DI Marco Torcasio, foto di James Hill
17 November 2021
Sono nata a Londra e cresciuta a Bruxelles fino ai 17 anni. Per riscoprire le mie radici ho studiato in parte in Italia, laureandomi in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali a Milano con programma di scambio con la London School of Economics, ma dopo la tesi ho ripreso il volo verso Londra. Mi è si è presentata l’opportunità – che ho subito colto – di andare a lavorare a NY, ma non sapevo ancora di voler fare la fotografa. Per circa un anno e mezzo ho lavorato nel cinema e nella produzione, prima di advertising e poi di film indipendenti, ma grazie alle foto backstage realizzate nel frattempo son stata selezionata dall’ International Center of Photography e lì ho capito cosa avrei voluto davvero fare nella vita. Era il 1999.
In particolare sull’analisi del rapporto tra il viaggiatore e l’ambiente che lo circonda, dando vita a una narrazione poetica per immagini di luoghi a me estranei, ma carichi di stratificazioni simboliche e ricchi di implicazioni storico-culturali e geopolitiche. Ne è un esempio il progetto “Displacement - Beyond the Oil Route” esposto in mostra al Museo di Arte Moderna di Mosca (MMoMA) nel 2011 e poi diventato anche libro fotografico pubblicato da Moleskine. Ma anche “TheYokohamaProject 1867-2017” presentato a Kyotographie in Giappone e poi esposto in diverse sedi internazionali.
È una costante. Anche quando apparentemente lo spazio prende il sopravvento sulla figura umana che diventa una mera pedina in bilico nei processi di trasformazione del territorio. Il mio ultimo progetto “The Thin Line” documenta il viaggio lungo 4000 km compiuto attraverso autostrade, strade provinciali, foreste, parchi, fiumi e “oasi naturali” della penisola, dall’estremo nord del Friuli Venezia Giulia fino al sud di Mazara del Vallo. Scopo del viaggio è l’esplorazione visiva del “gasdotto invisibile” che si appresta a rifornire la penisola dell’energia verde derivata dall’idrogeno. Quando si documentano simili realtà, di norma, la fotografia diventa un atto di denuncia. Qui è avvenuto il contrario: è la gente stessa a spiegare il rispetto che c’è stato nell’opera di scavi e riforestazione, e i benefici ottenuti dal territorio, in termini di lavori di riqualificazione ambientale, al passaggio della rete. La componente umana è quindi sempre presente anche quando invisibile. Galleria Priesnig, infrastruttura per l’importazione di gas dalla Russia © Giada Ripa
La mostra, curata e allestita da un team coordinato da Pippo Ciorra con la collaborazione di Luca Di Lorenzo Latini, sarà esposta presso Fabbrica Sassetti, dal 9 novembre al 5 dicembre. Il progetto è accompagnato da uno splendido libro d’artista pubblicato da 5 Continents Editions.
La mostra comprende circa 25 lavori di grande formato più un ampio corredo di materiali documentari, video, mappe, testi. Gran parte dei grandi lavori fotografici sono “sospesi” nello spazio principale al “piano nobile” del vecchio edificio industriale, creando una condizione di “contrasto armonico” col carattere “delabré” dello spazio. Al piano di ingresso si trova un video documentario che riassume l’intero progetto, insieme ad altri materiali che contribuiscono a ricostruire l’atmosfera dei luoghi e degli incontri. Nei dintorni di Carnia (Udine), vista del fiume Fella verso il confine austriaco ( Friuli) © Giada Ripa
Uno sguardo su un’Italia ancora inedita, fatta di realtà uniche, oasi nascoste, terre dimenticate, e allo stesso tempo ricca di storie infinite, realtà linguistiche e culturali che da nord a sud continuano a sorprendere per la loro diversità. Ma soprattutto l’intensità del rapporto sociologico, culturale e biologico tra l’uomo e il suo territorio e del senso reale di appartenenza e consapevolezza del luogo che si abita. Parco dei Nebrodi © Giada Ripa
Intervista a Giada Ripa pubblicata su Club Milano 61, Speciale 10 anni, seconda parte 2016-2020. Clicca qui per sfogliare il magazine.