disegni e caricature apposte dai suoi amici. Un microcosmo, denso di storie e memorie, impreziosito non solo dai mobili e dai tanti oggetti autentici, ma anche dagli intensi scatti d Giuliano Grittini, fotografo personale della scrittrice.

Lo spazio, aperto ai visitatori per visite guidate, reading e iniziative culturali, è stato gestito dal 2014 al 2020 da La Casa delle Artiste, associazione culturale impegnata in un fertile lavoro di propagazione dell’arte e dell’opera di Alda Merini. Dal 2021 è gestito dall’ATS, composta da associazioni dal nome Le Api Furibonde.

A tutte le donne, Alda Merini

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d’amore.

Alda Merini, foto di Giuliano Grittini
Alda Merini, foto di Giuliano Grittini

Le 4 figlie in memoria della madre hanno creato un website sito dove le rendono omaggio.

In apertura, foto di Giuliano Grittini.

Commenti

commenti

Comments are closed.